Mattarella ha chiesto chiarimenti al ministero della Giustizia sulla grazia a Nicole Minetti
Dopo che il Fatto Quotidiano aveva messo in dubbio alcuni fatti su cui si basava, tra cui l'adozione di un bambino in Uruguay

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al ministero della Giustizia di verificare se è vero quanto scritto in alcuni articoli, usciti in questi giorni sul Fatto Quotidiano, che mettono in dubbio i presupposti della grazia data a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia che ebbe un ruolo centrale nel cosiddetto “caso Ruby”, di cui fu protagonista Silvio Berlusconi.
Minetti, condannata in via definitiva per peculato e favoreggiamento della prostituzione, avrebbe dovuto scontare una pena di 3 anni e 11 mesi: a febbraio però era stata graziata da Mattarella per via delle «gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore», di cui non si sarebbe potuta prendere cura se avesse scontato la condanna. Inizialmente la notizia non era stata comunicata dalla presidenza della Repubblica per tutelare la privacy del minore, ma l’11 aprile era comunque stata resa nota (dalla trasmissione Mi manda Rai Tre e dal Fatto Quotidiano): a quel punto la presidenza della Repubblica aveva spiegato le motivazioni della scelta.
Le ricostruzioni uscite negli ultimi giorni sul Fatto sostengono che la domanda di grazia di Minetti si basasse su diversi elementi falsi. Il documento non è pubblico, ma il Fatto lo ha consultato e ne ha riferito il contenuto. Al suo interno si dice che da alcuni anni Minetti ha adottato insieme al suo compagno, Giuseppe Cipriani, un bambino uruguaiano che era stato abbandonato alla nascita e che non aveva familiari: secondo il Fatto invece i genitori del bambino erano vivi, e Minetti e Cipriani avrebbero fatto loro causa per ottenere la sospensione della responsabilità genitoriale e poi l’affidamento.
È la questione principale della vicenda e quella che ha motivato la richiesta di Mattarella al ministero della Giustizia.
La ricostruzione è stata fatta dal giornalista Thomas Mackinson, che ha consultato gli atti del tribunale uruguaiano di Maldonado, che si era occupato del caso. Secondo Mackinson il bambino sarebbe nato nel 2017 e l’anno dopo sarebbe stato affidato temporaneamente all’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay (INAU), perché la madre era povera e il padre era detenuto. Mackinson scrive che Minetti e Cipriani si erano trasferiti in Uruguay e avevano iniziato a donare soldi all’INAU, entrando poi in contatto anche con i bambini che ospitava.
Nel 2021 avrebbero portato il bambino negli Stati Uniti per alcune cure mediche, quando non lo avevano ancora adottato: non è chiaro come sia stato possibile. Sempre secondo il Fatto, Minetti, Cipriani e il bambino si erano poi trasferiti in Italia nel 2024. Il Fatto scrive che la madre biologica del bambino risulterebbe scomparsa dal 14 aprile scorso, mentre l’avvocata che la seguiva non sarebbe contattabile perché morta nel 2024 (in circostanze ancora da chiarire, e per cui in Uruguay è in corso un’inchiesta per omicidio).
La grazia è un atto di clemenza individuale con cui una pena viene condonata del tutto o in parte. Può essere chiesta dalla persona condannata o da altre a lei vicine. Nel caso di Minetti era stata lei a chiederla attraverso i suoi legali. Poi viene aperto un procedimento per valutare la richiesta, di cui si occupa il procuratore generale della corte di appello oppure, se il condannato è detenuto, il magistrato di sorveglianza: nel caso di Minetti era stato il procuratore generale.
Chi cura il procedimento dà un proprio parere e trasmette tutto al ministero della Giustizia, che a sua volta dà un parere favorevole o contrario e poi passa la pratica al presidente della Repubblica, a cui spetta la decisione finale. La domanda di grazia di Minetti aveva ricevuto il parere positivo sia del ministro della Giustizia Carlo Nordio, sia del procuratore capo della corte d’appello.
È il motivo per cui Mattarella ha chiesto spiegazioni al ministero, e anche quello per cui all’opposizione il PD ha chiesto le dimissioni del ministro Nordio. Dalla presidenza della Repubblica sono state fatte uscire alcune dichiarazioni informali ai giornali in cui si ribadisce che le indagini sulle domande di grazia non sono di competenza del presidente, che valuta solo gli elementi che gli vengono forniti.
Il ministero della Giustizia ha detto che «nessuno degli elementi negativi presentati in recenti articoli di stampa» era presente negli atti della procedura, e ha fatto sapere di avere avviato verifiche e di poter dare i primi riscontri entro martedì 28 aprile. Il sostituto procuratore della corte d’appello di Milano, Gaetano Brusa, ha detto invece che «il quadro era completo e non emergevano dati anomali».
Minetti invece ha parlato delle ricostruzioni del Fatto come di notizie «false e lesive della mia reputazione personale e familiare», e ha annunciato che intende denunciare il giornale.
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