Un’inattesa occasione di marketing per KitKat

La storia del furto di un camion con 12 tonnellate di barrette di cioccolato era una candidata ideale a diventare virale online, e infatti

Una confezione di KitKat in una foto d'archivio (AP Photo/Martin Cleaver)
Una confezione di KitKat in una foto d'archivio (AP Photo/Martin Cleaver)
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La notizia del furto di 12 tonnellate di barrette di cioccolato KitKat da un camion partito dall’Italia e diretto in Polonia sta circolando da giorni sui social e sui media un po’ di tutto il mondo. Il comunicato in cui il marchio confermava lo strano furto è stato ripreso in modo ironico da aziende e utenti sui social, diventando rapidamente virale. KitKat – che è controllata dalla multinazionale Nestlé – ne ha approfittato per farsi un po’ di pubblicità e ora ha creato un sito dove i clienti possono controllare se il KitKat che stanno mangiando viene dal lotto rubato.

Il camion in questione era partito la settimana scorsa dallo stabilimento di San Sisto a Perugia, in Umbria, e le 413.793 barrette di KitKat che trasportava – un’edizione limitata dedicata alla Formula 1 – erano destinate a essere distribuite in tutta Europa. Nestlé non ha specificato dove, lungo un tragitto di circa 1.300 chilometri, il camion e il suo contenuto sono stati rubati: al momento non è chiaro dove siano, e non ci sono ipotesi note su chi possa essere stato.

Il primo post di KitKat sul furto, dello scorso 29 marzo, è stato visto oltre 136 milioni di volte solo su X, dove il caso è diventato subito un meme. Sui social diversi utenti hanno condiviso immagini parodiche di film o serie d’azione su grandi furti come Fast & Furious, Scarface o La casa di carta, con però al centro confezioni di KitKat. Un altro post, per esempio, mostra una caricatura del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che cerca di barattarne decine in cambio della possibilità di far transitare le navi dallo stretto di Hormuz, uno dei punti chiave della guerra in corso in Medio Oriente.

Ne hanno approfittato anche diverse aziende che hanno fatto ironia sull’eventualità di essere state loro a rubare il carico, come la catena di Domino’s pizza nel Regno Unito, che ha annunciato per scherzo una nuova pizza con il KitKat, o la compagnia aerea low cost Ryanair, che spesso approfitta di contenuti virali di questo tipo per farsi pubblicità. Il profilo X di McDonald’s in Francia ha condiviso un’immagine con il suo gelato McFlurry guarnito con palline di KitKat, scrivendo che nel caso a loro ne è avanzato un po’.

Già il 28 marzo una portavoce del marchio aveva scherzato in un comunicato sul fatto che l’azienda aveva sempre incoraggiato i clienti «a fare un break con KitKat», come diceva una sua nota pubblicità, ma che sembra che stavolta qualcuno l’abbia presa troppo sul serio (“break” in inglese si usa anche per indicare un furto, un colpo).

Mercoledì poi sui profili social di KitKat è stato diffuso un nuovo comunicato che annuncia che per cercare di ricostruire dove si trovino le oltre 400mila barrette rubate è stato creato un apposito tracker. Inserendo il codice univoco che si trova su ogni confezione di KitKat si può capire se proviene dal carico rubato, e lo si può in questo modo segnalare all’azienda.

In questi giorni alcuni media, tra cui La Stampa e Sky TG24, avevano scritto che camion e refurtiva erano stati trovati, citando l’azienda, che però ha smentito. Nestlé ha detto che sta continuando a collaborare con la polizia e con tutti i suoi partner per rintracciare i KitKat scomparsi.

Il furto di oltre 400mila confezioni di KitKat non è comunque un caso così insolito. Nel 2014 in Italia furono rubate 260 tonnellate di cioccolatini Lindt, per un valore complessivo di alcuni milioni di euro, in parte poi recuperate tra Napoli e Roma; mentre nel 2017 in Germania si persero le tracce di un camion con 20 tonnellate di dolciumi, compresi barattoli di Nutella e Kinder Sorpresa. Nel Regno Unito poi ci sono regolarmente furti di formaggio o di fusti di birra, con perdite stimate dell’equivalente di 800mila euro all’anno per l’economia locale. C’è un motivo: il cibo infatti è molto facile da rivendere tramite canali illegali, e soprattutto più difficile da tracciare rispetto ad altri tipi di prodotti.

Non è neanche insolito che le aziende sfruttino notizie molto commentate come questa per ottenere visibilità e farsi pubblicità. A volte sono altre aziende del settore che approfittano del momento di crisi di un competitor (un esempio molto recente è quello del video dell’amministratore delegato di McDonald’s), ma storie come questa possono far bene anche alla stessa azienda a cui capitano, che con qualche accortezza può trasformarle in occasioni pubblicitarie. È presto però per dire se tutto questo parlare di KitKat e l’attrazione legata al fatto di poter ritrovare un prodotto rubato comprandolo e poi controllandolo nel tracker abbiano portato un significativo aumento delle vendite.