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  • Mercoledì 1 aprile 2026

Come la stiamo prendendo, questa cosa dell’Italia fuori dai Mondiali

Tra giornali, commentatori e politici si oscilla già tra la rabbia, la tristezza e l'analisi; ma c'è anche chi l'ha presa sul ridere

(Image Photo Agency/Getty Images)
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La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross sosteneva che, di fronte a un lutto, si attraversano cinque fasi, anche se non sempre in modo lineare o consecutivo: negazione, rabbia, negoziazione, depressione, accettazione. Nel contesto molto meno serio dello sport, calcio compreso, sono più o meno le stesse tappe che attraversa un tifoso molto appassionato dopo una sconfitta. Come quella recente della Nazionale.

L’Italia, infatti, ha perso ai rigori contro la Bosnia Erzegovina lo spareggio per andare ai Mondiali, a cui non parteciperà per la terza volta consecutiva. È una cosa abbastanza clamorosa per una delle nazionali più vincenti della storia del calcio e per un paese, come l’Italia, dove il calcio è seguitissimo, e in genere giocato ad alti livelli.

Dopo la sconfitta, come era prevedibile, non sono mancati disfattismo e critiche: ai giocatori, all’allenatore e soprattutto alla federazione del calcio italiano, la FIGC. Insomma, per molti la fase della negazione è durata poco e siamo già a rabbia, tristezza e, in rari casi, a qualche fuga in avanti verso la negoziazione, in questo caso nella forma di una riflessione un po’ più ragionata sulla situazione e le sue cause più profonde (non solo un’espulsione, un rigore dubbio o un giocatore schierato al posto di un altro).

Stamattina i principali giornali sportivi hanno stampato tre prime pagine molto simili e molto da “fase rabbia”. Si parla di «tutti a casa» (in due casi su tre è proprio il titolo scelto), di «fallimento» e di sistema da «azzerare». Possono sembrare toni piuttosto forti, ma nel 2010 – quando l’Italia uscì ai gironi, da campione in carica – i titoli dei principali giornali nazionali furono ben più carichi: il Corriere dello Sport scrisse in prima pagina «VERGOGNA!», mentre la Gazzetta dello Sport parlò della «peggior Italia di sempre». Libero scrisse: «L’agonia è finita. Bidoni del Mondo». Insomma, sembra quasi che dopo tre eliminazioni agli spareggi ci abbiamo quasi fatto l’abitudine.

Eppure una terza mancata qualificazione consecutiva è ben più grave di un’eliminazione ai gironi. Un’eliminazione può essere un caso; più di un decennio senza Mondiali è difficile che sia solo casuale. Anzi, è la prima volta nella storia del calcio che una squadra che ha vinto almeno un Mondiale (l’Italia ne ha vinti quattro) non si qualifica ai Mondiali per tre volte di fila.

All’estero persino i due principali quotidiani sportivi di Spagna e Francia, cioè Marca e L’Équipe, hanno dedicato le loro prime pagine a questa vicenda. Il Wall Street Journal, invece, ha titolato un suo articolo: “La striscia più sconcertante nello sport continua: l’Italia mancherà di nuovo la Coppa del Mondo”.

Tornando in Italia, il media sportivo Cronache di spogliatoio, che si occupa soprattutto di calcio ed è molto seguito sui social, ha invece pubblicato su Instagram un post tutto nero (a proposito di “lutto”); ma ce ne sono stati altri più apocalittici.

Come spesso capita nel calcio, e nonostante quel che sta succedendo nel mondo, si è arrivati a parlare della partita e delle sue conseguenze anche in termini bellici (oltre che letterari: ma quello capita piuttosto di frequente). L’analisi di Gabriele Romagnoli su Repubblica inizia in questo modo, per capirci:

Vent’anni dopo, di fronte al plotone d’esecuzione dei rigoristi bosniaci, il commissario tecnico Rino Gattuso si sarebbe ricordato di quella lontanissima sera in cui lui e i suoi compagni avevano alzato la coppa del mondo.

Sempre Cronache di spogliatoio ha parlato della «ora più buia» del calcio italiano, citando una frase attribuita (erroneamente) a Winston Churchill, primo ministro britannico al tempo della Seconda guerra mondiale, quando i nazisti bombardavano Londra e altre città del Regno Unito. Forse Churchill aveva ragione a dire (anche se pure questa frase forse non la disse mai): «Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio».

