L’enorme festival dove dovrebbe suonare Kanye West è molto misterioso
Dell'Hellwatt Festival di Reggio Emilia e del suo fondatore si sa poco, e quel poco sta facendo preoccupare le amministrazioni locali
di Isaia Invernizzi

A guardare i nomi in programma, l’Hellwatt festival di Reggio Emilia è certamente uno dei più ambiziosi mai organizzati in Italia. In cinque serate distribuite su tre fine settimana, dal 4 al 18 luglio, dovrebbe salire sul palco una quindicina tra rapper, cantanti e dj di fama mondiale: i più attesi sono il rapper Travis Scott e soprattutto Kanye West, che a Reggio Emilia potrebbe tenere uno dei pochi concerti europei dopo le cancellazioni di diverse date – nel Regno Unito, in Polonia, in Svizzera e in Francia – per via delle dichiarazioni esplicitamente antisemite fatte negli ultimi anni.
I condizionali sono molti per due ragioni. La prima è che si stanno facendo sempre più insistenti le pressioni, politiche e non, per impedire a Kanye West di esibirsi anche in Italia. La seconda, finora meno visibile, è che negli ultimi mesi sono emersi molti dubbi e preoccupazioni sull’organizzazione del festival, soprattutto dalle amministrazioni pubbliche.
Il motivo è che la persona a capo dell’organizzazione del festival è sconosciuta agli addetti ai lavori, senza apparente esperienza nel settore, e la sua unica apparizione pubblica non ha fatto che alimentare ulteriormente il mistero. Vari elementi, tra cui la gestione della vendita dei biglietti e le modalità dilettantesche delle comunicazioni avvenute finora, hanno fomentato i timori che l’organizzazione dell’Hellwatt festival possa rivelarsi inadeguata a gestire un evento di queste dimensioni, che ogni sera dovrebbe accogliere diverse decine di migliaia di persone, garantendo la loro sicurezza. In tutto questo, non è nemmeno chiaro da dove provengano gli enormi capitali stanziati per mettere insieme un evento di questa portata.
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I concerti sono in programma al Campovolo, un’area enorme vicino all’aeroporto di Reggio Emilia, chiamata RCF Arena dal nome della grande azienda reggiana di sistemi audio che ne è uno dei principali finanziatori. Negli ultimi anni qui sono stati organizzati grandi concerti di Ligabue, Harry Styles, AC/DC, Rammstein, Pinguini Tattici Nucleari, tra gli altri. La RCF Arena è gestita da C.Volo, una società di cui fa parte Coopservice, una delle più grandi cooperative italiane. Dalla sua apertura, nel 2022, i conti della RCF Arena non sono mai andati bene e dopo anni di bilanci incerti quest’anno C.Volo ha scelto di puntare su un unico grande festival estivo, una grande scommessa da cui passa il rilancio dell’infrastruttura.
«Come minimo, è un azzardo», ha scritto su Soundwall Damir Ivic, uno dei più rispettati giornalisti musicali italiani, il primo a esprimere perplessità sull’organizzazione già a febbraio. In due lunghi articoli, Ivic ha messo in fila una serie di intoppi e mancanze troppo evidenti e strane per un festival di questa portata: «Sembra tutto talmente incerto, talmente instabile, talmente improvvisato e talmente poco professionale che il rischio concreto è che molte, troppe cose che sono fondamentali per la felice riuscita di un festival non siano poi nella realtà dei fatti debitamente seguite e debitamente realizzate».
L’aspetto più azzardato e per certi versi curioso di Hellwatt è che dietro un festival presentato come il più importante d’Italia c’è un direttore artistico alla prima esperienza in eventi così grandi e impegnativi. Di lui si sa che si chiama Victor Yari Milani, che ha 42 anni, che è nato a Valencia, in Spagna, e che vive in Toscana. Il Post ha sentito diversi organizzatori di grandi festival e addetti ai lavori: nessuno lo aveva mai sentito nominare prima di qualche mese fa.
