Il primo giorno di negoziati non ha portato svolte
Almeno per ora, i colloqui proseguono nella notte: le delegazioni di Iran e Stati Uniti si sono parlate faccia a faccia, ma il futuro di Hormuz resta un problema

I negoziati in Pakistan fra Stati Uniti e Iran sono proseguiti fino a tarda notte. Non ci sono informazioni su obiettivi raggiunti, e da quanto emerge le distanze sono ancora notevoli su molte delle questioni centrali. I colloqui potrebbero proseguire anche domani e sarebbe un primo risultato, perché eviterebbe un’interruzione delle trattative.
Sono stati colloqui almeno in parte diretti: le delegazioni guidate dal presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e dal vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance erano nella stessa stanza e si sono confrontate faccia a faccia, con la mediazione di esponenti del governo pachistano del primo ministro Shehbaz Sharif.
È di per sé un risultato notevole, perché Iran e Stati Uniti non avevano colloqui diretti di questo livello dal 1979, quando la rivoluzione portò alla cacciata dello scià e alla nascita della Repubblica Islamica.

L’Hotel Serena sede dei negoziati, l’11 aprile 2026. (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Secondo quanto emerso, uno dei punti centrali su cui i negoziati sono entrati in una fase di stallo è il futuro dello stretto di Hormuz: l’Iran vorrebbe continuare a controllarlo, chiedendo un pedaggio alle navi in transito, gli Stati Uniti invece pretendono una riapertura completa del tratto di mare al traffico marittimo.
Sabato il comando centrale dell’esercito statunitense ha anche detto che due sue navi cacciatorpediniere avevano attraversato lo stretto. Secondo gli Stati Uniti era l’inizio di un’operazione più ampia che avrebbe portato allo sminamento di Hormuz e alla riapertura totale dello stretto. Donald Trump aveva confermato che gli Stati Uniti avrebbero proceduto a togliere le mine, con i sistemi «più sofisticati».
In serata l’Iran ha smentito quel passaggio di navi militari, sostenendo di continuare a mantenere un completo controllo sulla navigazione in quell’area. Non è chiaro come siano andate effettivamente le cose, mentre sembra sempre più probabile che una parte dello stretto sia effettivamente minato, come si temeva nelle scorse settimane.
Per quel che riguarda i negoziati, la giornata era cominciata con gli incontri separati fra i mediatori e le due delegazioni, ed è proseguita con varie sessioni di colloqui.

Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf con il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif (Pakistan Prime Minister Office via AP)
Dopo i colloqui fra i rappresentati di più alto livello ci sono stati confronti fra gli esperti “tecnici”, poi lo scambio di documenti scritti con le rispettive posizioni sui vari temi al centro della discussione. Questa fase ha evidenziato che le parti erano ancora distanti. L’Iran attraverso le televisioni di stato ha parlato di «richieste eccessive» da parte degli Stati Uniti.
I negoziati hanno dunque di nuovo coinvolto i capi delle delegazioni: con Vance c’erano gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, con Bagher Ghalibaf il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e lil suo predecessore Ali Bagheri Kani. Quest’ultimo era una presenza inattesa ed è considerato un rappresentate della linea più dura e intransigente del regime: in passato si oppose anche all’accordo sul nucleare firmato nel 2015 con l’amministrazione statunitense di Barack Obama.
Mentre i colloqui erano in corso il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato alla televisione israeliana, dicendo che la guerra con l’Iran non era «ancora finita», e sostenendo di voler trovare un accordo di pace con il Libano che «duri a lungo». Sabato Israele ha continuato ad attaccare il Libano: circa un centinaio di persone sono state uccise negli attacchi, e il numero complessivo dei morti dall’inizio della guerra ha superato i 2.000.



