L’intossicazione da ricina di madre e figlia morte a Campobasso è confermata
Le analisi hanno rilevato nei corpi di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi un'alta concentrazione della sostanza mortale

Lo scorso 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso, in Molise, morirono Antonella Di Ielsi, di 50 anni, e sua figlia Sara Di Vita, di 15. Inizialmente si pensava fosse un’intossicazione alimentare, ma poi la procura di Larino ha aperto un’inchiesta per duplice omicidio premeditato, senza indagati. Nelle ultime settimane, in cui si è parlato molto del caso, è circolata con insistenza l’ipotesi che Di Vita e Di Ielsi fossero vittime di un’intossicazione da ricina, la sostanza mortale estratta dai semi del ricino, una pianta comune in molte zone del mondo.
Ora il Centro antiveleni di Pavia, a cui erano state chieste analisi dalla procura, l’ha confermata ufficialmente in una relazione che definisce l’intossicazione «grave».
Secondo la procura Di Vita e Di Ielsi sarebbero state avvelenate a casa loro a Pietracatella, un piccolo comune a trenta chilometri da Campobasso. Tra il 24 e il 26 dicembre la donna e la ragazza erano state in pronto soccorso mostrando sintomi riconducibili a un’intossicazione alimentare, poi erano state dimesse. Nei giorni successivi erano state ricoverate, ed erano infine morte in ospedale. Era stato ricoverato anche il marito della donna e padre della ragazza, Giovanni Di Vita, che poi si era sentito meglio. L’altra figlia, Alice Di Vita (18 anni) non era invece stata male: si pensa perché non era presente a una delle cene di famiglia nei giorni di Natale.
La procura aveva aperto l’inchiesta a marzo ipotizzando un duplice omicidio sulla base di alcuni esami tossicologici fatti svolgere in Italia e all’estero, che avevano trovato tracce di ricina nel sangue delle due donne. Successivamente i primi esiti delle analisi del Centro antiveleni erano stati diffusi dai giornali, due settimane fa, e avevano alimentato le ipotesi di un avvelenamento.
La procura ha sequestrato il telefono di Alice Di Vita. Il telefono è stato sequestrato nell’ambito di un altro filone di inchiesta legato alla morte delle due donne, in cui cinque medici dell’ospedale di Campobasso sono indagati per omicidio colposo e lesioni colpose (ipotizzando quindi che fossero stati commessi degli errori in ospedale).
Martedì prossimo verrà fatta la copia dei dati del telefono. Gli esperti forensi analizzeranno tutto ciò che è stato scritto dal 1° dicembre a oggi, cercando in particolare informazioni sui pasti che la famiglia aveva consumato tra il 22 e il 26 dicembre. L’obiettivo è capire se nelle chat ci siano dettagli utili a chiarire cosa sia successo e se ci siano state effettive responsabilità da parte dei medici durante i ricoveri.



