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  • Lunedì 13 aprile 2026

Trump se l’è presa anche con il papa

L'ha criticato in modo insolitamente duro e diretto, ma i rapporti tra la sua amministrazione e il Vaticano sono complicati da mesi

(AP Photo/Gregorio Borgia)
(AP Photo/Gregorio Borgia)

Domenica sera, in un post sul suo social network Truth, il presidente statunitense Donald Trump ha criticato papa Leone XIV definendolo «debole sul crimine e terribile per la politica estera». Ha aggiunto di non volere un papa «che crede sia OK per l’Iran avere armi atomiche», e che «Leone dovrebbe usare il buonsenso, smettere di fare gli interessi della sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa e non un politico».

Rientrando a Washington dalla Florida, Trump ha anche detto ai giornalisti: «Non credo stia facendo un buon lavoro. Non sono un fan di papa Leone». Non è insolito che il papa e il presidente statunitense in carica siano in disaccordo o abbiano idee diverse, ma commenti così critici e diretti sono anomali.

Lunedì Leone XIV ha risposto dicendo di non avere paura dell’amministrazione Trump.

Leone XIV (Robert Francis Prevost) è stato eletto a maggio del 2025, dopo la morte di papa Francesco. Ha 70 anni ed è il primo papa statunitense: nel post Trump ha sostenuto che sia stato «messo lì» solo per quello, aggiungendo: «Se io non fossi alla Casa Bianca, Leo non sarebbe in Vaticano».

Da quando è stato eletto Leone XIV ha criticato alcune decisioni dell’amministrazione Trump, per esempio sull’immigrazione e sull’operazione militare con cui a gennaio gli Stati Uniti hanno rimosso il dittatore venezuelano Nicolás Maduro.

Il giornalista italiano Mattia Ferraresi ha scritto sul sito statunitense The Free Press che già a gennaio, poco dopo l’intervento in Venezuela, il Pentagono (il ministero della Difesa statunitense) aveva convocato un importante diplomatico del Vaticano sostanzialmente per chiedere che la Chiesa sostenesse le operazioni militari degli Stati Uniti. Il Pentagono ha confermato l’incontro, ma ha descritto come «esagerati e distorti» i resoconti che ne sono stati fatti sui giornali.

Per ora il papa non ha fatto viaggi ufficiali negli Stati Uniti, e il Vaticano ha anche rifiutato di partecipare al Consiglio di pace creato da Trump per occuparsi della guerra nella Striscia di Gaza e potenzialmente di altri conflitti.

– Leggi anche: Trump ha grandi progetti per il suo Consiglio di pace, forse un po’ troppo

Nelle ultime settimane, e specialmente dall’inizio della guerra di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, le critiche di Leone XIV a Trump sono diventate più frequenti e più dirette. È un problema anche politico per Trump, dato che alle ultime elezioni presidenziali il 55 per cento degli elettori cattolici aveva votato per lui (e il 62 per cento dei cattolici bianchi). Molti membri della sua amministrazione sono cattolici, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, mentre quello alla Difesa Pete Hegseth nei suoi discorsi usa spesso una visione fondamentalista della religione per giustificare l’uso della forza.

Donald Trump (in secondo piano) e il segretario statunitense alla Difesa, Pete Hegseth, a una conferenza stampa alla Casa Bianca, 6 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

L’11 aprile, durante una messa alla basilica di San Pietro, Leone XIV ha detto: «Basta con l’idolatria di se stessi e del denaro! Basta con l’ostentazione del potere! Basta con la guerra!». Pochi giorni prima aveva definito «veramente non accettabile» la minaccia di Trump di distruggere «l’intera civiltà» iraniana, e pochi giorni dopo ha detto: «Torniamo al dialogo, cerchiamo di risolvere i problemi senza arrivare a questo punto». In altre occasioni aveva detto che Dio «non ascolta le preghiere di chi fa la guerra».

Nel post Trump ha criticato anche un incontro tra Leone XIV e David Axelrod, amico personale dell’ex presidente statunitense Barack Obama e suo consigliere ancora molto influente. L’incontro è avvenuto lo scorso 9 aprile in Vaticano, e ha dato luogo a molte speculazioni su un possibile futuro incontro tra Obama e Leone XIV e sulla vicinanza del papa all’ambiente Democratico, che ha indispettito Trump. Molti hanno notato un punto in comune tra i tre (Obama, Axelrod e il papa): sono tutti originari di Chicago.