Un tribunale danese ha dato ragione a una donna groenlandese a cui era stata portata via una figlia per un criticato test psicometrico

La bandiera groenlandese (a sinistra) e quella danese (EPA/Bo Amstrup)
La bandiera groenlandese (a sinistra) e quella danese (EPA/Bo Amstrup)

Un tribunale danese ha dichiarato illegale l’allontanamento da parte delle autorità danesi di una madre groenlandese da sua figlia nata poche ore prima per via del risultato di un test di competenza genitoriale, usato dai servizi sociali danesi ma molto criticato perché considerato discriminatorio contro le persone groenlandesi. Il caso riguarda una donna chiamata Keira Alexandra Kronvold, risale al 2024 e ha causato molte proteste in Danimarca e Groenlandia. In seguito a questo e ad altri scandali, l’anno scorso il governo danese ha vietato di sottoporre persone groenlandesi al test. La sentenza in favore di Kronvold non implica però che sarà ricongiunta con sua figlia.

Secondo il tribunale danese le autorità hanno violato la Convenzione sui popoli indigeni e tribali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (un’agenzia dell’ONU). La Groenlandia è oggi un territorio semi-indipendente della Danimarca, che la governò per secoli come una colonia, fra le altre cose violando sistematicamente i diritti riproduttivi delle donne e delle madri groenlandesi.

Il test a cui era stata sottoposta la donna è chiamato “esame delle competenze genitoriali” e viene usato dai servizi sociali danesi nei casi in cui ritengono che un bambino sia a rischio di maltrattamenti o trascuratezza. Chi lo critica dice che non prende in sufficiente considerazione le differenze culturali fra la popolazione danese e le minoranze, a partire dal fatto che si svolge unicamente in lingua danese, senza la possibilità di avere un interprete per chi lo parla poco o non come prima lingua, come molte persone groenlandesi. Ora la figlia di Kronvold ha 18 mesi e vive con una famiglia affidataria danese.