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  • Giovedì 2 aprile 2026

Il processo su cui stanno litigando Brasile e Argentina

Quello contro Agostina Páez, una turista argentina accusata di aver pronunciato insulti razzisti mentre era in vacanza a Rio de Janeiro

Agostina Páez durante un'udienza a Rio de Janeiro, 24 marzo 2026 (AP/Bruna Prado)
Agostina Páez durante un'udienza a Rio de Janeiro, 24 marzo 2026 (AP/Bruna Prado)
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Da settimane il processo in cui è imputata Agostina Páez, una turista argentina accusata di aver pronunciato insulti razzisti mentre era in vacanza a Rio de Janeiro, in Brasile, sta ricevendo grandi attenzioni. In Brasile è diventato un caso di lotta contro le discriminazioni; in Argentina viene invece descritto come una persecuzione giudiziaria da media, opinionisti e politici conservatori.

I fatti risalgono allo scorso 14 gennaio, quando Páez – che ha 29 anni, fa l’avvocata ed era in vacanza insieme a due amiche – era stata filmata dal cameriere di un bar di Ipanema, uno dei quartieri più famosi di Rio de Janeiro, mentre imitava le movenze di una scimmia e pronunciava insulti razzisti contro di lui e contro due suoi colleghi. I dettagli del caso non sono stati divulgati, ma Páez ha raccontato che tutto è iniziato da un battibecco sul conto, che lei e le sue amiche trovavano eccessivo.

Il video era circolato molto rapidamente sui social ed era stato ampiamente ripreso dai media brasiliani. Qualche ora dopo Páez era stata convocata in una stazione di polizia: le era stato confiscato il passaporto ed erano stati disposti nei suoi confronti gli arresti domiciliari, con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.

La parlamentare argentina Lilia Lemoine, una delle più strette alleate del presidente Javier Milei, ha detto che Páez è «una vittima dello stato brasiliano», e che considera il processo nei suoi confronti una «vendetta». Il Brasile ha una delle legislazioni antirazziste più intransigenti al mondo: il razzismo è esplicitamente citato dalla Costituzione come un «reato imprescrittibile» (cioè che non si estingue col passare del tempo), e le pene previste dal codice penale sono molto severe. Nello specifico, Páez è accusata di injúria racial (insulto razziale): rischia dai 2 ai 5 anni di carcere. L’Argentina è invece un paese in cui il razzismo è culturalmente molto radicato e normalizzato.

(AP Photo/Bruna Prado)

Páez è rimasta agli arresti domiciliari in Brasile per 75 giorni: è tornata in Argentina mercoledì, dopo aver pagato una cauzione di 97.260 real brasiliani (circa 16mila euro). Ha detto in diverse interviste di essersi pentita e che il suo gesto è stato una reazione al comportamento dei baristi, che avevano insultato lei e le sue amiche.

Il processo contro Páez è iniziato il 24 marzo. La pena sarà decisa nelle prossime settimane da un giudice di Rio de Janeiro. Fabíola Tardin, la procuratrice che si sta occupando dell’accusa, ha detto che in caso di condanna non chiederà la pena massima, dato che Páez non ha precedenti penali e si è mostrata pentita.

Molto probabilmente dovrà scontare una pena ridotta in una prigione argentina, o svolgere un lungo periodo di lavori socialmente utili. Secondo i giornali argentini, l’accusa avrebbe chiesto un risarcimento complessivo per i tre denuncianti di 150mila dollari (circa 130mila euro).

– Leggi anche: Il razzismo in America Latina