L’esercito del Mali ha detto che sta affrontando un attacco coordinato di gruppi armati in tutto il paese

Sabato mattina in Mali una serie di gruppi armati ha avviato un attacco coordinato in diverse parti del paese. Non è ancora chiaro quante persone lo stiano conducendo, né quanti membri dell’esercito del paese siano impegnati a contrastarlo: gli scontri sono ancora in corso. È stata colpita la zona della capitale Bamako e sono state segnalate esplosioni anche nella vicina città di Kati, dove si trova il quartier generale dell’esercito e la residenza del leader della giunta militare Assimi Goïta, al potere dal 2021 grazie a un colpo di stato compiuto appena nove mesi dopo uno precedente. Nel pomeriggio l’esercito ha detto in un comunicato che la situazione sarebbe tornata sotto controllo, ma dal nord del paese sono continuate ad arrivare notizie di scontri.
Ci sono stati attacchi anche a Sévaré, nella parte centrale del paese, e a Gao e Kidal, nel nordest. Il Fronte per la liberazione dell’Azawad (FLA), un potente gruppo armato, ha detto di aver preso il controllo totale di Kidal: alcuni video pubblicati online sembrano confermare la presenza di suoi miliziani in città, ma al momento non è possibile confermare se abbiano effettivamente occupato tutta la città. Azawad è il nome della vasta regione in gran parte desertica nel nord del Mali abitata da persone di etnia tuareg, dove da decenni sono in corso conflitti fra lo stato maliano e gruppi locali che chiedono autonomia o l’indipendenza. L’FLA ha detto anche di aver preso il controllo parziale di Gao.
Non è l’unica insurrezione in corso in Mali. Di recente si sono intensificate anche le attività di gruppi islamisti attivi nel resto del paese, affiliati ad Al Qaida e riuniti sotto la sigla JNIM (Jamaʿat Nuṣrat al-Islām wa-l Muslimīn, cioè “gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani”): nei mesi scorsi avevano imposto un blocco del passaggio di carburante attorno a Bamako, cosa che aveva portato il governo vicino al collasso. Negli ultimi anni la giunta militare aveva espulso dal paese le truppe francesi e dell’ONU che erano impegnate nel contrasto ai gruppi armati, e al loro posto aveva assunto dei mercenari russi delle formazioni eredi del Gruppo Wagner, che però hanno avuto successi limitati.
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