Da dove il governo ha preso i soldi per ridurre il prezzo dei carburanti
Sono stati tolti più di 500 milioni di euro ai ministeri, tra alcune polemiche: anche il museo dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema avrà meno fondi

A marzo il governo ha approvato un decreto-legge con il quale ha abbassato il prezzo dei carburanti riducendo temporaneamente le accise, cioè le imposte fisse. Questa misura è stata finanziata in gran parte con una riduzione dei fondi destinati ai ministeri, per un totale di 527,4 milioni di euro. Significa che alcuni progetti o capitoli di spesa che i ministeri avevano in programma di finanziare dovranno essere ridimensionati o rimandati, se non del tutto soppressi, visto che i fondi per realizzarli sono stati destinati ad altri scopi.
La riduzione delle accise sarebbe dovuta durare fino al 7 aprile, ma poi è stata prorogata fino al primo maggio con altri 500 milioni: questi invece sono stati finanziati in parte con le maggiori entrate che lo Stato ha ricavato dall’IVA proprio per via dell’aumento dei prezzi dei carburanti (200 milioni), e in parte con i proventi delle aste ETS, il sistema europeo che obbliga le aziende più inquinanti a pagare per le loro emissioni di anidride carbonica (300 milioni).
I fondi del primo decreto però sono quelli che hanno generato polemiche perché hanno comportato tagli. Sono stati prelevati da tutti i ministeri, in misure diverse. Quelli che hanno subìto le riduzioni maggiori sono il ministero dell’Economia e delle Finanze (127,5 milioni), il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (96,5 milioni) e il ministero della Salute (86 milioni).
Nel decreto viene riportata la somma che sarà decurtata da ogni ministero, ma non viene esplicitato con quali criteri è stata quantificata né a quali progetti nello specifico vengano sottratti i finanziamenti. È una mancanza che notano sia il Servizio studi che il Servizio del bilancio del Senato (il primo organo fa approfondimenti sui temi oggetto dei disegni di legge, il secondo ne studia gli effetti finanziari), che nelle loro relazioni consigliano di specificare per ogni ministero gli interventi per i quali gli stanziamenti vengono ridotti.
Negli scorsi giorni alcuni enti destinatari dei fondi decurtati hanno iniziato a ricevere comunicazioni sulle riduzioni e sono sorte le prime polemiche. È successo per esempio a Sant’Anna di Stazzema, frazione del comune di Stazzema, in provincia di Lucca. È un luogo noto soprattutto per una delle azioni più violente compiute dai nazifascisti durante la Seconda guerra mondiale: un eccidio che avvenne il 12 agosto del 1944, quando durante un’azione militare antipartigiana un gruppo di soldati nazisti, con la collaborazione di fascisti italiani, uccise 560 abitanti, tra cui molti bambini.
Il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, ha detto di aver ricevuto dal ministero della Cultura la comunicazione che i finanziamenti statali per il Parco nazionale della pace (un’area con un museo dedicato alla memoria dell’eccidio) saranno ridotti di 90mila euro, che serviranno a finanziare le misure del decreto carburanti. Il sindaco ha detto che secondo lui la decisione potrebbe essere indice di «una sottovalutazione, o peggio, una progressiva marginalizzazione del valore dell’antifascismo e della memoria storica nel dibattito pubblico nazionale».
I fondi prelevati dal ministero della Cultura per finanziare il decreto sulle accise invece corrispondono a circa 25 milioni di euro. Francesco Maria Perrotta, presidente di ItaliaFestival (un’associazione che, tra le altre cose, tutela e rappresenta i comuni dove si svolgono i principali festival culturali italiani), ha detto che le riduzioni degli stanziamenti riguardano alcuni importanti festival musicali come l’Umbria Jazz, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, il Ravenna Festival, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Festival Puccini a Torre del Lago (Viareggio), il Festival Verdi di Parma e il Romaeuropa Festival.
Secondo il quotidiano Repubblica, a causa del decreto carburanti i contributi annuali per ciascun festival sono stati portati da 857mila euro a 727mila euro. Questa riduzione si somma a un’altra, decisa a partire dal 2024, prima della quale il contributo corrispondeva a un milione di euro per ogni festival.
Dopo alcune polemiche nate con la pubblicazione di questa notizia, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha contattato l’Associazione generale italiana dello spettacolo (che rappresenta gli imprenditori che lavorano nel cinema e nello spettacolo) e ha detto che il ministero è al lavoro per fare in modo che le riduzioni previste dal decreto-legge non abbiano impatti negativi sul settore.
La riduzione dei fondi è stata criticata, soprattutto dalle opposizioni, perché toglie risorse a ministeri anche molto importanti come quello della Sanità, per finanziare una misura, quella per la riduzione delle accise, molto costosa ma solo temporanea e non risolutiva del vero problema, cioè il rincaro dei carburanti dovuto alla guerra in Medio Oriente (l’Italia è uno dei paesi dell’Unione Europea che applicano le accise più alte sul gasolio e sulla benzina). Lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha parlato di una misura che «tampona la situazione».
– Leggi anche: La riduzione delle accise sulla benzina non sta funzionando come dovrebbe
Non è nemmeno una misura mirata, visto che non è pensata per aiutare solo chi ha più bisogno, cioè chi ha i redditi più bassi o chi per vari motivi utilizza di più l’auto, ma si applica a tutti in modo indiscriminato. Infine, tra gli aspetti problematici c’è anche il fatto che la riduzione delle accise finisce per incentivare il consumo di combustibili fossili, tra i principali responsabili delle emissioni inquinanti.
I fondi provenienti dai ministeri serviranno a coprire le spese derivanti non solo dalla riduzione delle accise, ma anche dall’applicazione di altre misure contenute nello stesso decreto-legge, come alcuni aiuti alle imprese. Il governo ha previsto di finanziare queste uscite (più limitate) anche nei prossimi anni: 15,5 milioni nel 2027 (che saranno pagati con le entrate derivate dalle accise) e 6,1 milioni nel 2028 (da pagare attingendo dal FISPE, un fondo istituito per interventi di politica economica).



