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  • Venerdì 10 aprile 2026

Fiorellini, gnomi da giardino e panini a meno di tre euro

Il Masters di Augusta è un torneo di golf d'altri tempi, con regole estreme e stramberie varie che, per ora, raggiungono il loro scopo

Il golfista Tiger Woods durante l'edizione del 2022 del Masters (Simon Bruty/Anychance/Getty Images)
Il golfista Tiger Woods durante l'edizione del 2022 del Masters (Simon Bruty/Anychance/Getty Images)

In un campo da golf in Georgia, negli Stati Uniti, si sta giocando il Masters di Augusta, uno dei quattro Major, i tornei di golf più importanti al mondo. Il Masters, come è chiamato di solito, è il primo grande evento del golf di quest’anno, eppure molti suoi aspetti sono fermi a decenni fa. Il Masters è un torneo d’altri tempi: non c’è musica, il souvenir più ricercato è un elegante gnomo da giardino e nessuno usa il cellulare; se si vuole chiamare si devono usare i telefoni pubblici in campo. E nonostante l’inflazione i panini più cari continuano a costare tre dollari, cioè circa due euro e mezzo.

Un tifoso passeggia – con il suo gnomo – sul campo del Masters di Augusta, 9 aprile 2024 (AP Photo/George Walker IV)

Il Masters, che è iniziato giovedì e finirà domenica, è l’unico dei quattro Major che si disputa sempre sullo stesso campo: quello di proprietà dell’Augusta National Golf Club, nell’omonima città della Georgia. È il club di golf più esclusivo al mondo e uno dei più belli e idilliaci: tutto è curato nei minimi dettagli per sembrare un’oasi naturale.

Tiger Woods, uno dei golfisti più forti di sempre e più volte vincitore del Masters, durante l’edizione del 2009 (AP Photo/Charlie Riedel)

L’erba verde e i fiori sono tenuti in modo impeccabile, i bunker di sabbia straordinariamente bianchi e si sentono continuamente i cinguettii degli uccelli. Gli stessi prezzi del cibo, di solito altissimi durante un evento sportivo, sono tenuti così bassi proprio per dare ai tifosi l’idea di trovarsi in una sorta di paradiso terrestre, dove tutto funziona alla perfezione e non c’è bisogno di preoccuparsi.

Anche i biglietti del torneo hanno un costo relativamente basso rispetto ad altri grandi eventi sportivi negli Stati Uniti. Si acquistano attraverso una lotteria aperta a tutti, dove però solo una persona su duecento riesce a ottenerli. Per quattro giorni di torneo si pagano circa 500 euro, per uno solo, poco più di 130 euro.

Un momento del Masters del 2006 (David Cannon/Getty Images)

Il club cerca insomma di presentarsi come un luogo ameno e riservato, ma allo stesso tempo accessibile a tutti. Per darsi questo tono, però, il Masters esercita un controllo ossessivo sui tifosi, sui giornalisti e sulle trasmissioni televisive. Motivo per cui c’è una serie di regole piuttosto inusuali, se non davvero strane, e chi non le rispetta rischia di essere buttato fuori, ma pure di perdere l’accesso futuro al club. In questo senso, il Masters è molto simile a Wimbledon, il torneo inglese di tennis altrettanto importante, altrettanto verde e altrettanto bislacco nelle sue regole.

Chi va a vedere il Masters, per esempio, deve essere chiamato “patron” (mecenate) e non tifoso. E deve vestirsi in un certo modo. Non c’è un dress code ufficiale, ma il club fornisce qualche consiglio attraverso la sua pagina di Pinterest dalla quale si deduce che l’outfit richiesto non deve essere elegante o sobrio, ma curato e preferibilmente con un po’ di verde. Oltre che senza loghi visibili (a meno che non sia il logo del torneo).

A proposito di cose poco sobrie ma accettabili: il cappello di un tifoso del Masters di Augusta, durante l’edizione del 1992 (David Cannon/Getty Images)

Ci sono poi molti divieti. Non si possono indossare le scarpe da golf con i tacchetti o le scarpe con il tacco perché rovinerebbero l’erba. Sull’erba si può stare in piedi o seduti su una propria sedia pieghevole, che però non deve avere braccioli né bordi appuntiti. I patrons non possono nemmeno portare borse o zaini troppo grandi e c’è una misura massima da rispettare, di circa 25 × 25 × 30 centimetri, un po’ meno di un piccolo bagaglio a mano su un volo di una compagnia low cost. A proposito, prima di entrare tutti i visitatori passano attraverso un metal detector e le loro borse sono ispezionate.

È anche vietato – in questo caso per una questione di etichetta – indossare cappellini da baseball al contrario e tenere la camicia fuori dai pantaloni. Non solo non si possono portare gli smartphone; non si possono portare nemmeno dispositivi elettronici con cui fare video e fotografie (queste ultime si possono fare durante gli allenamenti) perché sono considerati una distrazione. È vietato pure il cibo portato da fuori, cosa che mette ancora più in risalto il menù decisamente economico del club.

