L’attesa testimonianza di Sam Altman nel processo contro di lui

Elon Musk lo accusa di aver tradito la missione non profit di OpenAI; lui lo ha descritto come un maniaco del controllo

Sam Altman (a sinistra) e il presidente di OpenAI Greg Brockman arrivano al tribunale di Oakland, 30 aprile 2026 (AP/Godofredo A. Vásquez)
Sam Altman (a sinistra) e il presidente di OpenAI Greg Brockman arrivano al tribunale di Oakland, 30 aprile 2026 (AP/Godofredo A. Vásquez)
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Martedì l’amministratore delegato (CEO) di OpenAI Sam Altman ha testimoniato per la prima volta nel processo più importante degli ultimi tempi nel settore delle intelligenze artificiali: quello in cui Elon Musk, uomo più ricco al mondo e tra i fondatori dell’azienda che dirige, lo accusa di avere approfittato dei suoi investimenti e di non aver mantenuto la promessa di gestire la società come una non profit.

Nel 2015 Altman coinvolse Musk nella fondazione di OpenAI, pensata come un’organizzazione non profit dedicata allo sviluppo di un’intelligenza artificiale aperta e accessibile a tutti. Musk investì milioni di dollari nella startup, ma nel 2018 cominciò a scontrarsi con Altman su alcuni punti, in particolare uno: la proposta di fondere OpenAI con Tesla, la sua azienda di automobili elettriche, per renderla competitiva nei confronti di Google, che stava lavorando ai propri modelli di intelligenza artificiale. Altman e altri dirigenti rifiutarono per preservare l’autonomia dell’azienda, Musk abbandonò OpenAI e interruppe i finanziamenti.

A quel punto Altman cambiò la struttura dell’azienda, che diventò “a profitto limitato” pur mantenendo una fondazione non profit al vertice. Grazie a questa riorganizzazione poté ricevere nuovi finanziamenti: i più consistenti arrivarono da Microsoft, che nel complesso investì circa 13 miliardi di dollari.

Nel 2024 Musk fece causa ad Altman e al presidente di OpenAI Greg Brockman, accusandoli di aver abbandonato il progetto originario di un’azienda senza scopo di lucro: i suoi avvocati hanno chiesto 134 miliardi di dollari di risarcimento a OpenAI e Microsoft, sostenendo che il denaro dovrebbe tornare alla fondazione non profit dopo una riorganizzazione dell’azienda secondo gli obiettivi iniziali.

Altman è stato interrogato per più di due ore, prima dal suo avvocato William Savitt e successivamente Steven Molo, che invece rappresenta Musk. Ha respinto l’accusa di Musk secondo cui avrebbe indebitamente sottratto fondi a «un ente di beneficenza», e ha sostenuto di aver creato «la più grande, o comunque una delle più grandi, organizzazioni benefiche al mondo».

Altman si è soffermato molto sul periodo in cui Musk fu coinvolto in OpenAI, tra il 2015 e il 2018, descrivendolo come un imprenditore imprevedibile e invasivo che fiaccava il morale dei dipendenti con richieste aggressive e contrarie alla cultura aziendale di OpenAI.

Tra le altre cose, stando alle parole di Altman, nel 2017 Musk chiese ad alcuni dirigenti di preparare una lista dei migliori ricercatori di OpenAI, in modo tale da tagliare «con una motosega» quelli meno qualificati. Altman ha detto anche che lo stesso Musk pianificò più volte di modificare l’assetto di OpenAI per renderla un’azienda con scopo di lucro, e che fece di tutto per assicurarsi di controllarla attraverso la fusione con Tesla. In un’occasione che Altman ha definito «particolarmente inquietante», Musk avrebbe anche suggerito che, dopo la sua morte, l’azienda sarebbe dovuta passare ai suoi figli.

Nel controinterrogatorio Molo, l’avvocato di Musk, ha cercato più che altro di mettere in discussione la credibilità di Altman. Si è concentrato soprattutto sul periodo in cui Altman fu brevemente estromesso dal ruolo di CEO, nel 2023; sulle dichiarazioni di alcuni ex dirigenti di OpenAI che hanno già testimoniato durante il processo, e che hanno descritto Altman come una persona tendenzialmente inaffidabile; e sui conflitti di interessi che potrebbero derivare dal suo doppio ruolo di amministratore delegato e membro del consiglio d’amministrazione di OpenAI.

Molo ha citato anche i rapporti di OpenAI con società in cui Altman detiene una partecipazione finanziaria, tra cui il servizio di pagamenti online Stripe, la startup di chip Cerebras e l’azienda di ricerca sulla fusione nucleare Helion, di cui era stato, fino a poco tempo fa, presidente del consiglio di amministrazione. Le risposte di Altman sono state molto concise: nella quasi totalità dei casi ha contestato le ricostruzioni di Molo, e ha detto di non ricordare precisamente alcuni dettagli.

Il processo potrebbe avere profonde conseguenze, sia nel caso di una vittoria di Musk (per quanto data come poco probabile), sia se a prevalere saranno le posizioni di OpenAI. Si concluderà giovedì, con le arringhe finali. Dopodiché una giuria popolare composta da nove persone delibererà sulla responsabilità di Altman e Brockman. La decisione finale spetterà alla giudice Yvonne Gonzalez Rogers, la stessa che aveva gestito il processo molto seguito tra Epic Games e Apple per il modo in cui quest’ultima imponeva commissioni tramite il proprio App Store.