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  • Lunedì 20 aprile 2026

Un’altra autrice italiana molto apprezzata all’estero

Beatrice Alemagna scrive e illustra libri per l'infanzia considerati tra i più belli al mondo, spesso citati sul New York Times

Da Sua altezza Poltiglia, di Beatrice Alemagna (Topipittori)
Da Sua altezza Poltiglia, di Beatrice Alemagna (Topipittori)
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Sua Altezza Poltiglia. Principessa di fango, il libro che la scorsa settimana ha vinto il Premio Strega ragazze e ragazzi nella categoria “Narrazioni per immagini”, è stato scritto e disegnato da un’autrice italiana che da almeno una decina d’anni sta ottenendo numerosi ed eccezionali riconoscimenti di critica: si chiama Beatrice Alemagna e pubblica libri illustrati per bambini apprezzati in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti.

La giornalista Concita De Gregorio ha scritto che, benché se ne parli poco, in un settore più piccolo e trascurato come la narrativa per l’infanzia, Alemagna sta ottenendo uno status simile a quello che Elena Ferrante ha ormai consolidato da molti anni nella letteratura per adulti. I risultati di vendita sono ovviamente imparagonabili, ma in effetti un punto in comune c’è: proprio come Ferrante, Alemagna gode di una grande considerazione da parte del New York Times, che spesso inserisce i suoi libri in cima alle liste dei consigli dell’anno.

Per fare qualche esempio, nel 2024 Io e Pepper era stato scelto come miglior libro illustrato da Bruce Handy, collaboratore del giornale e tra i più apprezzati autori statunitensi di libri per bambini. Due anni prima A sbagliare le storie, adattamento di un racconto di Gianni Rodari ispirato a una versione volutamente distorta e grottesca di Cappuccetto rosso, aveva vinto il premio New York Public Library Child Illustrated Children’s Books, uno dei più prestigiosi premi americani dedicati alla narrativa d’infanzia.

Nello stesso anno aveva ottenuto recensioni entusiaste negli Stati Uniti anche Addio Biancaneve, in cui Alemagna ribalta il punto di vista della celebre fiaba dei fratelli Grimm per raccontarla in modo più crudo, disincantato e spiazzante. Il New York Times lo descrisse come un libro capace di farsi apprezzare sia dagli adulti che dai bambini, perché «parla di molte cose: la perdita di un genitore, la gentilezza degli sconosciuti, i pericoli che corre una ragazza nel mondo. E al centro dell’azione ci sono il peccato e il potere dell’invidia».

Da Piccolo grande Bubo, di Beatrice Alemagna

Alemagna è nata e cresciuta a Bologna ma dal 1996 vive a Parigi, dove per molti anni si è guadagnata da vivere realizzando illustrazioni per il Centre Pompidou. Ha uno stile di disegno surrealista, immaginifico e ruvido, basato su contrasti di colore molto accesi, una grande attenzione alla qualità tattile e visiva delle superfici che rappresenta (la cosiddetta texture) e un certo gusto per le deformazione dei volti.

Nei suoi disegni Alemagna alterna tecniche diverse, come pastelli a cera, acquerelli, pittura a olio, carboncini e collage. E tende a rappresentare l’infanzia in modo poco convenzionale: i bambini e le bambine che compaiono nelle sue storie hanno volti sformati, teste giganti, anatomie volutamente sproporzionate e altre caratteristiche molto lontane dai classici stereotipi della bellezza infantile. «Mi escono sempre un po’ storti e insicuri, ammaccati dentro e fuori», dice al Post.

Alemagna racconta che l’interesse per l’arte è stato molto precoce: decise che sarebbe diventata una «pittrice di romanzi», come preferisce definirsi, quando aveva 7 anni. Accadde grazie alla scoperta di un libro che «fu una specie di shock»: Pippi Calzelunghe, il romanzo di Astrid Lindgren che racconta le avventure di una sovversiva ragazzina svedese. «Incontrare una bambina così forte, autonoma e fuori dagli schemi, ma al tempo stesso così adorabile, ha cambiato la mia prospettiva. Poteva mangiare un’intera torta da sola, senza che nessuno le dicesse nulla. E la casa di legno in cui viveva ha creato un immaginario nella mia testa», ricorda Alemagna.

Per Alemagna la letteratura di Lindgren fu «un primo momento di formazione importante e decisivo». «Senza volerlo mi ha insegnato che, per scrivere una buona storia per bambini, non devi comportarti come loro ma diventare una di loro, proteggendo e coltivando quella parte infantile che permette di sentire cosa si farebbe o si direbbe in una certa situazione se si fosse ancora bambini».

