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  • Venerdì 3 aprile 2026

Il leggendario dossier Baggio

Presentato nel 2011 e lungo 900 pagine, “Rinnovare il Futuro” puntava a rinnovare il calcio italiano, ma non sappiamo dirvi cosa contenesse

(Screenshot dal Tg1 del 23 gennaio 2013)
(Screenshot dal Tg1 del 23 gennaio 2013)

Nel giugno del 2010 l’Italia allenata da Marcello Lippi uscì dai Mondiali finendo ultima nel girone con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Ad agosto la Federcalcio presieduta da Giancarlo Abete provò a rimediare nominando Arrigo Sacchi come coordinatore delle Nazionali giovanili e Roberto Baggio come presidente del Settore tecnico. Baggio prese sul serio quel ruolo e dopo oltre un anno presentò alla Federcalcio, un dossier di 900 pagine dal titolo Rinnovare il Futuro.

Rinnovare il Futuro fu presentato nel dicembre del 2011, e mai reso pubblico dalla Federcalcio. Nel gennaio del 2013 Baggio lasciò il suo incarico dicendo che quel dossier, a cui aveva lavorato con oltre 50 persone, era rimasto «lettera morta», di fatto inattuato. Peraltro, diversi mesi prima che venisse presentato il dossier, Repubblica già parlava di un «piano fatto da Baggio» custodito «in una cassaforte di un notaio di Milano».

Dal 2010 il rapporto tra la Nazionale maschile e i Mondiali di calcio non è migliorato, e anche dopo questa nuova eliminazione agli spareggi si è tornati a parlare di Rinnovare il Futuro. Ma non si sa bene di cosa si sta parlando perché il dossier non è pubblico: pochissimi hanno potuto vederlo, e anche chi ci ha lavorato preferisce non parlarne.

Eppure, o forse proprio per questo, Rinnovare il Futuro è diventato una sorta di Sacro Graal del calcio italiano, un documento ipoteticamente salvifico, di cui però si riescono ad avere poche e vaghe informazioni. C’entra il fatto che sia opera di Baggio, un grandissimo ex calciatore e una persona spesso molto critica verso il “sistema calcio” italiano. Ma anche il fatto che è appunto inaccessibile e, banalmente, molto lungo. Tutte cose che lo rendono – in teoria, senza prove – un dossier radicale e rivoluzionario.

Roberto Baggio nel 1994 ai Mondiali negli Stati Uniti (Richard Sellers/Sportsphoto/Allstar via Getty Images)

Nel 2010 la nomina di Sacchi e Baggio fu accolta con interesse, ma poi non se ne parlò granché e mai con ricchezza di dettagli. «Nei prossimi giorni, una volta definito il programma di lavoro del nuovo Settore tecnico, il progetto firmato Roberto Baggio sarà presentato in una conferenza stampa» scrisse la FIGC (la sigla con cui è nota la Federcalcio) a fine 2010, parlando di un progetto che avrebbe parlato di «formazione tecnica e valorizzazione del talento, rilancio dei vivai, etica e qualità umane». La FIGC disse anche che avrebbe parlato di come ripensare scuole e corsi per allenatori e istruttori, oltre che della necessità di «modernizzazione delle infrastrutture sportive e informatiche».

Il dossier fu presentato il 20 dicembre del 2011. «Baggio presenta un progetto per i giovani», scrisse la FIGC nel titolo di un comunicato che anzitutto parlava di budget e bilancio generale e che, solo dopo aver trattato altri temi, del dossier diceva:

Il presidente del Settore Tecnico Roberto Baggio ha riassunto l’attività fin qui svolta alla guida della struttura, sul piano formativo per il rilancio dei corsi per gli allenatori e su quello strutturale attraverso un piano di sviluppo presentato oggi al Consiglio federale.

Il progetto è stato illustrato da Vittorio Petrone, componente del  Comitato esecutivo del Settore Tecnico, e da Adriano Bacconi, coordinatore della ricerca per la parte di analisi ed elaborazione dei dati.

