L’assenza di film italiani a Cannes è il segnale di qualcosa?

Non è una questione artistica ma industriale, conseguenza del caso e di quello che successe ai set un anno e mezzo fa

di Gabriele Niola

(Marc Piasecki/WireImage)
(Marc Piasecki/WireImage)
Caricamento player

Con l’annuncio di martedì del programma della Quinzaine des Cinéastes, una sezione parallela e autonoma, il programma del Festival di Cannes è stato annunciato quasi interamente. Mancano ancora alcuni film che saranno inclusi nella Selezione ufficiale (la parte principale del festival) e verranno annunciati da qui al 12 maggio, ma il direttore del Festival Thierry Frémaux ha già confermato che nemmeno tra questi ce ne saranno di italiani.

Non ce n’erano stati nemmeno al festival di Berlino che si è tenuto a febbraio, e una simile assenza in due festival così importanti non capitava da molto tempo; in molti vi leggono un segnale che l’importanza del cinema italiano si sta riducendo, ma è una questione più industriale che artistica.

La presenza di film italiani nei grandi festival è sicuramente un buon indicatore di una futura circolazione internazionale, perché i film che sono in queste selezioni si vendono sempre bene in tutto il mondo. Ma specialmente se si guarda alla selezione di una sola annata è facile che influiscano ragioni e cause diverse dal solo merito. Il direttore di Cannes, quando gli vengono poste domande riguardo la presenza o assenza di certi paesi, risponde che l’arco temporale giusto per capire se c’è una vera tendenza in corso «sono cinque edizioni».

Nel caso specifico, l’Italia sta soffrendo ora del blocco delle produzioni iniziato un anno e mezzo fa, quando per ritardi e problemi con la pubblicazione delle graduatorie dei fondi pubblici una buona parte delle società di produzione si bloccò. Per diversi mesi tra il 2024 e il 2025 pochissimi set furono attivi, e tutti gli altri rimasero fermi in attesa di sapere se avrebbero avuto accesso al finanziamento pubblico, in modo da decidere il budget finale del film. Questo creò un ritardo a catena il cui esito è una scarsità di film che si percepisce adesso. Ne ha risentito la partecipazione dei film italiani alla Berlinale di febbraio e ora quella a Cannes.

A un festival grande infatti vengono selezionati principalmente due tipi di film: quelli dei grandi maestri, i film cioè di autori molto noti e molto premiati, con cui il festival ha stabilito un rapporto e che hanno quasi un posto garantito; e quelli degli emergenti che il festival ha scoperto. Questo vale per i film di qualunque paese che non siano gli Stati Uniti e quello in cui si svolge il festival. È più raro che vengano selezionati i film che ricadono in una categoria a metà, cioè di registi noti nel proprio paese che però non hanno un rapporto con quel festival.

Questo significa che se nel 2026 nessuno dei registi che presentano abitualmente i propri film alla Berlinale o a Cannes ha un film pronto, la presenza italiana è naturalmente compromessa.

Nel caso di Cannes, i registi italiani che sono quasi sempre al festival sono Nanni Moretti, Matteo Garrone, Paolo Sorrentino e Alice Rohrwacher. Più saltuariamente Marco Bellocchio e Mario Martone. Alle volte capita che un buon numero di questi registi abbia il film pronto nello stesso anno e che vengano presi tutti, come accadde per una casualità nel 2015 con Moretti, Sorrentino e Garrone che avevano rispettivamente Mia madre, Youth e Il racconto dei racconti. Nel 2026 invece nessuno di loro ha un film pronto; sembrava potesse averlo Moretti e invece non è stato così.

– Leggi anche: La regista emergente più promettente nel cinema italiano

Per quanto riguarda la seconda categoria di registi i cui film avrebbero potuto essere selezionati, sono loro quelli più colpiti dal blocco dei set. I film di chi è al primo film, o al secondo o al terzo, sono quelli il cui finanziamento è più difficile e dipende di più dai fondi pubblici. Al contrario le produzioni maggiori possono in certi casi decidere di assumersi un rischio più grande e cominciare comunque a girare, confidando poi di ottenere in un secondo momento i fondi per i meriti accumulati.

Ma se si parla di salute artistica del cinema italiano, che non sia solo quello dei grandi nomi, bisogna considerare che due anni fa oltre a Parthenope di Paolo Sorrentino erano stati selezionati I dannati di Roberto Minervini e la serie tv L’arte della gioia di Valeria Golino, mentre l’anno scorso oltre a Fuori di Mario Martone altri due film italiani di autori molto poco noti erano nella Selezione ufficiale: Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis e Le città di pianura di Francesco Sossai.

Per il 2026 invece non è solo l’Italia a mancare da Cannes. Per ragioni diverse da quelle italiane sono praticamente assenti i paesi del Sud America, molto presenti invece negli ultimi anni, c’è una presenza statunitense molto ridotta (praticamente nessun film dei grandi studi, solo indipendenti) ed è quasi assente il Regno Unito. In diverse interviste date alle testate internazionali che si occupano di festival lo stesso Frémaux ha parlato dell’eccezionalità della situazione, menzionando anche la mancanza dell’Italia: «non dimentichiamoci che se quest’anno non c’è l’Italia, c’è invece molta Spagna. E magari l’anno prossimo ci sarà l’Italia e mancherà la Spagna».

– Leggi anche: Della prima regista italiana resta pochissimo

Questo non significa però che il cinema italiano non abbia nessun problema produttivo. Se la pubblicazione di bandi e graduatorie per l’assegnazione dei fondi pubblici è ricominciata, è arrivata la notizia che il fondo pubblico per il 2026 sarà inferiore di 90 milioni di euro rispetto a quello dell’anno precedente (600 milioni contro i 690 del 2025).

I tagli hanno riguardato soprattutto la parte di fondi che viene assegnata ai film che hanno meno possibilità al box office, quelli che si chiamano i “selettivi”, mentre è rimasta invariata o quasi la quota che si assegna tramite tax credit (uno sgravio fiscale del 30 o 40 per cento che spetta a tutte le produzioni che rispettano le regole indicate nella legge), ed è stato aumentato il finanziamento rivolto alle produzioni internazionali che vengano a girare (e quindi a spendere quei soldi) in Italia. Le associazioni di categoria degli autori hanno protestato e quelle più combattive che rappresentano le maestranze hanno invitato a fare gesti più concreti, boicottando ad esempio la serata di premiazione dei David di Donatello.

È probabile che anche a Locarno ad agosto (il quarto grande festival europeo) ci sarà una presenza inferiore al solito del cinema italiano, mentre la Mostra del cinema di Venezia, che si tiene a inizio settembre, sarà un caso a sé perché, essendo un festival italiano e finanziato dallo stato, per sua natura tende a presentare molti film italiani.

– Leggi anche: Come funzionano i finanziamenti pubblici a film e serie tv