La proposta di tassare gli “extraprofitti” delle società energetiche
L'hanno presentata all'Unione Europea cinque Stati membri, tra cui l'Italia

Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Italia hanno chiesto all’Unione Europea di imporre una tassa straordinaria sugli extra profitti delle società energetiche, cioè i guadagni superiori alla media ottenuti in questi mesi per via dei rialzi dei prezzi dell’energia provocati dalla guerra in Medio Oriente.
Venerdì i ministri delle Finanze e dell’Economia dei cinque paesi (rispettivamente, Markus Marterbauer, Lars Klingbeil, Carlos Cuerpo, Joaquim Miranda Sarmento e Giancarlo Giorgetti) hanno firmato e inviato una lettera al commissario europeo per il clima, il nederlandese Wopke Hoekstra. Nella lettera chiedono un intervento unitario per fare in modo che gli aumenti del prezzo dell’energia siano contenuti e impattino meno sia sui cittadini sia sui conti pubblici.
I ministri scrivono che l’Unione Europea dovrebbe replicare la misura adottata dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, quando autorizzò il prelievo straordinario di un “contributo di solidarietà” ai produttori di energia proveniente da fonti fossili, proprio per mitigare gli effetti dei rincari. La misura prevedeva una tassa del 33 per cento sui profitti del 2022 e del 2023 che superavano almeno del 20 per cento i profitti medi ottenuti nei quattro anni precedenti. In quel caso i rincari erano dovuti a dinamiche di mercato, ma anche al fatto che la Russia usò le forniture di gas naturale ai paesi europei per mettere pressione politica, diminuendo il flusso come ritorsione per il sostegno all’Ucraina.
Secondo i ministri, i membri dell’Unione dovrebbero agire in modo coordinato per mantenere la fiducia dei consumatori. Secondo quanto riferito nelle scorse settimane da alcuni funzionari al giornale Politico, il commissario europeo per l’Economia e la Produttività Valdis Dombrovskis sarebbe disponibile a prendere in considerazione la tassa.
Se la Commissione Europea decidesse di presentare una proposta per portare avanti la misura, spetterebbe ai governi dell’Unione Europea darle il via libero definitivo. Quelle adottate nel 2022 non richiesero l’unanimità e furono approvate con il sostegno di una maggioranza qualificata dei paesi membri.
UNEM, l’associazione italiana che rappresenta le aziende che si occupano di lavorazione e distribuzione di derivati dal petrolio, ha espresso in una nota «stupore e sconcerto» per la richiesta e ha scritto che non sarebbe opportuno aggiungere elementi di instabilità a un settore che sta cercando di «garantire la sicurezza degli approvvigionamenti».
Gli aumenti dei prezzi dell’energia sono una conseguenza della guerra in Medio Oriente, che ha provocato la chiusura dello stretto di Hormuz, un importante snodo marittimo da cui passano le navi che partono dai paesi del Golfo Persico trasportando petrolio e gas naturale, utilizzati per la produzione di energia.
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