Il cartello delle patatine
L'Antitrust ha scoperto accordi tra tre grossi produttori italiani per alterare la concorrenza e li ha multati per 23,2 milioni di euro

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, conosciuta anche come Antitrust, ha sanzionato Amica Chips, Pata e Preziosi Food, tre delle più importanti aziende italiane di snack salati, perché per anni hanno portato avanti accordi segreti tra loro, alterando così la concorrenza in una parte del mercato. La sanzione è stata di 8,2 milioni di euro per Amica Chips e 7,5 milioni di euro sia per Pata che per Preziosi Food.
In economia gli accordi di questo tipo, cioè fatti tra aziende dello stesso settore e finalizzati a limitare la concorrenza, si chiamano “cartelli”. In Italia sono vietati da una legge nazionale e dalle normative europee. L’Antitrust aveva iniziato a indagare sulle tre aziende nel settembre del 2024, dopo aver ricevuto una segnalazione anonima attraverso la piattaforma online di whistleblowing, cioè dedicata alla denuncia di presunti illeciti.
L’agenzia ha così scoperto che per diversi anni le tre aziende si erano spartite i supermercati da rifornire e si erano accordate per non farsi concorrenza a vicenda o sottrarsi reciprocamente contratti di fornitura. Le forniture in questione non riguardavano prodotti che le aziende vendevano con i rispettivi marchi, ma i cosiddetti “private label”, cioè prodotti (in questo caso patatine e altri snack salati) che i supermercati solitamente comprano dalle aziende facendole poi personalizzare con il proprio marchio.
Il primo accordo individuato dalle indagini dell’Antitrust risale al 2016 e fu fatto tra Pata e Amica Chips. Prevedeva che Pata presentasse al supermercato Lidl offerte meno vantaggiose rispetto ad Amica Chips, per permettere all’azienda concorrente di aggiudicarsi alcune commesse. Nel 2019 anche Preziosi Food entrò a far parte dell’accordo, dividendosi con Amica Chips i depositi di Lidl da rifornire: Amica Chips iniziò a occuparsi dei depositi del nord e centro Italia, lasciando a Preziosi Food quelli del sud.
Negli anni successivi questi accordi sono aumentati, estendendosi alle forniture anche di altri supermercati, discount e catene della grande distribuzione. Le tre aziende mantenevano gli equilibri concordati in diversi modi. Quando per esempio alcune catene di supermercati bandivano gare per le forniture, le aziende non presentavano offerte o formulavano proposte meno vantaggiose rispetto alla parte che, secondo gli accordi, avrebbe dovuto vincere. Si chiamano “offerte di comodo”, e sono una pratica illecita usata in diversi settori (anche negli appalti pubblici) per simulare una finta concorrenza.
Quando invece le aziende venivano contattate direttamente dai clienti, rispondevano di non avere la disponibilità per fornire i prodotti richiesti, dicendo per esempio di avere una capacità produttiva troppo limitata.
Terminata la fase di indagine, l’Antitrust ha contestato a Pata, Amica Chips e Preziosi Food la violazione del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, che tra le altre cose vieta gli accordi tra imprese che restringono o falsano la concorrenza nel mercato interno. Le tre aziende e l’autorità hanno deciso di risolvere la controversia con una transazione, cioè un accordo per evitare di finire a processo, in base alla quale le aziende hanno dovuto riconoscere la propria responsabilità e dovranno pagare una sanzione.
Le sanzioni per ciascuna azienda sono state poi abbassate rispetto agli importi originali, grazie a una legge che prevede la riduzione delle sanzioni per le aziende che collaborano nelle indagini dell’Antitrust, ammettendo il proprio coinvolgimento in accordi illeciti o fornendo elementi di prova decisivi.
Più un’azienda viene considerata collaborativa, maggiore è lo sconto applicato. Nel calcolo poi vengono prese in considerazione anche alcune attenuanti, come l’adozione di alcune regole dell’Antitrust per evitare che si ripetano altri episodi simili. Per Pata la sanzione è passata da 18,8 a 7,5 milioni di euro, per Amica Chips da 13,7 milioni a 8,2 milioni e per Preziosi Food da 8,3 a 7,5 milioni di euro.



