In Turchia sono state arrestate oltre 160 persone accusate di aver sostenuto gli attacchi compiuti in due scuole negli ultimi due giorni
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La polizia turca ha arrestato 162 persone accusate di aver sostenuto oppure diffuso informazioni false online sugli attacchi armati compiuti tra martedì e mercoledì in due scuole di Siverek e Kahramanmaraş, nel sudest del paese. Nel primo caso un ragazzo di 18 anni era entrato in una scuola, aveva iniziato a sparare e ferito 16 persone, uccidendosi poco dopo con la stessa arma. Nel secondo un quattordicenne ha ucciso otto studenti e un insegnante, e ferito altre tredici persone. Anche lui è morto durante l’attacco, non è chiaro se si sia sparato per errore oppure volontariamente.
Il ministro della Giustizia turco, Akin Gürlek, ha detto che 67 delle persone arrestate sono collegate a post sui social network che suggerivano decine di scuole per potenziali attacchi; ha aggiunto che le autorità turche ne stanno cercando altre 35 e che hanno bloccato oltre mille profili e gruppi sui social. Nel frattempo le procure di tutte le 81 province turche si sono coordinate per monitorare le attività online che fanno riferimento agli attacchi: a Istanbul la polizia ha arrestato sei minorenni sospettati di aver diffuso minacce con lo scopo di «creare paura e panico tra la gente».


