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  • Domenica 5 aprile 2026

C’è dell’esplosivo di troppo nelle elezioni in Ungheria

È stato trovato al confine con la Serbia e il leader dell'opposizione accusa Orbán di aver fabbricato il caso per influenzare il voto del 12 aprile

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán
Il primo ministro ungherese Viktor Orbán (Simon Wohlfahrt/Bloomberg)
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Il presidente della Serbia Alexander Vučić ha informato il primo ministro ungherese Viktor Orbán del ritrovamento di due zaini pieni di esplosivo e detonatori accanto al gasdotto TurkStream, a 20 chilometri dal confine tra Serbia e Ungheria. Orbán ha convocato subito una riunione d’emergenza del Consiglio di difesa nazionale per valutare misure straordinarie e garantire la sicurezza nazionale a una settimana dalle elezioni: è il motivo che ha spinto il suo principale avversario, Péter Magyar, a definire il ritrovamento dell’esplosivo una montatura organizzata ad arte per condizionare il voto.

Domenica 12 aprile si vota in Ungheria e in effetti una notizia come questa potrebbe incidere molto sugli ultimi giorni di campagna elettorale. Secondo i sondaggi il partito Orbán, Fidesz, è in netto svantaggio rispetto all’opposizione guidata da Magyar, leader del partito Tisza.

L’Ungheria riceve dal gasdotto TurkStream tra i cinque e gli otto miliardi di metri cubi di gas russo all’anno in virtù dell’alleanza con il presidente Vladimir Putin: Orbán ha costruito buona parte della sua campagna elettorale sull’ostilità verso l’Ucraina e sulla difesa delle forniture energetiche russe a basso costo, che racconta agli elettori come una conquista del suo governo rispetto a un’Unione Europea ostile. Fin dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, Orbán ha resistito alle richieste dell’Unione Europea di abbandonare le importazioni energetiche russe.

L’Ungheria non ha accusato formalmente l’Ucraina del presunto attentato, ma secondo una fonte serba sentita dalla BBC potrebbe farlo presto. Il ministro degli Esteri, Péter Szijjártó, ha elencato su Facebook quella che definisce un’escalation di minacce da parte dell’Ucraina: prima un blocco delle forniture petrolifere, poi attacchi con droni contro il TurkStream in territorio russo, e per finire ha parlato del ritrovamento di esplosivi in Serbia.

Nelle ultime settimane diversi esperti di sicurezza avevano messo in guardia l’opinione pubblica contro possibili operazioni “false flag”, organizzate per fornire a Orbán un pretesto per dichiarare lo stato di emergenza, rinviare il voto o addirittura annullare le elezioni.

– Leggi anche: Le operazioni “false flag” hanno una storia lunga

Il 2 aprile l’analista Andras Racz aveva scritto su Facebook che un falso attacco al gasdotto TurkStream avrebbe potuto essere organizzato proprio in Serbia, e aveva previsto che gli esplosivi rinvenuti sarebbero stati identificati come ucraini. Peter Buda, ex funzionario del controspionaggio ungherese, ha detto di avere avuto in anticipo informazioni sull’operazione, compreso il luogo del ritrovamento degli esplosivi.

Magyar, il leader dell’opposizione, ha definito l’intera vicenda una montatura orchestrata da Orbán in combutta con Vučić, suo alleato, e ha accusato il primo ministro di «seminare il panico» su consiglio di «consulenti russi». «Se Viktor Orbán e la sua propaganda usano questa provocazione per uno scopo elettorale, sarà un’ammissione aperta che si tratta di un’operazione di false flag pianificata. Non potranno impedire le elezioni di domenica prossima. Non potrà impedire a milioni di ungheresi di chiudere i vent’anni più corrotti della storia del nostro paese», ha scritto su Facebook.