Da una visura camerale risultano due sole imprese a suo nome: Eteriumcatering, una ditta individuale aperta nel 2014 per la fornitura di catering, ed Elegancia Srl, una società nata nel 2018 con sede a Livorno il cui oggetto sociale è “gestione di piste e sale da ballo”.
I dubbi di amministrazioni e altre istituzioni – provincia e comune di Reggio Emilia, oltre ai sindacati – sono stati alimentati soprattutto dalle dichiarazioni di Milani durante la conferenza stampa di presentazione del festival, lo scorso 12 febbraio. Milani era seduto accanto al sindaco di Reggio Emilia Marco Massari, all’ex sindaco Luca Vecchi, oggi capo di gabinetto della presidenza della Regione, e al presidente della provincia Giorgio Zanni.
Milani si è presentato con dichiarazioni particolarmente ambiziose: ha detto che Hellwatt avrà una produzione economicamente superiore a quella di Tomorrowland, uno dei festival di musica elettronica più grandi al mondo, e una line-up nettamente superiore a quella del Coachella. Ha sostenuto di aver rifiutato i concerti di Shakira, Bruno Mars, Robbie Williams ed Eric Clapton, e che il rapper Kendrick Lamar avrebbe voluto partecipare, ma non è stato possibile accontentarlo.
Quando Marta Blumi Tripodi, giornalista di Rockol, gli ha chiesto semplicemente chi fosse, dato che il suo nome non era noto nel settore, Milani ha risposto elencando una serie di esperienze di cui non esistono tracce pubbliche: ha detto di aver organizzato il ricevimento di matrimonio di una delle figlie di Vladimir Putin, di aver lavorato «grazie ad amici ebrei» a una festa a cui avrebbe partecipato il calciatore Cristiano Ronaldo, di aver organizzato eventi per l’energy drink Boem e di aver lavorato per l’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio.
Non è stato possibile verificare in modo indipendente nessuna di queste affermazioni. L’ufficio stampa del festival ha detto che Milani non è disponibile per interviste, e l’organizzazione ha preferito non rispondere a una serie di domande puntuali e richieste di chiarimenti da parte del Post.
Oltre a C.Volo, ci sono garanzie di esperienza e solidità per alcune parti non trascurabili dell’organizzazione, ma non le più importanti per un festival così grande: la direzione di produzione dei concerti è stata affidata a Vittorio Dellacasa, considerato uno dei professionisti più seri del settore in Italia e a livello internazionale. Tra le collaborazioni figura Moment Factory, uno studio canadese noto per aver lavorato alla parte creativa di alcuni tour di Madonna. Zamna, un festival di musica elettronica nato a Tulum, in Messico, tra i marchi più riconosciuti a livello internazionale nel settore, curerà la programmazione prima e dopo i concerti.
Il giorno dopo la conferenza stampa, la provincia di Reggio Emilia ha inviato una lettera ufficiale alla società C.Volo per chiedere rassicurazioni sull’organizzazione del festival, sulla gestione degli spettatori, della viabilità e soprattutto della sicurezza, visto che è previsto l’arrivo di almeno decine di migliaia di persone ogni sera. Finora non sono state date risposte formali.
Il fine settimana più temuto è quello del 17 e 18 luglio, quando nel giro di 24 ore saliranno sul palco prima Travis Scott e poi Kanye West. Negli ultimi anni in particolare gli spettacoli di Scott hanno generato un richiamo e un entusiasmo enorme soprattutto tra ragazzi molto giovani, protagonisti di momenti di grande eccitazione collettiva e comportamenti non semplici da gestire, soprattutto se coinvolgono decine di migliaia di persone tutte insieme. Nel 2021, otto persone morirono a un concerto di Scott a Houston, schiacciate nella calca.
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Solo nel primo weekend del festival suoneranno tra gli altri Wiz Khalifa, Martin Garrix, Ty Dolla $ign, DJ Snake, Ice Spice, Chainsmokers e Afrojack, tutta gente con un pubblico enorme, che sarebbe headliner (cioè l’artista principale in programma) in buona parte dei festival di musica EDM e pop del mondo. Finora Hellwatt ha confermato di aver venduto 68mila biglietti per il solo concerto di Kanye West, con prezzi da 125 a 659 euro, al netto delle commissioni. Le presenze previste complessivamente per le altre quattro giornate non sono state invece comunicate pubblicamente né condivise con il Post. Persone da molti paesi del mondo, anche dall’Australia, hanno scritto su Reddit di aver comprato il biglietto per il concerto di West a Reggio Emilia.
