Il governo statunitense ha approvato una vendita di armi da 8,6 miliardi di dollari ai paesi del Golfo e a Israele, aggirando il Congresso

Donald Trump e Marco Rubio a Washington a marzo del 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Donald Trump e Marco Rubio a Washington a marzo del 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Venerdì l’amministrazione statunitense di Donald Trump ha autorizzato vendite di armi ai paesi del Golfo Persico e a Israele per 8,6 miliardi di dollari. L’ha annunciato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha anche detto che gli accordi sono stati presi con una disposizione di emergenza, per via della situazione critica in Medio Oriente, e quindi aggirando la consueta revisione del Congresso.

Solitamente negli Stati Uniti quando un’amministrazione vuole vendere armi ad altri paesi deve notificarlo al Congresso e dargli il tempo eventualmente di votare per bloccare la vendita. Se il governo invoca una situazione di emergenza e l’interesse della sicurezza nazionale del paese però questo passaggio non è necessario. È la terza volta che accade negli Stati Uniti dall’inizio della guerra in Medio Oriente, ma non è una mossa senza precedenti: l’amministrazione di Joe Biden aveva fatto la stessa cosa per due volte per vendere armi a Israele durante la sua invasione della Striscia di Gaza.

La vendita approvata venerdì include l’invio di razzi e lanciarazzi a Israele, Qatar ed Emirati Arabi Uniti e attrezzature per la difesa aerea per Qatar e Kuwait. Secondo quanto riferito dal New York Times, il Qatar è il paese che da solo pagherebbe oltre 4 degli 8,6 miliardi di dollari. Sono tutti paesi che negli ultimi due mesi hanno consumato un’enorme quantità di armi, sistemi di difesa e munizioni nella guerra contro l’Iran. Non è chiaro quando queste armi verranno inviate in Medio Oriente, visto che anche gli Stati Uniti sono nella stessa situazione, e a produrre alcuni tipi di armi ci vogliono anni.

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