Tornano le corse di moto, ma quelle con le moto “vere”
Dopo una pausa di qualche settimana venerdì riprende il campionato di Superbike – che è molto diverso dalla MotoGP, e ora la soffre un po'

Venerdì, sullo storico circuito di Assen nei Paesi Bassi, riprenderà il Mondiale di Superbike. È il torneo di moto da corsa più importante al mondo dopo la MotoGP, la principale categoria del Motomondiale. Ma rispetto a quest’ultima, la Superbike è tutta un’altra cosa: le moto sono diverse, lo stile di guida pure e le gare sono di più e un po’ più brevi. Ci sono piloti che sono passati dalla Superbike alla MotoGP e altri che hanno fatto la scelta opposta, ma è difficile essere forti in entrambe le categorie.
In MotoGP, come in Formula 1, si usano prototipi, cioè moto costruite apposta per le gare e molto avanzate dal punto di vista tecnologico. Non ne esistono versioni simili per l’uso su strada, anche perché sono moto che vanno oltre i 360 chilometri orari e sono difficili e pericolose da guidare, se non si è abituati.
In Superbike si usano invece moto derivate dai modelli di serie, cioè da quei modelli che si possono trovare in concessionaria. Per renderle più veloci si possono modificare gli scarichi, le sospensioni, i freni, il motore e altri componenti, ma il telaio deve rimanere uguale all’originale. Ciononostante, non sono molto meno performanti rispetto a quelle della MotoGP, arrivando comunque fino a 340 chilometri orari di velocità.
La differenza sta piuttosto in come si guidano e si comportano in pista. Non essendo progettate esclusivamente per la competizione, le moto della Superbike sono meno aerodinamiche, montano freni in acciaio invece che in carbonio e si muovono di più. Gli appassionati dicono che le moto della Superbike sono più “nervose”, un’espressione che rende bene l’idea di cosa voglia dire guidarle.

La Ducati Panigale V4, cioè la moto che stanno usando quest’anno i piloti di Ducati in Superbike; la versione non modificata è in vendita e costa più di 28mila euro (Pietro D’Aprano/Getty Images)
L’idea di un torneo come quello di Superbike è tutto sommato recente, se si pensa che le gare motociclistiche esistono sin dalla fine dell’Ottocento. Per decenni è mancata una distinzione netta tra prototipi e modelli derivati dalla produzione di serie, che si sarebbe affermata lentamente e solo dopo la nascita del Motomondiale, nel 1949.
Le prime gare di “Superbike” – dove cioè si usavano delle moto da strada modificate entro un determinato regolamento – risalgono agli anni Settanta. Le inventò lo statunitense Steve McLaughlin, un pilota eccentrico che aveva già provato a gareggiare con moto di serie contro prototipi. E dato che all’epoca le competizioni negli Stati Uniti erano dominate soprattutto dalla giapponese Yamaha, decise di fondare un campionato più aperto, dove potessero partecipare e giocarsela più case motociclistiche.
Nel 1973 organizzò una prima gara di Superbike in California. Da lì le Superbike diventarono sempre più popolari, e utili per le aziende di moto che volevano fare pubblicità ai loro prodotti di punta. In fondo, valeva un detto che era già molto diffuso nelle corse automobilistiche statunitensi: «Win on Sunday, sell on Monday», ovvero «vinci la domenica [il giorno della gara, ndr] e vendi il lunedì».
Il Mondiale di Superbike nacque infine nel 1988. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila – gli stessi in cui Valentino Rossi iniziava la sua carriera ai più alti livelli del Motomondiale – era un torneo popolarissimo e concorrenziale alla stessa MotoGP. Lì gli appassionati vedevano correre moto più “accessibili” e vicine alle proprie e c’erano piloti piuttosto carismatici. Vi gareggiò tra gli altri anche Max Biaggi, vincendo due Mondiali.

Il britannico Carl Fogarty, che vinse quattro Mondiali tra 1994 e 1999, fu uno dei più famosi piloti dei cosiddetti “anni d’oro” della Superbike, 5 agosto 1995 (Allsport UK/Getty Images)
Oggi al Mondiale di Superbike partecipano 22 piloti di 13 squadre diverse e si disputano 12 weekend di gara, in ciascuno dei quali si tengono tre gare (in MotoGP sono due, la sprint e il Gran Premio, e sono lunghe qualche giro in più). Le qualifiche si svolgono in un’unica sessione chiamata “Superpole”, anziché in più fasi come nel Motomondiale.
La Superbike, tuttavia, non gode più della popolarità di un tempo; e anche se le gare sono spesso combattute e spettacolari, è sempre meno seguita – soprattutto rispetto alla MotoGP. C’entra il fatto che dal 2012 la Superbike è passata sotto il controllo di Dorna Sports, cioè la stessa società che detiene anche i diritti della MotoGP e che non ha nessun interesse a trasformare la Superbike in un concorrente diretto del suo prodotto di punta.
Lo stesso mercato delle moto è cambiato. Si vendono sempre meno moto sportive (proprio quel tipo di moto che si vede in Superbike) e il motto «Win on Sunday, sell on Monday» vale quindi sempre meno per le case produttrici. Rispetto alla MotoGP, inoltre, alla Superbike manca un pubblico consistente, cioè quello spagnolo.
Anche i piloti che popolano la Superbike sono cambiati, di conseguenza. Edoardo Vercellesi, che la commenta per Sky, ha raccontato al Post che oggi tanti piloti vedono la Superbike «come un piano B» rispetto al Motomondiale. Quando era più seguita e si guadagnava di più, c’era invece chi preferiva correrci e restarci da protagonista, piuttosto che rimanere in MotoGP senza ottenere risultati di rilievo.
Oggi quasi tutti i piloti della Superbike vengono proprio dalla MotoGP, dalla Moto2 o dalla Moto3 (le due categorie minori del Motomondiale), in cerca di una seconda chance. Negli ultimi anni ci sono comunque state alcune eccezioni importanti. Il turco Toprak Razgatlıoğlu ha vinto tre volte la Superbike (2021, 2024 e 2025) e a differenza di parecchi suoi colleghi ha passato gran parte della sua carriera proprio gareggiando su moto di serie modificate. Solo quest’anno ha infine esordito in MotoGP, dove ha finora fatto un solo punto in tre gare.
Questi passaggi vengono fatti nonostante, come detto, non sia per nulla facile. Remy Gardner, campione di Moto2 passato dalla MotoGP alla Superbike, disse che gli sembrò «di ricominciare quasi da zero», perché si era trovato di fronte a freni, potenza e soprattutto a gomme molto diverse rispetto a quelle di MotoGP:
Direi che in MotoGP si corre in maniera più tecnica che in Superbike, che è forse più una gara in senso tradizionale. Si fa un po’ più a gomitate, il che è sia positivo che negativo, ma a me personalmente piace!
La Superbike del 2026 si può seguire su Sky e sulla piattaforma di streaming NOW, e a volte si vede in chiaro su TV8. Come in MotoGP e in Formula 1, anche in questo caso in testa alla classifica c’è un pilota italiano. Nei primi due weekend tutte e sei le gare sono state vinte dal 25enne italiano Nicolò Bulega, della Ducati: nonostante manchino ancora dieci weekend di gare e il campionato finirà solo ad ottobre, è già considerato il grande favorito per il titolo.



