In Calabria un sindaco si è dimesso per i troppi cani randagi
Nel primo caso noto in Italia di questo tipo, che sta attirando l'attenzione su un problema grave soprattutto al Sud

A Camini, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, il sindaco Giuseppe Alfarano ha dato le dimissioni dopo quasi dieci anni, e le ha motivate con l’impossibilità di gestire i troppi cani randagi. Al Sud il randagismo è un problema noto, con cui si scontrano da tempo moltissime amministrazioni, ma è la prima volta che un sindaco si dimette per questa ragione.
Nella lettera in cui ha annunciato le dimissioni, Alfarano ha parlato di una «insostenibile situazione di abbandono istituzionale» e di un «gravissimo rischio per la pubblica incolumità» dovuto alla presenza dei moltissimi cani randagi in giro per strada. Sono cani non sottoposti a controlli di salute e che in alcuni casi possono essere anche aggressivi: qualche anno fa ebbe molta risonanza il caso di una donna di 20 anni aggredita e uccisa da un branco di cani a Satriano, in provincia di Catanzaro.
La presenza di molti cani randagi che devono essere accalappiati e portati nei canili comporta inoltre costi ingenti per i comuni. Le convenzioni tra i comuni e i canili prevedono un rimborso giornaliero che va da 3,50 a 4,50 euro al giorno per ogni cane.
Per un piccolo comune come Camini, che ha meno di 800 abitanti e non ha molti soldi da spendere, sono costi «insostenibili», dice Alfarano, che comunque non considera il canile una soluzione adatta al problema. Il sindaco ritiene che quei soldi possano essere spesi per altri servizi necessari e mancanti in quella zona, come sanità e trasporti.
A volte per strada ci sono cani che appartengono a persone che non li registrano alle anagrafi canine (un obbligo previsto dalla legge), non li controllano, non se ne occupano e magari li maltrattano, rendendoli aggressivi e mettendo a rischio altre persone. Il branco di cani di Satriano, per esempio, apparteneva a un uomo che li usava come cani da guardia per il proprio gregge di capre, senza averli mai registrati: le indagini successive chiarirono che erano cani aggressivi. A Sciacca, qualche anno fa, decine di cani randagi furono avvelenati per strada, scatenando varie proteste.
Sono tutti problemi di cui il sindaco dimissionario di Camini Alfarano parla spesso, visto che del randagismo si occupa da anni: ha organizzato incontri pubblici sul tema, pubblica spesso annunci di ritrovamenti di cani e contro il loro abbandono sui suoi profili social, e si definisce lui stesso un amante dei cani.
Annunciando le proprie dimissioni, ha detto che negli ultimi mesi ha tentato in vari modi di attirare l’attenzione sul problema, senza riuscirci: ha chiesto aiuto sia alla città metropolitana di Reggio Calabria, competente per Camini, sia alla Regione, in entrambi i casi senza ricevere risposta. Ha fatto appelli ad altri sindaci italiani, e a un certo punto ha scritto anche a Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia ed ex ministra del Turismo di uno dei governi di Silvio Berlusconi, nota per il suo animalismo. Anche in quel caso Alfarano non ha avuto risposte.
Il sindaco ha detto che l’unico aiuto istituzionale gli è arrivato dal collega sindaco di Albano Sant’Alessandro, in provincia di Bergamo, con cui condivide una sensibilità al problema e che invia regolarmente cibo e medicine per i cani di Camini.
Proprio nei mesi precedenti alle sue dimissioni Alfarano si è fatto personalmente carico di sette cani, tre adulti e quattro cuccioli da lui trovati abbandonati in un sacco il giorno prima dell’annuncio delle dimissioni. Per ora li sta tenendo in un cortile di proprietà comunale per non lasciarli in strada, in quella che ha definito una situazione di «totale solitudine e in sostituzione delle autorità competenti», e comunque provvisoria: chi abita nel circondario si lamenta perché i cani abbaiano, e dopo le sue dimissioni la gestione di quello spazio passerà a chi subentrerà dopo di lui.
Secondo Alfarano il randagismo richiede soluzioni a più livelli, diverse e più strutturali di quelle normalmente adottate dai comuni. Il rispetto della legge da parte di chi possiede dei cani, anzitutto (quindi l’iscrizione all’anagrafe canina, l’inserimento di un microchip e regolari controlli sanitari), ma non solo. Pensa che servano campagne di sterilizzazione, e che i canili vadano sostituiti con centri di custodia temporanea che rispettino i cani e soprattutto che si occupino di darli alle persone, sensibilizzando anche la cittadinanza sul beneficio del rapporto tra umani e cani.
Nei canili il benessere dei cani dipende molto dalle risorse del comune e soprattutto dalla presenza di volontari e volontarie che si occupino di loro e del loro collocamento, quando è possibile. Ci sono anche casi in cui per spendere meno i comuni si affidano a canili privati, con bandi fatti al ribasso per spendere meno e pochi controlli sulle condizioni dei cani, che spesso finiscono maltrattati o denutriti.
I dati più aggiornati del ministero della Salute sul randagismo, del 2022, dicono che ci sono stati quasi 90mila collocamenti nei canili, oltre 20mila restituzioni a proprietari di cani smarriti e oltre 32mila adozioni. Sono dati parziali, visto che non tengono conto dei tanti cani che sono ancora fuori dai canili, o gestiti da associazioni che si occupano di darli in adozione, così come dei cani smarriti.
Alfarano dice che le sue dimissioni stanno attirando molte attenzioni, con proposte di sostegno sia da parte di associazioni nazionali, come Legambiente, che da parte di altri sindaci: aggiunge che ha 20 giorni di tempo per revocarle (anche se nella delibera ha scritto «dimissioni irrevocabili»), e di essere disposto a farlo se arriverà qualche risposta ai suoi appelli.
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