Cosa sappiamo dell’uomo che ha sparato il 25 aprile a Roma
Eitan Bondì fa parte di una comunità ebraica, a casa sua sono state trovate diverse armi e alcune bandiere di Israele

Mercoledì è stato arrestato Eitan Bondì, l’uomo di 21 anni che ha sparato contro due persone durante una manifestazione del 25 aprile a Roma. Ha usato una pistola ad aria compressa, e la manifestazione era al parco Schuster, accanto alla Basilica di San Paolo, nel quartiere Ostiense. Bondì ha confessato di essere stato lui a sparare ed è stato portato nel carcere romano di Regina Coeli con le accuse di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi.
Alla polizia Bondì ha detto di far parte della Brigata ebraica, l’associazione che si richiama al corpo militare che partecipò sia alla Liberazione italiana che alla costruzione di quello che sarebbe diventato lo stato di Israele. Ma l’associazione ha smentito che Bondì sia un loro iscritto. È stato invece accertato che facesse parte della comunità ebraica della sua zona: Bondì abita con la madre non lontano dal luogo dove ha sparato, tra viale Marconi e via Ostiense, nella zona sud di Roma.
Secondo quanto ricostruito da chi indaga, Bondì è iscritto alla facoltà di architettura, collabora con un’agenzia immobiliare e lavora come fattorino nel fine settimana. Non ha precedenti per reati violenti. È un appassionato di armi e frequenta il poligono di tiro. Martedì sera, prima del suo arresto, era stata perquisita casa sua e sono stati trovati coltelli, munizioni, due pistole vere (detenute con un porto d’armi per uso sportivo, che gli è stato ritirato) e alcune bandiere di Israele. Non è stata trovata, però, la pistola ad aria compressa usata il 25 aprile; Bondì ha detto di averla buttata via.
Gli investigatori sono risaliti a lui grazie ai video delle telecamere di sorveglianza. Una aveva ripreso un uomo su uno scooter Honda SH bianco fermarsi in via delle Sette Chiese, puntare una pistola contro i manifestanti e sparare a pochi metri di distanza, colpendo due persone, un uomo e una donna che indossavano al collo un fazzoletto dell’Associazione nazionale dei partigiani italiani (ANPI). I due non erano stati feriti in maniera grave ed erano stati medicati sul posto. A terra erano stati trovati alcuni pallini bianchi, proiettili di una pistola ad aria compressa.
Nei video delle telecamere si notava che l’uomo aveva con sé lo zaino di un’azienda che si occupa di consegne a domicilio. Attraverso le immagini, la polizia è risalita alla targa dello scooter e ne ha ricostruito gli spostamenti. Bondì era arrivato al parco Schuster da casa sua.
Dopo l’arresto di Bondì il presidente della comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha espresso «sgomento e indignazione» e ha detto di dissociarsi «da qualsiasi forma di violenza antidemocratica». Il direttore del museo della Brigata Ebraica di Milano, Davide Riccardo Romano, ha detto che Bondì non è tra i loro membri e ha definito «un oltraggio alla memoria» usare il loro nome per giustificare atti violenti.



