Gli stipendi di chi lavora nelle scuole aumenteranno un po’
Grazie alla firma sulla parte economica del contratto per il triennio 2025-2027, e verranno pagati anche gli arretrati

Mercoledì è stata firmata la parte economica per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027. È il terzo rinnovo dall’inizio della legislatura, e l’accordo riguarda circa 1,3 milioni di lavoratori tra docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario (il cosiddetto personale ATA): per i primi è previsto un aumento mensile di circa 143 euro lordi, e per i secondi di 107.
A differenza dei rinnovi precedenti, questa volta il contratto con l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) è stato firmato da tutti i principali sindacati di settore, compresa la CGIL, che ha definito la sottoscrizione «coerente» con il percorso seguito finora.
La trattativa si è conclusa dopo tre sessioni di lavoro, pochi mesi dopo la firma del precedente rinnovo, quello per il triennio tra il 2022 e il 2024, a novembre dell’anno scorso, un anno in ritardo rispetto alla fine del periodo a cui si riferiva. Se si sommano gli incrementi dei tre rinnovi del contratto fatti negli ultimi anni si hanno aumenti mensili complessivi di 412 euro lordi per i docenti e di 304 per il personale ATA.
Visto che l’accordo è stato firmato nel secondo anno del periodo contrattuale di riferimento, i lavoratori riceveranno anche gli arretrati, cioè le somme relative agli aumenti maturati, ma non ancora corrisposti. La CGIL ha stimato che l’importo medio sarà di circa 800 euro a dipendente.
Per la sottoscrizione definitiva del contratto servono ancora alcuni passaggi formali, tra cui la verifica della compatibilità finanziaria delle amministrazioni competenti e la certificazione della Corte dei conti. Ora l’ARAN e i sindacati si incontreranno di nuovo per portare avanti la trattativa sulla parte normativa del contratto nazionale, in cui tra le altre cose dovrebbe essere introdotta la tutela legale per le aggressioni sul posto di lavoro, in modo simile a quanto accade nella sanità.



