Quanto dureranno le scorte di carburante degli aeroporti?
Secondo la principale associazione europea poche settimane, se lo stretto di Hormuz non riapre davvero

In una lettera alla Commissione Europea ACI Europe, l’associazione di categoria degli aeroporti europei, ha detto quali sono le tempistiche con cui si rischia di arrivare alla fine delle scorte di carburante per via della guerra in Medio Oriente.
«Se il passaggio attraverso lo stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare realtà per l’Unione Europea», ha scritto Olivier Jankovec, il direttore generale dell’associazione. Senza carburante gli aerei non volano, dunque il rischio è che il traffico aereo si fermi.
È la prima comunicazione ufficiale dopo settimane di grande incertezza e apprensione sulla situazione delle scorte europee di carburante per aerei, anche detto jet fuel, che in tempi normali arriva in grandi quantità dai paesi del Golfo: ora non spediscono più niente, mentre di solito contribuiscono a fornire circa la metà del fabbisogno europeo. Il resto arriva da fornitori secondari o dalla produzione interna, difficile però da incrementare in breve tempo. In questa situazione il prezzo del carburante per aerei è raddoppiato rispetto all’inizio della guerra.
Le cose non sono migliorate neanche con l’accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, che prevede la riapertura per due settimane dello stretto di Hormuz, la via marittima da cui transita moltissimo petrolio, gas, e appunto carburante per aerei. Il traffico dello stretto per ora risulta ancora sostanzialmente fermo, e anche se ripartisse subito ci vorrebbero comunque mesi prima di ripristinare le scorte di carburante degli aeroporti.
Le compagnie aeree di tutto il mondo hanno cominciato da settimane a cancellare voli e ad aumentare il prezzo dei biglietti, ma finora gli aeroporti e le compagnie aeree europee avevano dato comunicazioni rassicuranti sul fatto che fino all’estate in teoria non ci sarebbero stati problemi.
A quanto si capisce dalla lettera di ACI Europe in effetti è abbastanza difficile stabilire l’esatta gravità della situazione perché «attualmente non esiste una mappatura/valutazione e un monitoraggio a livello UE della produzione e della disponibilità di carburante per aerei». L’associazione chiede che la Commissione dunque si occupi di capire su quanto carburante gli aeroporti possono effettivamente contare per i prossimi 6 mesi, e che valuti acquisti collettivi a livello europeo. Chiede anche di imporre alle raffinerie di mantenere alta la produzione.
«Il fatto che stiamo entrando nella stagione estiva di punta — quando il trasporto aereo sostiene l’intero ecosistema turistico da cui dipendono le economie di molti Stati membri — non fa che aumentare le preoccupazioni», ha detto ACI Europe.


