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  • Martedì 21 aprile 2026

Il capo dell’FBI ha problemi di alcolismo?

Secondo un'inchiesta dell'Atlantic ha la tendenza a bere fino a ubriacarsi: è l'ultimo di una lunga serie di problemi per Kash Patel

Al centro Kash Patel, direttore dell'FBI, il 18 marzo 2026 (Graeme Sloan/Bloomberg)
Al centro Kash Patel, direttore dell'FBI, il 18 marzo 2026 (Graeme Sloan/Bloomberg)
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L’Atlantic ha pubblicato un’inchiesta che racconta i problemi di alcolismo di Kash Patel, il capo dell’FBI, la principale agenzia investigativa federale statunitense. Patel ha fatto causa alla rivista, sostenendo di essere stato diffamato, ma questo è solo l’ultimo problema che affronta da quando ha ottenuto l’incarico, a febbraio del 2025: molte persone a lui vicine ritengono che potrebbe essere presto licenziato, e anche lui è diventato paranoico al riguardo.

L’inchiesta dell’Atlantic è firmata dalla giornalista Sarah Fitzpatrick ed è basata su interviste con oltre 20 dipendenti dell’FBI o dell’amministrazione Trump, lobbisti, parlamentari, consulenti e persone in qualche modo vicine professionalmente a Patel. Hanno descritto la gestione di Patel come fallimentare, e il suo comportamento come un possibile problema per la sicurezza nazionale.

Kash Patel durante una conferenza stampa a Washington, il 25 novembre 2025 (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Che Patel amasse consumare alcolici era noto. Due mesi fa è circolato anche un suo video, filmato durante le Olimpiadi di Milano-Cortina, in cui festeggia l’oro vinto dalla nazionale americana maschile di hockey bevendo molto rapidamente una bottiglia di birra e buttandone un po’ in giro, in stato apparentemente alterato. Aveva risposto alle polemiche dicendo di essere molto contento di essere stato invitato dalla squadra nello spogliatoio per festeggiare.

Alcune delle persone sentite da Fitzpatrick dicono che Patel non si limita a una birra occasionale per festeggiare, ma è noto per bere fino a ubriacarsi. Una volta era in una stanza chiusa a chiave e non rispondeva alle chiamate, a voce e al telefono: i suoi collaboratori hanno dovuto chiedere l’attrezzatura per fare irruzione. È un enorme problema per una persona che deve gestire un’agenzia federale da quasi 40mila dipendenti, e che spesso ha a che fare con informazioni sensibili e riservate.

Alcune fonti hanno detto all’Atlantic che gli eccessi avvengono spesso nel club Poodle Room, a Las Vegas, dove passa molti weekend, e in alcune occasioni hanno reso necessario spostare riunioni dalla mattina a ore più tarde. Secondo l’inchiesta Patel è raramente negli uffici dell’FBI e anzi è spesso introvabile, cosa che in alcune occasioni ha compromesso delle indagini che avevano bisogno di una sua autorizzazione.

Negli ultimi tempi sarebbe diventato particolarmente paranoico, cercando di identificare possibili fonti dei giornali interne all’FBI anche tramite test della cosiddetta “macchina della verità”. Altri dipendenti rimasti anonimi lo hanno accusato di essere particolarmente concentrato su questioni marginali (ritiene ad esempio che la comunicazione e l’immagine dell’FBI non siano abbastanza “intimidatorie”) e di agire impulsivamente nei momenti di maggiore tensione.

Kash Patel entra negli spogliatoi per l’annuale partita di hockey per beneficenza fra politici e lobbisti ad Arlington, Virginia, il 26 marzo 2026 (AP Photo/Tom Brenner)

Patel, contattato dall’Atlantic prima della pubblicazione, aveva già minacciato di fare causa, rispondendo così alla richiesta di commento del giornale: «Pubblicate pure, tutto falso, ci vediamo in tribunale, portate il libretto degli assegni». Poi ha effettivamente fatto causa per diffamazione chiedendo 250 milioni di dollari di danni, sostenendo non solo che le informazioni contenute nell’articolo fossero false, ma anche che questo fosse stato scritto con “effettiva malafede” (“actual malice”).

È una discriminante prevista dalla legislazione americana, una delle più garantiste al mondo sulla libertà di stampa, e gli avvocati di Patel dovranno sostanziarla dimostrando che il giornale ha pubblicato informazioni pur essendo pienamente cosciente della loro falsità, o con un totale disinteresse riguardo alla loro veridicità. L’Atlantic ha definito le accuse di Patel «senza fondamento».

Anche prima dell’articolo la posizione di Patel era considerata a rischio: nonostante la poca esperienza nel campo dell’intelligence, Trump lo aveva scelto per la sua fedeltà politica e con il progetto di punire quelli che riteneva avversari politici. Patel lo ha fatto in parte, ma Trump sembra ritenere che non sia stato abbastanza efficiente.

Ha poi gestito in modo caotico e inadeguato le indagini per l’omicidio dell’attivista di destra Charlie Kirk, lo scorso settembre. Per esempio, poche ore dopo l’omicidio Patel annunciò personalmente che l’FBI aveva arrestato il presunto colpevole: non era vero, e dovette rettificare.

Sotto la sua direzione sono stati licenziati o costretti alle dimissioni funzionari dell’agenzia rispettati ed esperti, che non sempre sono stati sostituiti con persone altrettanto preparate. In tre gli hanno fatto causa, sostenendo di essere stati cacciati secondo criteri politici e che Patel avesse chiesto loro per chi votavano. Altri media, fra cui NBC, avevano evidenziato un uso piuttosto spregiudicato delle risorse dell’FBI e in particolare di un jet dell’agenzia, usato per viaggi privati e spesso per presenziare a eventi sportivi in varie città degli Stati Uniti.