Da Sua altezza Poltiglia, di Beatrice Alemagna

Anche se in Francia era un’illustratrice affermata già dagli anni Novanta, Alemagna cominciò a farsi notare in Italia nel 2008, con la pubblicazione di Che cos’è un bambino?, il suo primo libro pubblicato per la casa editrice Topipittori. Il libro tenta di rispondere a una domanda molto complessa, come si può intuire dal titolo; e chi lo ha letto di solito difficilmente dimentica l’incipit:

Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole. Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno spalancare la bocca e dire: «Ah!».

Negli anni Che cos’è un bambino? ha ottenuto un successo enorme, e oggi è considerato un classico della letteratura per l’infanzia. Nell’autunno dello scorso anno era diventato anche un simbolo di protesta contro l’uccisione dei bambini a Gaza da parte dell’esercito israeliano. Alcuni manifestanti mostrarono la copertina del libro per rispondere a una controversa frase pronunciata da Eyal Mizrahi, presidente della federazione Amici di Israele, durante un acceso confronto televisivo col presentatore Mediaset Enzo Iacchetti.

«È un libro di quasi vent’anni fa e quando lo scrissi non potevo immedesimarmi in tutto e per tutto nel punto di vista di una genitrice, dato che non avevo figli: l’ho scritto con la mia parte infantile, senza quello sguardo un po’ più materno che ho avuto nei libri successivi. Non avrei mai immaginato che potesse trasmettere un messaggio così universale», dice Alemagna.

Da Che cos’è un bambino?, di Beatrice Alemagna

Oltre a Astrid Lindgren, un altro riferimento importante per il lavoro di Alemagna è Gianni Rodari. Nella prima parte della sua carriera artistica, Alemagna è stata «una fedele seguace del realismo rodariano» e si è concentrata soprattutto su «storie radicate nella pura realtà». Ma da un certo punto in poi ha cominciato a sviluppare un certo interesse per «l’indefinito».

L’ispirazione è arrivata dall’animazione giapponese, e in particolare da Hayao Miyazaki. Film come Il mio vicino Totoro, Ponyo sulla scogliera, La città incantata e La principessa Mononoke l’hanno convinta a distaccarsi dall’approccio «realista» dei primi libri, per introdurre nelle sue storie elementi fantastici.

Nei suoi lavori più recenti capita spesso che, a un certo punto, i bambini incontrino creature bizzarre, indefinibili. Lei le definisce genericamente «cosi». Tra queste ci sono Cicciapelliccia e Bubo, che ricordano rispettivamente un pelosissimo roditore rosa shocking e un orso col naso di un maialino; Pasqualina, una svogliata cucciola di pipistrello che passa le sue giornate appollaiata su un albero; e Poltiglia, la protagonista del suo ultimo libro, che è una principessa fatta di fango.

Questi personaggi «tutti sbagliati» sono espedienti narrativi molto efficaci per introdurre nelle storie argomenti molto delicati da trattare in una storia per bambini, come l’identità di genere, l’accettazione di sé e la solitudine.

Alemagna definisce questo approccio «poetica dei cosi». Il libro che lo rappresenta maggiormente è probabilmente I cinque malfatti, uscito nel 2014: racconta di cinque personaggi sproporzionati, sgraziati e insicuri (Bucato, Piegato, Molle, Capovolto, Sbagliato) che imparano a valorizzare i propri difetti per rispondere alle piccate critiche che gli rivolge Perfetto, che al contrario si presenta come armonioso, bellissimo e saccente.

Da I cinque malfatti, di Beatrice Alemagna (Topipittori)

Giovanna Zoboli, la fondatrice di Topipittori, dice che per la sua casa editrice Alemagna è stata un «colpo di fortuna». «Fu lei stessa a proporci Che cos’è un bambino?. Noi esistevamo da poco più di quattro anni, ma Beatrice era già una professionista avviatissima in Francia. Non avremmo mai immaginato di trovarci tra le mani un testo così potente».

Secondo Zoboli, l’elemento che distingue maggiormente il lavoro di Alemagna è la capacità di dare risalto alla «dualità tra l’irrequietezza tipica dei bambini e il loro lato più pensieroso e meditativo», che spesso sfugge agli occhi degli adulti. «Riesce a essere molto umoristica, mostrando quanto i bambini possano essere buffi e simpatici, ma allo stesso tempo sa essere commovente e straziarti il cuore». E i suoi testi sono caratterizzati da una grande immediatezza, che si incastra molto bene con la sua ricercatezza grafica.

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