I paesi arabi del Golfo non si sono solo difesi
Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno segretamente attaccato l'Iran durante la guerra: lo scrivono alcuni media internazionali

Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno condotto attacchi sull’Iran durante la guerra in Medio Oriente: lo dicono due articoli del Wall Street Journal e di Reuters, che citano fonti a conoscenza delle operazioni. I due paesi del Golfo non hanno mai riconosciuto di aver fatto attacchi, ma hanno più volte ribadito il loro diritto a difendersi dopo essere stati oggetto di lanci di missili e droni da parte del regime iraniano, che li colpiva come ritorsione ai bombardamenti di Stati Uniti e Israele.
Gli attacchi sono rilevanti perché proverebbero un coinvolgimento diretto dei due paesi nella guerra, e potrebbero avere ripercussioni nel caso il cessate il fuoco fra Stati Uniti, Israele e Iran dovesse interrompersi, facendo ripartire le azioni militari.

Il ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan Al-Saud durante un incontro a Riyad, il 19 marzo 2026 (AP Photo/Baraa Anwer)
Il Wall Street Journal scrive che gli attacchi degli Emirati Arabi Uniti sono avvenuti nei primi giorni di aprile e il più importante l’8 aprile, poche ore prima dell’entrata in vigore del cessate il fuoco. Jet da guerra emiratini hanno bombardato una raffineria iraniana sull’isola di Lavan, nel golfo Persico, causando un grosso incendio e molti danni, che renderanno inutilizzabile l’impianto nei prossimi mesi. Allora l’Iran aveva denunciato un «attacco nemico» e aveva lanciato missili e droni verso gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait in risposta.
Il regime iraniano ha accusato più volte gli Emirati di aver preso parte attivamente alla guerra. Ipotesi di operazioni emiratine circolavano da metà marzo, quando furono ripresi e fotografati nei cieli iraniani jet Mirage, di fabbricazione francese, e droni cinesi Wing Loong, entrambi in dotazione all’esercito del paese.
Gli Emirati Arabi Uniti sono stati il paese più attaccato dall’Iran durante la guerra in Medio Oriente (anche per ragioni geografiche, sono fra i più vicini): l’Iran ha lanciato verso il loro territorio più di 2.800 fra missili e droni, un numero superiore anche a quello indirizzato contro Israele. Gli attacchi hanno causato danni fisici e danni di immagine che potrebbero durare e condizionare il traffico aereo, il turismo e il mercato immobiliare degli Emirati. In uno degli attacchi è stato colpito il maggiore impianto di estrazione di gas naturale del paese, della Adnoc Gas, che avrà bisogno di due anni per tornare a pieno regime.

L’incendio dopo un attacco iraniano a un deposito di carburante vicino all’aeroporto internazionale di Dubai, il 16 marzo 2026 (AP Photo)
Nel corso della guerra gli Emirati Arabi Uniti sono diventati anche il paese del Golfo più apertamente ostile all’Iran: il governo ha chiuso scuole, circoli ed esercizi commerciali legati all’Iran, ha rifiutato visti e permessi di transito ai cittadini iraniani, ha sostenuto le risoluzioni statunitensi in sede ONU che chiedevano di riaprire con la forza lo stretto di Hormuz.
L’esercito emiratino dispone di un’aviazione piuttosto efficiente e avanzata, con jet Mirage, F-16, aerei per il rifornimento in volo e droni di sorveglianza. Secondo l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee durante la guerra avrebbe anche ricevuto da Israele una batteria del sistema antimissilistico Iron Dome. È la prima volta che questo sistema viene fornito a un paese che non siano gli Stati Uniti. Huckabee ha definito i rapporti fra Emirati Arabi Uniti e Israele «straordinari» dopo la firma degli Accordi di Abramo nel 2020: furono il primo paese arabo del Golfo a normalizzare i rapporti con Israele.

L’hotel Address Creek Harbour di Dubai, colpito il 12 marzo 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)
Secondo Reuters gli attacchi dell’Arabia Saudita contro l’Iran sono invece avvenuti intorno alla fine di marzo: sarebbero stati numerosi, in risposta diretta ai lanci di droni e missili iraniani verso il suo territorio. Anche in questo caso sarebbero avvenuti con bombardamenti aerei, favoriti dalla distruzione della contraerea iraniana.
L’Arabia Saudita non li ha mai riconosciuti, ritenendo che un ingresso ufficiale nella guerra avrebbe causato una dura reazione da parte dell’Iran, in grado di distruggere impianti petroliferi e di desalinizzazione sulla costa orientale e di mettere in pericolo il futuro economico del paese.
Ha invece mantenuto contatti diplomatici con il regime iraniano, che si sono intensificati proprio dopo gli attacchi sauditi in risposta a quelli iraniani. I due paesi alla fine di marzo si sarebbero quindi accordati per una cosiddetta “de-escalation”, cioè una riduzione dell’intensità delle operazioni militari. Secondo i dati di Reuters si è passati da 105 lanci di droni e missili iraniani verso l’Arabia Saudita nella settimana del 25-31 marzo a 25 in quella successiva. Oggi l’Arabia Saudita, al contrario degli Emirati, sostiene con decisione una soluzione negoziale della guerra, e ha partecipato alle trattative per il cessate il fuoco.



