La Cassazione ha confermato le condanne per i gestori e i proprietari della discoteca al centro della strage di Corinaldo

L'ingresso della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, 8 dicembre 2018 (ANSA/PASQUALE BOVE)
L'ingresso della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, 8 dicembre 2018 (ANSA/PASQUALE BOVE)

La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d’appello per i gestori e i proprietari della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, in provincia di Ancona, dove la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018 cinque adolescenti e una donna di 39 anni morirono nella calca che si era creata prima di un concerto del rapper Sfera Ebbasta. La Corte ha respinto o dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da sette imputati che avevano scelto il rito abbreviato e che nel luglio del 2025 erano stati condannati in appello a pene tra i 3 e i 5 anni per la carenza di sicurezza nel locale.

Le pene definitive per i reati di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro colposo sono di 4 anni di carcere per Letizia Micci e Mara Paialunga, le proprietarie della discoteca; 5 anni e un mese per Marco Cecchini, dj e gestore di fatto del locale; 3 anni e quattro mesi per Carlantonio Capone, suo socio; 4 anni per Alberto e Marco Micci, proprietari del locale; e 3 anni e otto mesi per Gianni Ermellini, responsabile della sicurezza.

In un altro filone delle indagini, nel 2020 sei ragazzi modenesi vennero condannati a pene comprese tra i 10 e i 12 anni per omicidio preterintenzionale: furono giudicati colpevoli di aver provocato il cedimento della balaustra all’ingresso della Lanterna Azzurra, utilizzando spray al peperoncino per derubare i presenti in attesa del concerto. Lo scorso luglio uno di loro, Andrea Cavallari, scappò dal carcere di Bologna dove era detenuto dopo aver ottenuto un permesso d’uscita per discutere la tesi di laurea: fu fermato in Spagna pochi giorni dopo e poi estradato in Italia.