I sospetti sulla scarsa preparazione degli organizzatori sono stati alimentati anche da una serie di guai proprio nella vendita dei biglietti. A febbraio l’organizzazione ha annunciato un abbassamento improvviso del prezzo base per il concerto di Kanye West, da 179 a 125 euro. La spiegazione ufficiale è stata che il concerto non era più un’esclusiva europea dopo l’annuncio di altre date del rapper, e che quindi il prezzo di mercato era cambiato. Ma chi aveva acquistato i biglietti al prezzo pieno nelle prevendite riservate agli early bird – i primi acquirenti, solitamente premiati con prezzi più bassi – si è ritrovato ad aver pagato molto di più di chi era arrivato dopo.
Sono seguite molte proteste a cui l’organizzazione ha risposto comunicando una procedura di rimborso parziale piuttosto vaga, modificata più volte. Per di più l’indirizzo mail indicato per l’assistenza ha smesso di funzionare per giorni e molte persone hanno detto di non avere mai ricevuto risposte. Altre persone hanno detto di aver ricevuto risposte su Instagram tramite messaggi vocali che promettevano rimborsi e drink in omaggio. Non è chiaro né quante richieste di rimborso siano state presentate né quante siano state effettivamente accolte. In generale tutta la comunicazione del festival sembra assai dilettantesca rispetto a quella di altri festival paragonabili per grandezza e line-up, e anche il sito ufficiale contiene poche informazioni logistiche, invitando nelle FAQ chi vuole informazioni su alberghi, campeggi, mezzi di trasporto e parcheggi a scrivere una mail.
È complicato prevedere quanti saranno effettivamente gli incassi dell’Hellwatt festival, così come non è semplice stimare le spese, comunque enormi. Un indizio sulla portata economica si può ricavare da una frase detta da Milani in conferenza stampa, in cui ha spiegato che la macchina organizzativa ha «già in partenza due milioni di costi». Il riferimento era ai costi fissi per ogni serata. Secondo stime di diversi organizzatori di festival, i soli cachet dell’Hellwatt si aggirano tra i 25 e i 30 milioni di euro, di cui la maggior parte pagata in acconto, quindi già versati.
Non è chiaro chi si sia esposto economicamente finora, se C.Volo o gli organizzatori. L’assenza più evidente è quella dei grandi sponsor, che normalmente sono fondamentali per il finanziamento di eventi simili. Anche C.Volo ha preferito non parlare con il Post per questo articolo.
«Una delle prime domande che abbiamo fatto pubblicamente è chi ci mette i soldi», dice Rosamaria Papaleo, segretaria della Cisl dell’Emilia centrale. Papaleo ha chiesto in particolare al comune di Reggio Emilia un’operazione trasparenza sui costi. «Noi vogliamo che l’Hellwatt festival venga fatto e che riesca. Però vogliamo avere chiarezza su come verranno pagati i cachet milionari». Anche la Cgil ha presentato una richiesta formale per conoscere gli accordi economici tra il comune e gli organizzatori, oltre alle misure di sicurezza.
Ci sono poi altre mancanze rilevanti per un festival così grande. La prefettura è stata avvisata dell’evento dopo la conferenza stampa di presentazione e a oggi non risulta convocato un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, possibile solo quando gli organizzatori presenteranno un piano per la sicurezza. Per le cinque giornate del festival sono stati previsti circa 150 agenti di polizia locale, in un periodo in cui gli organici sono già ridotti per le ferie estive. Al momento il comune non ha ricevuto una richiesta di deroga per far durare i dj set fino al mattino, come pubblicizzato nel programma.
Correzione: una precedente versione di questo articolo indicava come sito ufficiale di Hellwatt festival www.hellwattfestival.it. Quello corretto è https://www.hellwattfestival.com/.



