L’unica fabbrica di Stellantis che rischia davvero di chiudere

A Cassino dall'inizio dell'anno si è lavorato solo per 15 giorni e sono state prodotte pochissime auto

di Angelo Mastrandrea

Il cancello 1 dello stabilimento Stellantis chiuso, 30 marzo 2026 (Angelo Mastrandrea/il Post)
Il cancello 1 dello stabilimento Stellantis chiuso, 30 marzo 2026 (Angelo Mastrandrea/il Post)
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L’ingresso principale dello stabilimento Stellantis di Cassino è chiuso. I tornelli sono disattivati, i gabbiotti della vigilanza sono vuoti e i parcheggi sia all’interno che all’esterno sono deserti. Lungo i viali che costeggiano l’impianto, intitolati a Gianni e Umberto Agnelli, non c’è nessuno, e neppure al terminal dei bus che trasportano i lavoratori da tutta la provincia.

Il parcheggio dei bus deserto davanti allo stabilimento Stellantis di Cassino, 30 marzo 2026 (Angelo Mastrandrea/il Post)

Più avanti, la palazzina degli anni Settanta che ospitava la direzione e tutti gli uffici, denominata Building 15, è in vendita. Su quattro cancelli è aperto solo il numero 2, per far passare gli operai delle presse e degli stampaggi, gli unici al lavoro perché hanno delle commesse di lamiere e plastiche da altri stabilimenti. L’intera linea produttiva, con i reparti di montaggio, lastratura e verniciatura, invece è ferma per la riduzione drastica degli ordini delle auto prodotte: la Giulia e la Stelvio dell’Alfa Romeo, e la Maserati Grecale.

Dall’inizio dell’anno la fabbrica ha riaperto solo per pochi giorni al mese, su un turno unico che ha impiegato ogni volta 600 operai. La maggior parte dei dipendenti non ha lavorato, con un contratto di solidarietà che prevede una riduzione dell’orario e dello stipendio, che viene parzialmente integrato dall’INPS. Roberto De Piro, un addetto alle presse, dice di aver lavorato non più di quattro o cinque giorni al mese e di guadagnare 1.100 euro con il contratto di solidarietà. Ricorda che quando fu assunto, nel 1993, la fabbrica produceva quasi 150mila auto all’anno. «Ora è cambiato tutto, gli operai sono rassegnati, non vedono nessuna prospettiva e vogliono solo andare via da qui».

Lo stabilimento di Cassino si trova in una zona industriale nella campagna tra Piedimonte San Germano, Aquino e Villa Santa Lucia, tre piccoli comuni della provincia di Frosinone, nel Lazio. Cassino, che è il centro più grande della zona, si trova a una decina di chilometri. Fu aperto dalla Fiat nel 1972 con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno. Fino agli anni Novanta impiegava 12mila operai e produceva appunto quasi 150mila auto all’anno: prima la 126 e la 131, poi la Ritmo e la Croma, in seguito la Tipo, la Punto e la Bravo. Negli anni Duemila, quando ancora la fusione con Chrysler e poi con Peugeot non era ancora avvenuta, arrivarono la Lancia Delta e la Giulietta.

Nel 2018 l’amministratore delegato Sergio Marchionne decise di trasformarlo in un polo «di eccellenza», dove costruire auto più costose come la Giulia e la Stelvio. Dal 2021 però la produzione cominciò a calare. Nel 2023 il numero di auto prodotte scese sotto le 50mila, contro le 135mila del 2017. Per risollevarla, l’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares annunciò che Cassino sarebbe diventato il polo europeo delle auto elettriche del segmento “premium”, cioè le vetture di fascia alta che costano attorno ai 100mila euro. Furono realizzati gli stampi e predisposte le catene di montaggio, poi è cambiato il management e il progetto è stato abbandonato.

Il cancello 2, l’unico aperto, 30 marzo 2026 (Angelo Mastrandrea/il Post)

Negli ultimi anni la fabbrica è diventata il simbolo delle difficoltà industriali di Stellantis in Italia. «Rischia di pagare il prezzo più alto della crisi dell’automotive in Italia, è di fatto a rischio chiusura», dice il segretario generale della FIOM (Federazione italiana operai metallurgici) CGIL Michele De Palma. Lo stabilimento continua a produrre le Alfa Romeo e le Maserati con i motori endotermici.

Nel 2025 per la prima volta i giorni in cui è rimasta chiusa sono stati di più di quelli in cui ha aperto: un centinaio in totale. Anche il numero di automobili prodotte è stato il più basso della sua storia: in tutto poco più di 19mila. Tra settembre e dicembre dall’impianto di Cassino sono uscite 10.600 Alfa Romeo Giulia e Stelvio e 3.535 Maserati Grecale. Le previsioni per quest’anno sono ancora peggiori: il sindacato UILM (Unione italiana lavoratori metalmeccanici) ha stimato che le giornate di produzione effettiva saranno meno di 85.

Lo stabilimento Stellantis di Cassino, in fondo la linea dove si produce la Maserati Grecale, 30 marzo 2026 (Angelo Mastrandrea/il Post)

Fonti dell’azienda dicono che l’impianto «al momento lavora con una produzione ridotta», in attesa del piano del nuovo amministratore delegato Antonio Filosa, che verrà presentato il 21 maggio a Detroit durante il cosiddetto Investor day di Stellantis. Le stesse fonti spiegano che «a Cassino Stellantis sta gestendo la transizione legata al cambiamento della strategia rispetto al full-electric». La Giulia e la Stelvio rimarranno in produzione fino alla fine del 2027 e per il futuro si stanno progettando dei modelli ibridi, mentre la Grecale avrà varie alimentazioni, dalla benzina all’ibrido e all’elettrico. Ci vorranno però almeno un altro paio d’anni per adeguare i sistemi produttivi e costruire le nuove catene di montaggio.

Nel frattempo, la fabbrica rischia di rimanere sola nell’area industriale di Piedimonte San Germano. Grazie alla presenza della ex Fiat, l’automotive per molti anni è stato il settore trainante dell’economia di tutta la zona a sud di Frosinone. Ora però molte aziende dell’indotto, anche di dimensioni medie, sono in crisi.

Andrea Di Traglia, sindacalista della FIOM CGIL e operaio alla Stellantis di Cassino, davanti a un ingresso chiuso della fabbrica, 30 marzo 2026 (Angelo Mastrandrea/il Post)

«Se l’impianto non riparte rischiamo di trovarci con un deserto industriale, perché molte aziende che lavoravano solo con la Cassino Plant stanno chiudendo», dice Andrea Di Traglia, segretario locale della FIOM CGIL e operaio di Stellantis. Per questo il 20 marzo gli industriali e i sindaci della zona hanno manifestato a Cassino insieme ai sindacati, ai lavoratori e a molti cittadini.

La Trasnova – che gestisce il trasporto delle auto e il caricamento delle bisarche – e le aziende di logistica Logitech e Teknoservice hanno avviato una procedura di licenziamento collettivo per 138 dipendenti: i contratti di fornitura scadono il 30 aprile e non sono stati rinnovati.

«Stellantis vuole internalizzare il servizio, la società ha solo questa commessa e ci manda a casa, l’età media tra noi è di cinquant’anni e perdere il lavoro a questa età significa precipitare in un buco sociale», dice Maurizio Vecchio, un dipendente di Trasnova. Licenziamenti, cassa integrazione e contratti di solidarietà coinvolgono altre centinaia di lavoratori di aziende che producono componenti, come i sedili o le strutture portanti delle auto, e delle società che hanno in appalto la mensa e le pulizie.

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