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  • Mercoledì 22 aprile 2026

Le polemiche sulle fatture ai feriti di Crans-Montana non hanno senso

È normale che le ricevano, per come funziona la sanità in Svizzera, ma in ogni caso non dovranno pagare

La terrazza coperta e un ingresso del bar Constellation di Crans-Montana, 1 gennaio 2026 (ANSA)
La terrazza coperta e un ingresso del bar Constellation di Crans-Montana, 1 gennaio 2026 (ANSA)
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Da due giorni sta suscitando molte polemiche la notizia che un ospedale del canton Vallese, in Svizzera, ha inviato a tre famiglie italiane una copia delle fatture per le cure mediche prestate ad alcuni ragazzi rimasti feriti nell’incendio di un locale a Crans-Montana, in cui a Capodanno morirono 41 persone. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è detta «scioccata», e ha detto che chiedere decine di migliaia di euro per questi ricoveri è «un insulto, oltre che una beffa». In realtà l’ospedale svizzero non ha inviato fatture alle famiglie bensì copie delle fatture, com’è prassi in Svizzera, e la cosa non comporta alcun pagamento.

Lo ha detto chiaramente al Corriere della Sera l’ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti, aggiungendo che «la legge prevede che nel momento in cui l’ospedale o il medico invia la fattura all’assicurazione, per conoscenza, deve inviare una copia anche al paziente». Ha anche detto che in questo caso si era deciso di non inviare le copie alle famiglie, ma per un «disguido» tre sono state inviate comunque.

Balzaretti ha spiegato inoltre che le famiglie erano state informate della possibilità di ricevere una copia delle fatture, e che comunque non avrebbero dovuto pagare niente per le cure ricevute dai loro figli, come del resto scritto chiaramente in fondo ai documenti.

Una copia di una fattura mandata a una delle famiglie, con un importo da oltre 66mila franchi svizzeri (circa 72mila euro): in alto viene specificato che è una copia di una fattura e in fondo che non deve essere pagata (ANSA)

In Svizzera il sistema sanitario è misto tra pubblico e privato, e tutte le persone che vivono nel paese devono avere obbligatoriamente un’assicurazione sanitaria di base, per cui pagano ogni mese un premio alla cassa. I pagamenti delle prestazioni sono regolati dalla legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal), secondo cui è previsto che il fornitore (un ospedale o un medico) di una prestazione (una visita medica, un ricovero, e così via) invii una fattura al debitore della prestazione (il paziente) oppure una copia se la fattura viene inviata direttamente all’assicuratore.

L’ospedale del canton Vallese ha confermato al Post che per quanto riguarda i feriti dell’incendio di Crans-Montana residenti in Svizzera le fatture sono state inviate ai loro assicuratori, mentre per i pazienti europei sono state trasmesse all’Istituzione comune LAMal, una fondazione di diritto privato che si occupa tra le altre cose di gestire l’accesso dei cittadini dell’Unione Europea alle prestazioni medico-sanitarie in Svizzera. «Come per tutte le fatture emesse a nome delle assicurazioni in Svizzera, una copia è stata inviata a titolo informativo ai pazienti, conformemente alle disposizioni previste dalla LAMal», ha detto l’ospedale del Vallese.

Hanno detto la stessa cosa anche le autorità cantonali al Corriere del Ticino, aggiungendo che alle famiglie era stato spiegato cosa avrebbero dovuto fare se avessero ricevuto questi documenti.

Secondo le autorità del canton Vallese, scrive il Corriere del Ticino, spetta in ogni caso all’Istituzione comune LAMal decidere insieme alle assicurazioni o all’ente italiano di collegamento internazionale quale assicurazione deve farsi carico delle prestazioni: non è chiaro quindi se dovrebbe essere l’Italia a coprire alcuni costi. Su questo punto l’ambasciatore Balzaretti è stato vago: ha ripetuto che secondo lo stato italiano le spese devono essere sostenute dalla Svizzera, e che si aspetta che le autorità competenti raggiungano un accordo su questo.

Venerdì dovrebbero incontrarsi il capo del dipartimento della Sanità del canton Vallese Mathias Reynard e l’ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, ed è possibile che ne parlino in quell’occasione.

Sebbene sia Reynard che Cornado si fossero subito affrettati ad assicurare che le famiglie non avrebbero dovuto pagare niente per le cure mediche, l’episodio aveva comunque attirato molte critiche da parte soprattutto di politici dei partiti al governo.

Non è il primo screzio diplomatico tra Italia e Svizzera sull’incendio avvenuto nel locale Le Constellation a Crans-Montana, provocato peraltro ancora una volta dal governo italiano. A gennaio il governo di Giorgia Meloni aveva richiamato l’ambasciatore Cornado in Italia per protestare contro la decisione di un tribunale svizzero di scarcerare Jacques Moretti, il proprietario del locale di Crans-Montana in cui è avvenuto l’incendio. Sempre il governo italiano aveva avuto da ridire sulle indagini condotte dalla procura svizzera che sta seguendo il caso, pretendendo l’istituzione di una «squadra investigativa comune».