Tra gli abbattuti c’è anche l’attore neozelandese Russell Crowe, diventato famoso per il Gladiatore (2000) e che ormai si considera italiano, anzi «ascolano»:

Ma c’è chi è già passato a una nuova fase, quella della ricerca di spiegazioni e soprattutto di soluzioni. Una delle analisi più in vista è stata quella di Fabio Caressa, telecronista di Sky e commentatore delle partite dell’Italia nel 2006. Le sue valutazioni sui problemi del calcio italiano e le sue critiche al sistema sono ormai un appuntamento ricorrente, che va di pari passo con gli altrettanto ricorrenti fallimenti della Nazionale. Questa volta Caressa ha parlato (anzi, riparlato) di settori giovanili, di necessità di «imporre la presenza di calciatori italiani in campo» e di stadi nuovi, tra le altre cose.

Da 12 anni questo imprescindibile commento di Caressa viene spesso condiviso insieme a un altro – quello che fece dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali del 2014 e che viene spesso descritto come “profetico” da chi lo ricondivide.

Ha commentato la sconfitta dell’Italia anche Giuseppe Pastore, forse il giornalista sportivo più in vista degli ultimi anni in Italia. Ieri sera, nel podcast Elastici (dedicato per oltre due ore e mezza all’eliminazione della Nazionale) ha parlato della mancanza di «carisma» tra i giocatori dell’Italia ed è stato tra i pochi a giudicare negativamente le scelte dell’allenatore Gennaro Gattuso, in genere preservato dalla maggior parte delle critiche.

È stato ben più criticato Gabriele Gravina, il presidente della FIGC che nella conferenza stampa dopo Bosnia Erzegovina-Italia ha parlato in modo autoassolutorio, appigliandosi ad argomenti deboli e fallaci. Ha detto di essere consapevole che il calcio si trova in «un momento di grande crisi», ma che la responsabilità non spetta soltanto alla federazione che dirige ma anche «al mondo della politica italiana, che si prodiga e accelera solo per richieste di dimissioni».

Politici e partiti, in effetti, sono intervenuti rapidamente e numerosi. Andrea Abodi, il ministro per lo Sport, quindi direttamente interessato alla questione, ha detto: «È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della FIGC».

In sintesi: la FIGC dice che è colpa della politica, la politica dà la colpa alla FIGC.

Ma nella politica non è solo il ministro dello Sport a essersi espresso sul tema.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa si è concentrato sugli aspetti più tecnici della sconfitta, criticando la scelta di far tirare il primo dei tiri di rigore (e quindi affidare una grossa responsabilità) al 20enne Pio Esposito – che poi l’ha sbagliato.

C’è chi, però, sembra già arrivato alla fase dell’accettazione, prendendola sul ridere:

O gasandosi per le assurde partite notturne che si potranno vedere ai Mondiali:

Ma c’è pure chi, nonostante tutto, è rimasto ancora alla prima fase, quella della negazione:

Meme e illusioni a parte, la Nazionale maschile dovrà pur ripartire in qualche modo. Tornerà a giocare a settembre contro il Belgio e la Turchia in Nations League, la competizione per nazionali europee che da qualche anno ha sostituito la maggior parte delle partite amichevoli. Le qualificazioni per gli Europei del 2028 inizieranno tra un annetto, ma se ne sa ancora ben poco. Si sa ancora meno su quelle dei Mondiali del 2030 in Marocco, Portogallo, Spagna (ma anche Argentina, Paraguay e Uruguay).

Il resto è tutto molto incerto. La FIGC ha convocato per giovedì una riunione d’emergenza a cui sono stati invitati a partecipare le principali istituzioni calcistiche italiane (Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, l’associazione nazionale degli allenatori e quella dei giocatori). Non è chiaro cosa sarà discusso concretamente in questa riunione, né chi sarà il prossimo allenatore dell’Italia (il contratto di Gattuso scade a brevissimo), né di conseguenza i giocatori su cui punterà una ipotetica “nuova Nazionale”. Nemmeno è chiaro, per ora, se e nel caso quali altre riunioni o assemblee – con o senza dimissioni, per esempio di Gravina – seguiranno alla riunione di giovedì.