Il cibo raccolto a Genova per Gaza è bloccato da mesi in Giordania

Perché Israele impedisce l'accesso: per non farlo deperire l'ong Music for Peace ha dovuto cercare altre destinazioni

Cibo per Gaza raccolto al porto di Genova, 27 agosto 2025 (ANSA/LUCA ZENNARO)
Cibo per Gaza raccolto al porto di Genova, 27 agosto 2025 (ANSA/LUCA ZENNARO)
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Il cibo per la popolazione di Gaza raccolto ad agosto dalla ong genovese Music for Peace è bloccato da sei mesi in Giordania. Circa 240 tonnellate di alimenti – scatolette di tonno, legumi in latta, farina, pomodori pelati, zucchero, riso, biscotti, miele, marmellata e pacchi di pasta – erano stati portati a ottobre alla frontiera con la Cisgiordania. Da lì avrebbero dovuto proseguire verso la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza ed essere distribuiti agli sfollati della Striscia, ma il governo israeliano per tutto questo tempo ne ha impedito il passaggio.

Dopo alcuni mesi di attesa Music for Peace ha deciso di distribuirli nei campi profughi palestinesi in Giordania, dove due milioni di persone vivono in condizioni di povertà e sovraffollamento. Inizialmente avevano pensato anche di mandarli in Sudan, dove la ong genovese ha un progetto in corso, oppure in Libano, con un convoglio di camion attraverso la Siria. «Abbiamo capito che non ci avrebbero autorizzato a passare la frontiera e abbiamo pensato a una soluzione diversa per evitare che il cibo raccolto deperisse», dice il fondatore di Music for Peace Stefano Rebora.

Il cibo era stato raccolto in appena una settimana alla fine di agosto del 2025, grazie a una mobilitazione inaspettata di migliaia di persone in tutta Italia e su iniziativa della Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria che lo scorso anno aveva tentato – invano – di rompere il blocco navale di Israele su Gaza. Il cibo raccolto da Music for Peace era stato largamente superiore alle capacità di trasporto della Flotilla, quindi una piccola parte era partita con le piccole navi della spedizione, mentre il resto doveva procedere per altre vie. Era però rimasto bloccato nel porto di Genova per quasi due mesi, in attesa dell’autorizzazione a partire per la Giordania.

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Il 25 ottobre i beni alimentari sono stati imbarcati al porto di Genova su una nave portacontainer della compagnia Ignazio Messina, che li ha scaricati nel porto giordano di Aqaba e poi li ha consegnati alla Jordan Hashemite Charity Organization (JHCO), una ong giordana che gestisce il passaggio dei convogli umanitari diretti in Palestina. È la stessa organizzazione che gestisce gli aiuti della missione Food for Gaza del governo italiano: li carica su camion dell’esercito giordano e li trasporta, se autorizzati, fino a uno dei varchi per entrare a Gaza indicati dal COGAT, l’agenzia del ministero della Difesa israeliano che gestisce l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia.

Da Aqaba gli aiuti sono stati messi su dei camion e portati ad Amman e poi al varco di Allenby, dove c’è un ponte che attraversa il fiume Giordano ed è l’unico punto di ingresso e di uscita dai territori occupati. Music for Peace ha pagato tutte le spese: 26mila euro per il trasporto in mare, 14mila per quello via terra e 3mila per stoccarli in un magazzino. Avrebbero dovuto spenderne più o meno altrettanti per arrivare fino a Gaza: 22mila euro per portarli fino al confine con la Striscia e altri 20mila fino alla chiesa della Sacra Famiglia di Gaza, con cui l’ong collabora dal 2009 per la distribuzione degli aiuti.

Ma il COGAT ha negato subito l’ingresso, rispondendo alla richiesta di accesso inviata tramite un’apposita piattaforma che «al momento non esiste un corridoio giordano». Il varco di Allenby era chiuso dal 18 settembre, quando un camionista giordano aveva ucciso due militari israeliani. È stato riaperto parzialmente il 10 dicembre: da quel giorno possono passare solo gli aiuti delle organizzazioni registrate al ministero israeliano della Diaspora. In sintesi, sono ammesse di fatto le agenzie delle Nazioni Unite e la Gaza Humanitarian Foundation, la contestata ong creata da Israele per distribuire cibo nella Striscia. Music for Peace e la JHCO sono escluse e tutti i convogli umanitari gestiti dall’organizzazione giordana non sono più autorizzati a entrare in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Per questo gli aiuti umanitari di Music for Peace sono rimasti al varco di Allenby nonostante fosse stato riaperto. E nel frattempo non si sa dove siano finiti gli altri aiuti consegnati alla ong giordana dal governo italiano, che finora ha speso una trentina di milioni di euro per inviare aiuti umanitari e per portare in Italia 260 malati, 150 studenti e altre 500 persone che avevano diritto al ricongiungimento familiare. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi ha presentato un’interrogazione parlamentare sul blocco degli aiuti dell’operazione Food for Gaza. «I convogli di aiuti umanitari sono rimasti fermi per mesi in Giordania e non sappiamo che cosa realmente sia stato consegnato», dice.

Il ministero degli Esteri ha organizzato finora tre voli speciali da Brindisi ad Amman, dove il cibo per gli abitanti di Gaza è stato affidato appunto alla JHCO. L’ultima consegna risale al 6 dicembre: 85 tonnellate di beni alimentari, soprattutto pasta, legumi in scatola e farina donati da Coldiretti, Conad, Confagricoltura e Confcooperative.