Il club riesce a tenere i costi così bassi perché il menù è piuttosto semplice ed essenziale e perché aumentarli troppo nuocerebbe ormai alla sua immagine

All’ingresso dell’Augusta National Golf Club, viene distribuito a ogni patron un foglietto con una citazione del 1967 di Bobby Jones, storico golfista e co-fondatore del campo:

Nel golf le usanze, l’etichetta e il decoro sono importanti quanto le regole che governano il gioco. È appropriato che gli spettatori applaudano i colpi riusciti in proporzione alla loro difficoltà, ma manifestazioni eccessive da parte di un giocatore o dei suoi sostenitori non sono opportune a causa del possibile effetto sugli altri concorrenti.

Insomma, cori da stadio, urla, proteste e tifo esagerato – comunque tutti presenti, altrove, nel golf professionistico – non sono graditi. Al massimo si possono fare sobri applausi. E una volta entrati è severamente vietato correre. Per questo, quando aprono i cancelli del torneo inizia una marcia tra tifosi per accaparrarsi i posti migliori.

Anche i giocatori e i loro caddie (gli aiutanti tuttofare) devono seguire queste e altre regole. I giocatori non possono indossare bermuda, mentre i caddie devono indossare per forza una divisa bianca con dietro il nome del loro assistito.

Tiger Woods insieme al suo caddie Joe LaCava, quando vinsero il Masters nel 2019 (AP Photo/Matt Slocum)

Pure i commentatori e i giornalisti devono invece stare molto attenti a quel che dicono. Se usano termini ritenuti inappropriati dagli organizzatori, possono venir allontanati. Stefano Mora di Notizie Golf  ha raccontato che nel 1994 capitò a Gary McCord, che aveva definito l’erba del campo «ammorbidita con la cera per la ceretta inguinale».

Perfino i perlopiù misteriosi membri dell’Augusta National Golf Club non possono fare quello che vogliono. Per loro, anzi, è vietato portare fuori dal club la loro giacca verde. È il simbolo di appartenenza al club e viene dato ogni anno al vincitore del Masters, l’unica persona che può indossare la giacca verde anche fuori da Augusta. Ma solo fino al torneo successivo, quando la riconsegna al club che la conserva in caso di una successiva vittoria del proprietario.

Il vincitore del Masters del 2024 Scottie Scheffler mette la giacca verde a Rory McIlroy, vincitore nel 2025 (AP Photo/Matt Slocum)

Gran parte di queste regole, spesso assurde e anacronistiche, contribuisce a creare una condizione simile a quella del film The Truman Show, in cui un uomo vive inconsapevolmente in un enorme set cinematografico che riproduce una città ideale ma in cui tutto è finto. Vale lo stesso per il Masters: parte dell’erba è tinta di verde, i cinguettii sono registrati e la sabbia non è vera sabbia, ma quarzo.

Soprattutto, la storia del club è tutt’altro che idillica: è un posto che per anni ha escluso donne e neri e che viene ancora gestito in modo poco trasparente.

Eppure il sistema del Masters – che esiste dal 1934 e quest’anno è alla sua 90esima edizione – funziona ancora alla grande. Il Guardian l’ha definito «una gradita oasi nel mondo frammentato del golf» che sopravvive e resiste «nonostante le sue rigide e un po’ antiquate peculiarità». E i suoi souvenir – si possono comprare solo di persona e solo durante la settimana del torneo – sono sempre ricercatissimi e rivenduti ad alti prezzi.

Il souvenir più ricercato di tutti è uno gnomo da giardino, diventato negli ultimi anni uno dei simboli più riconoscibili del Masters. Il club vende questi gnomi solo dal 2016 (molte tradizioni sono inventate, questa di recente) a poco più di quaranta euro, ma c’è gente che su internet ne paga migliaia, e a volte sono più richiesti di veri e propri cimeli storici.

Lo gnomo del 2026 (AP Photo/David J. Phillip)

Gli gnomi del Masters cambiano ogni anno, cosa che li rende piuttosto unici e collezionabili. In questa edizione, per esempio, hanno un ombrello e un bicchiere con il logo del torneo in mano; l’anno scorso, invece, avevano in mano il famoso ed economico panino venduto al campo. Esistono anche le versioni più piccole e l’anno scorso venivano venduti anche nella “versione saliera e pepiera”.

(Ebay)

Secondo Golf Digest, una delle più autorevoli riviste di settore, «sono diventati un simbolo evidente dell’iper-consumismo che il club sta cercando di ridurre» e per questo il Masters potrebbe smettere di venderli dall’anno prossimo. Cosa che, anche se non dovesse poi rivelarsi vera, alzerebbe ancora di più il valore degli gnomi di quest’anno. Ma all’Augusta National le cose sono gestite in modo talmente riservato che, a quanto pare, stavolta non sa nulla nemmeno Fred Ridley, cioè lo stesso presidente del club.

– Leggi anche: La stagione del golf, per arrivare preparati a questo Masters e a quello che verrà dopo