Più di cento scrittori francesi contro Vincent Bolloré
Protestano contro l'ingerenza dell'imprenditore nella casa editrice per cui pubblicano, dopo un licenziamento che ha fatto discutere

Giovedì 130 autori e autrici pubblicati da Grasset, una prestigiosa casa editrice francese, hanno pubblicato un appello per protestare contro il licenziamento dell’amministratore delegato Olivier Nora, che era stato annunciato il 14 aprile. Hanno aderito all’appello anche il saggista Bernard-Henri Lévy, la filosofa femminista Virginie Despentes e Sorj Chalandon, scrittore e storico giornalista del quotidiano Libération.
I firmatari hanno annunciato che non pubblicheranno il loro prossimo libro con Grasset e che stanno valutando una class action (una causa presentata da un gruppo di persone) per riottenere i diritti editoriali sui propri libri. Grasset fa parte di Hachette, uno dei principali gruppi editoriali francesi, che dal 2023 è controllato da Vivendi, azienda di telecomunicazioni francese presieduta dal noto imprenditore francese Vincent Bolloré.
Bolloré è molto criticato per via delle sue numerose ingerenze nella gestione del gruppo, e il licenziamento di Nora è stato interpretato come un atto di forza per rendere il controllo sulle scelte editoriali di Hachette ancora più serrato. Nora era l’amministratore delegato di Grasset dal 2000: sarà rimpiazzato da Jean-Christophe Thiery, editore che lavora con Vivendi da molti anni. «Non vogliamo che le nostre idee e il nostro lavoro diventino di sua proprietà», hanno scritto i firmatari riferendosi a Bolloré.
Nel 2021, prima che l’acquisizione di Hachette da parte di Vivendi fosse formalizzata, l’amministratore delegato Arnaud Nourry aveva lasciato l’incarico dopo 17 anni; e nel 2022 aveva fatto lo stesso anche Sophie de Closets, ex responsabile di Fayard, altra casa editrice dello stesso gruppo. Da quando Vivendi controlla Hachette, la linea editoriale di Fayard è cambiata in modo piuttosto radicale: ha cominciato a pubblicare autori notoriamente conservatori e in alcuni casi vicini all’estrema destra francese, tra cui Éric Zemmour e Jordan Bardella, leader del Rassemblement National. Il timore è che, con l’arrivo di Thiery, anche Grasset finirà per stravolgere completamente le sue pubblicazioni.
Bolloré ha 74 anni ed è uno degli imprenditori più noti e ricchi di Francia. Iniziò la sua carriera gestendo la cartiera di famiglia, ma negli anni successivi acquisì partecipazioni in aziende di vari settori, dai trasporti alle comunicazioni. Oggi è il principale azionista di Vivendi, e ha anche molti interessi industriali in vari paesi africani, dove possiede una vasta rete di infrastrutture tra cui strade, ferrovie, acquedotti, porti e aeroporti.
Negli ultimi 6 anni Vivendi ha acquisito anche diversi giornali francesi come Europe 1, Le Journal du Dimanche e Paris Match e il principale editore di riviste del paese, Prisma Media, con le sue 20 testate (tra cui Voici, Gala, Capital, Femme Actuelle). I giornali comprati da Bolloré, con tempi diversi, hanno avuto sempre due trasformazioni: un brusco cambio di linea editoriale, diventata conservatrice; e la nomina di vicini e fidati collaboratori per ricoprire cariche strategiche.
Uno dei firmatari dell’appello, Claude Askolovitch, ha detto all’emittente France Inter che per il mercato della cultura «Vincent Bolloré è come Attila: arriva, distrugge a suo piacimento e corrompe, perché ci sono persone che restano e non hanno altra scelta».



