Decine di persone sono state uccise in due attacchi nel Mali centrale, i più gravi dall’attacco coordinato del 25 aprile

Assimi Goïta, il leader della giunta militare maliana, durante i funerali del ministro della Difesa Sadio Camara a Bamako, 30 aprile 2026 (EPA/HADAMA DIAKITE via ANSA)
Assimi Goïta, il leader della giunta militare maliana, durante i funerali del ministro della Difesa Sadio Camara a Bamako, 30 aprile 2026 (EPA/HADAMA DIAKITE via ANSA)

Mercoledì sera un gruppo di uomini armati ha attaccato due centri abitati nella regione di Mopti, nella parte centrale del Mali, uccidendo decine di persone, compresi civili. Gli attacchi sono stati rivendicati dal Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), il gruppo associato ad al Qaida che lo scorso 25 aprile aveva compiuto attacchi coordinati in diverse aree del Mali assieme al Fronte per la liberazione dell’Azawad (FLA), un’organizzazione separatista composta principalmente da persone di etnia tuareg.

Al momento non è chiaro quante siano le persone uccise. Secondo fonti di sicurezza sentite da Agence France-Presse sarebbero almeno 30; tre persone che hanno parlato con Reuters hanno detto che sono una cinquantina. Sono i più gravi dall’attacco coordinato di due settimane fa.

In Mali l’insorgenza di gruppi jihadisti (e dei ribelli indipendentisti loro alleati) va avanti da mesi. Si è intensificata nelle ultime settimane, quando JNIM e FLA sono riusciti a prendere il controllo di varie città, inclusa Kidal, abbandonata dai russi. Vogliono prendere il controllo del paese e stanno assediando la capitale Bamako. Il 25 aprile ucciso in un attentato anche il ministro della Difesa Sadio Camara, della giunta militare che governa il Mali dal 2021 in modo autoritario.

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