Petrone, amico e manager di Baggio, ha detto di recente – senza entrare in alcun dettaglio – che Rinnovare il Futuro parlava di un «investimento importante sulla cultura dei vivai» (quelli calcistici, non quelli delle piante), «ma anche di dare uniformità alla formazione dei tecnici, spesso trascurata e affidata a singole iniziative».

Sul contenuto vero e proprio le informazioni sono scarse e tutte simili, segno del fatto che probabilmente arrivano da chi non l’ha letto o non l’ha fatto di recente. Pare che contenesse (o contenga, se ancora esiste da qualche parte) un piano per dividere l’Italia calcistica in decine di distretti locali e per osservare migliaia di partite, anche giovanili, col fine di creare un grande database nazionale di giovani calciatori. Pare inoltre che parlasse della necessità di digitalizzare e di implementare strumenti e modi di analisi che, in effetti, da allora si sono parecchio diffusi. Pare che trattasse l’importanza di sviluppare, già nel calcio giovanile, la tecnica individuale e la capacità decisionale. E che, soprattutto, contenesse tanti e vari contributi e paragoni con l’estero.

Nell’intervista al Tg1, fatta il 23 gennaio 2013, Baggio disse: «Alla riunione di presentazione del progetto abbiamo fatto cinque ore di anticamera e abbiamo avuto poco più di un quarto d’ora per presentare tutto il progetto». Baggio spiegò anche perché frequentò poco le riunioni del Consiglio federale (secondo la FIGC andò a 3 su 23): «Non avevo diritto di voto e ho capito che era inutile stare ad assistere a riunioni che nulla avevano a che fare con il mio incarico di presidente del settore tecnico».

Il progetto presentato con Rinnovare il Futuro fu approvato con la promessa di stanziamento di 10 milioni di euro che secondo Baggio non arrivarono mai. Il dossier, secondo il suo resoconto fu insomma prima snobbato e poi proprio accantonato.

In un comunicato della FIGC il presidente Abete commentò così le dimissioni di Baggio:

Il progetto elaborato con l’ausilio di consulenti esterni era stato discusso in Consiglio federale e modificato: in principio era finalizzato allo scouting di calciatori, ma quello spetta al Club Italia e ad Arrigo Sacchi. A Baggio spettava la formazione dei tecnici. Il Consiglio federale ha concordato le modifiche e stanziato i soldi, che ci sono e non sono un problema. Ma poi era il settore tecnico a dover dare seguito, con la Lega Dilettanti, per la nascita di centri federali in tutte le regioni. E invece si è fermato lì, non ha fatto il secondo passo. Evidentemente per una scelta di Baggio.

Abbiamo sempre parlato con Baggio e con Petrone, anche perché farlo con il primo senza il secondo non era possibile: ma era chiaro e naturale che lui avesse un rapporto di fiducia, preferenziale, con Petrone. Lo ha sempre seguito passo passo.

Baggio terminò la sua intervista dicendo: «Amo il calcio, amo il mio paese; sono a disposizione per qualunque iniziativa per quello che comunque, con tutti i problemi, rimane lo sport più bello al mondo». Da allora non ha più parlato pubblicamente di Rinnovare il Futuro.

Come dicevamo, da oltre 10 anni, dall’eliminazione dai Mondiali del 2014 in avanti, di Rinnovare il Futuro si torna a parlare ciclicamente ogni quattro anni, ogni volta che l’Italia non va ai Mondiali maschili di calcio. Anche se chi se ne occupò  si rifiuta di parlarne. E proprio per quest’aura di indefinitezza e sintomatico mistero il dossier è diventato anche un meme, per il calcio. C’è chi ne parla come di una presunta Arca dell’Alleanza, chi come di un dossier di Schrödinger, chi come della valigetta di Pulp Fiction, che di certo esiste, ma di cui quasi nessuno ha contezza del contenuto.