Cosa si sa delle indagini sull’operatore della Croce Rossa accusato di aver ucciso cinque anziani

Le intercettazioni telefoniche con riferimenti espliciti alle morti hanno convinto il tribunale a mandarlo in carcere preventivamente

L’interno di un’ambulanza della Croce Rossa (Alfredo Falcone/LaPresse)
L’interno di un’ambulanza della Croce Rossa (Alfredo Falcone/LaPresse)
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Sono state le intercettazioni telefoniche a convincere la giudice per le indagini preliminari Ilaria Rosati a mandare in carcere Luca Spada, soccorritore 27enne della Croce Rossa di Forlimpopoli-Bertinoro, in provincia di Forlì, in Emilia-Romagna. Nella richiesta di arresto la procura ha inserito molti dialoghi che secondo gli investigatori dimostrerebbero in maniera inequivocabile le intenzioni di Spada, arrestato sabato perché accusato dell’omicidio volontario di almeno cinque persone morte durante i trasporti in ambulanza tra febbraio e novembre del 2025.

Le vittime avevano tutte malattie croniche ma non erano in condizioni di emergenza: erano morte durante o subito dopo trasferimenti organizzati per esigenze cliniche ordinarie, come visite, esami o controlli. L’accusa sostiene che Spada iniettasse aria con una siringa nell’accesso venoso che quasi tutti i pazienti anziani avevano già al braccio, causando un’embolia gassosa. Se una bolla d’aria raggiunge il cuore o i polmoni può causare un arresto cardiaco nel giro di secondi o minuti.

L’ordinanza di arresto ha riconosciuto «gravi indizi di colpevolezza» soltanto per la morte di una donna di 85 anni dovuta proprio a un’embolia gassosa. Per le altre morti le indagini sono ancora in corso.

La procura ipotizza il reato di omicidio volontario continuato, aggravato dalla premeditazione. L’omicidio volontario continuato, secondo il codice penale, si configura quando un soggetto commette più omicidi (o un omicidio e altri reati) in tempi diversi ma accomunati dal «medesimo disegno criminoso».

Un ruolo importante nell’inchiesta l’ha avuto una dipendente della Croce Rossa di Forlì, che ha preso nota delle date, elencato le morti e verificato chi era in turno, scoprendo che Spada era l’unico operatore presente in tutti i casi sospetti. È lei che il 12 settembre, insospettita dall’ennesima morte avvenuta mentre Spada era in turno, gli ha controllato le tasche della giacca trovando un bisturi e una siringa senza ago.

Tra le tante intercettazioni raccolte dagli investigatori, quelle riportate nell’ordinanza di custodia cautelare per motivare l’arresto mostrano con quanta naturalezza Spada parlasse della morte delle persone anziane. Ma oltre al cinismo nei dialoghi ci sono anche presunti riferimenti a una collaborazione tra Spada e un’agenzia funebre.

L’8 luglio 2025 Spada diceva a un collega «chiamami codice 4», riferendosi al codice usato per indicare un paziente deceduto. Il 17 novembre Spada diceva: «Mercoledì 26 facciamo la lunga insieme così secchiamo qualcuno». Il 21 novembre, in risposta a un collega che lo informava di aver salvato un paziente, commentava: «Dio bono ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire». Il collega rispondeva: «Sì, ma non era dei tuoi questo, lascia stare, non ci facevi neanche un euro».

Spada collaborava con un’agenzia di pompe funebri di Meldola, con cui intratteneva rapporti così stretti da avere una divisa con il suo nome nella sede dell’agenzia. La divisa è stata sequestrata dai carabinieri. In un messaggio del 2021 aveva descritto il presunto sistema: «Se sei bravo fai dieci funerali a settimana, più o meno per fare circa 7000 euro al mese». Tuttavia nessuno dei funerali delle vittime per cui è indagato è stato eseguito dall’agenzia di Meldola, che ha detto che Spada era solo un collaboratore occasionale. Le indagini sono in corso per verificare se collaborasse anche con altre agenzie.

La giudice, pur non riconoscendo la premeditazione richiesta dalla procura, ha scritto nell’ordinanza che le modalità dell’azione dimostrano «una significativa capacità criminale» e una «preordinazione delittuosa», e che esiste «il pericolo concreto che l’indagato commetta delitti della stessa specie». Ha anche contestato a Spada di inquinare le prove: verso la fine delle indagini, convinto di essere sorvegliato, Spada aveva cercato telecamere nell’ambulanza con un cacciavite e aveva fatto pressioni sui colleghi.