• Mondo
  • Domenica 12 aprile 2026

Come sono andati i negoziati a Islamabad

Male: Iran e Stati Uniti erano arrivati in Pakistan con posizioni inconciliabili, non hanno trovato un accordo e se ne sono andati dopo un giorno

Due operai rimuovono i cartelloni sui negoziati, installati pochi giorni fa, dopo la loro interruzione, il 12 aprile del 2026 a Islamabad, in Pakistan (ANSA/EPA)
Due operai rimuovono i cartelloni sui negoziati, installati pochi giorni fa, dopo la loro interruzione, il 12 aprile del 2026 a Islamabad, in Pakistan (ANSA/EPA)
Caricamento player

I negoziati tra Iran e Stati Uniti sono finiti senza un accordo, almeno per ora. Erano iniziati sabato a Islamabad, in Pakistan: sono proseguiti per più di 20 ore, e domenica mattina le due delegazioni se ne sono andate. Non sappiamo cosa succederà ora: il cessate il fuoco concordato l’8 aprile dovrebbe durare fino al 21 aprile ma non si sa se, ed eventualmente quando, i leader dei due paesi accetteranno di incontrarsi di nuovo.

Poco prima di lasciare il Pakistan, il presidente statunitense JD Vance (che guidava la delegazione degli Stati Uniti) ha tenuto un breve discorso in cui ha detto che gli Stati Uniti avevano «messo in chiaro quali fossero le linee rosse» e su cosa fossero e non fossero «disposti ad andare loro incontro», riferendosi ai negoziatori iraniani, che però avrebbero «scelto di non accettare le nostre condizioni». Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, ha risposto che gli Stati Uniti dovrebbero evitare «richieste eccessive e illegali» e accettare «gli interessi e i diritti legittimi» dell’Iran. «Il successo di questo processo diplomatico dipende dalla serietà e dalla buonafede dell’altra parte», ha aggiunto.

Gli incontri sono stati comunque importanti, anche perché Iran e Stati Uniti non avevano colloqui diretti di livello così alto dal 1979, quando la rivoluzione portò alla cacciata dello scià e alla nascita della Repubblica Islamica.

Allo stesso tempo era chiaro fin dall’inizio che trovare un accordo duraturo sarebbe stato estremamente complicato, soprattutto in tempi così brevi. Iran e Stati Uniti sono arrivati in Pakistan dopo oltre un mese di guerra, portando richieste inconciliabili su temi estremamente complessi. Non sappiamo molto di quello che le delegazioni si sono dette durante i colloqui, ma è chiaro che i punti più problematici sono tre: il programma nucleare iraniano, la riapertura dello stretto di Hormuz e la revoca delle sanzioni occidentali sull’Iran.

Il vicepresidente JD Vance durante la conferenza stampa in cui ha annunciato l’interruzione dei negoziati, il 12 aprile del 2026 a Islamabad, in Pakistan. Dietro di lui ci sono il genero di Donald Trump, Jared Kushner, e l’inviato degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Vance ha detto che gli Stati Uniti vogliono ottenere «un chiaro impegno» da parte dell’Iran di «non cercare un’arma nucleare, e non cercare gli strumenti che permetterebbero [al regime] di ottenerla in fretta». In altre parole, l’amministrazione statunitense vorrebbe che l’Iran smettesse completamente di arricchire l’uranio e smaltisse o consegnasse le quantità di cui è in possesso (nel paese ci sono circa 400 chili di uranio arricchito, necessario per produrre armi atomiche). Il regime iraniano invece sostiene di avere il diritto di arricchire l’uranio per scopi civili, e ha sempre formalmente negato di voler creare una bomba atomica.

È un tema di cui si discute da decenni, e sui cui l’Iran aveva già fatto concessioni in passato: con lo storico accordo del 2015, negoziato dall’amministrazione statunitense di Barack Obama nel corso di due anni, il regime accettò di ridurre l’arricchimento dell’uranio in cambio del ritiro delle sanzioni. L’accordo però fu di fatto svuotato nel 2018, quando Donald Trump ritirò gli Stati Uniti.

Altre trattative sul tema erano ricominciate negli scorsi mesi, ma si erano interrotte a causa delle posizioni inconciliabili dei due paesi. A fine febbraio gli Stati Uniti avevano attaccato l’Iran insieme a Israele anche con l’obiettivo di smantellare il programma nucleare iraniano e portare il regime ad accettare un nuovo accordo. Non ci sono riusciti: dopo oltre un mese di guerra il regime iraniano è indebolito, ma non sconfitto, ed è ancora più determinato a mantenere le sue posizioni. 

Da destra: Asim Munir, il capo dell’esercito del Pakistan e l’uomo più importante del paese; il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi; il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf; il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar, 11 aprile 2026 (Pakistan Ministry of Foreign Affairs via AP)

Questo anche perché nelle ultime settimane il regime ha acquisito molto più potere nei negoziati grazie al controllo dello stretto di Hormuz, da cui passa un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale liquefatto esportato nel mondo. Il regime vuole continuare a controllarlo anche dopo la fine della guerra, prima della quale lo stretto era un tratto di mare aperto a tutti: oggi invece l’Iran decide quali navi possono attraversarlo e chiede loro anche un pedaggio. Il blocco dello stretto ha causato una crisi energetica globale, che ha fatto aumentare i prezzi di gas e petrolio anche negli Stati Uniti, un tema sensibile per l’elettorato Repubblicano (quello di Trump).

L’Iran ha riaperto brevemente lo stretto dopo l’inizio del cessate il fuoco, per poi richiuderlo quando Israele ha compiuto il peggiore bombardamento sul Libano dall’inizio della guerra. Il Libano è un altro punto di contesa fra le due parti: l’Iran chiede che sia incluso nell’accordo di cessate il fuoco e che quindi Israele smetta di attaccarlo, mentre Israele vuole continuare a farlo per eliminare Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese alleato dell’Iran.

Dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad, gli Stati Uniti sono in una posizione molto scomoda. Trump ha principalmente due opzioni. La prima è ricominciare a bombardare l’Iran, cosa che però da un lato riporterebbe gli Stati Uniti in una guerra che avevano iniziato ma da cui stavano cercando il modo di uscire, e dall’altro prolungherebbe la già gravissima crisi energetica globale. La seconda opzione è continuare i negoziati, che però potrebbero andare per le lunghe.

– Leggi anche: Il regime iraniano ha vinto la guerra, per ora