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  • Martedì 31 marzo 2026

Tifare Bosnia Erzegovina è una faccenda complessa

E infatti non tutti lo fanno, soprattutto nelle aree abitate in maggioranza da serbi e croati bosniaci

Tifosi bosniaci prima dell'inizio della partita tra Bosnia Erzegovina e Ucraina il 21 marzo 2024 (AP/Armin Durgut)
Tifosi bosniaci prima dell'inizio della partita tra Bosnia Erzegovina e Ucraina il 21 marzo 2024 (AP/Armin Durgut)
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Stasera a Zenica la nazionale della Bosnia Erzegovina giocherà contro la Nazionale italiana per la qualificazione ai Mondiali maschili di calcio del 2026. Zenica è una città del centro della Bosnia Erzegovina, una settantina di chilometri a nord della capitale, Sarajevo. Già dalla tarda mattinata in città sono arrivati moltissimi tifosi bosniaci, e c’è un’atmosfera di grande euforia. In città ci sono bandiere e magliette bosniache un po’ ovunque, e da diversi locali si sentono canzoni da stadio.

La partita contro l’Italia è uno degli eventi sportivi più importanti per la Bosnia Erzegovina da più di dieci anni, e per questo è stata seguita e raccontata con molto interesse: anche a Sarajevo, nelle prime ore di martedì, diversi negozi e ristoranti avevano esposto bandiere bosniache e si preparavano alla partita.

Alcuni venditori a una bancarella di magliette e souvenir della nazionale della Bosnia Erzegovina a Zenica, il 31 marzo 2026 (Il Post)

Alcuni venditori a una bancarella di magliette e souvenir della nazionale della Bosnia Erzegovina a Zenica, il 31 marzo 2026 (Il Post)

La Bosnia Erzegovina però è un paese molto complesso e diviso: tra il 1992 e il 1995 i suoi principali gruppi nazionali, i bosgnacchi (bosniaci musulmani), i serbi e i croati, si combatterono tra di loro, in un conflitto che provocò più di 2 milioni di sfollati e più di 100mila morti. In generale oggi l’interesse per la nazionale bosniaca tende a essere molto minore tra i croati e i serbi bosniaci, che si sentono più legati a quelle della Croazia e della Serbia.

A Istočno Sarajevo, un comune che fa parte dell’area urbana di Sarajevo, ma che si trova in Republika Srpska, non si vedono maglie o sciarpe della nazionale, né se è per questo bandiere bosniache. La Republika Srpska è una delle due entità in cui è divisa la Bosnia Erzegovina (l’altra è la Federazione), ed è abitata a stragrande maggioranza da serbi.

È molto più comune imbattersi nella bandiera dell’entità (un tricolore bianco, blu e rosso a strisce orizzontali), ma anche in stemmi di squadre di calcio di Belgrado, in Serbia, e murales dedicati al generale serbo bosniaco Ratko Mladić, che negli anni Novanta combatté contro l’esercito della Bosnia Erzegovina, e che è stato giudicato colpevole di diversi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluso quello di genocidio.

Alcuni murales a Istocno Sarajevo: il primo da sinistra raffigura uno stemma della Stella Rossa di Belgrado, e il profilo del generale serbo bosniaco Ratko Mladic (Il Post)

Alcuni murales a Istočno Sarajevo: il primo da sinistra raffigura uno stemma della Stella Rossa, un’importante squadra di calcio di Belgrado, e il profilo del generale serbo bosniaco Ratko Mladić. Il primo da destra è il simbolo dell’esercito della Republika Srpska, che negli anni Novanta combatté contro quello della Bosnia Erzegovina (Il Post)

È un esempio di una situazione abbastanza diffusa, che si nota anche nel modo diverso con cui i quotidiani di Bosnia Erzegovina scrivono di questa partita. Le edizioni di martedì dei due principali quotidiani di Sarajevo, Oslobodjenje e Dnevni avaz, la trattano estesamente e già dalla prima pagina. Nei quotidiani della comunità croata, e ancora di più in quelli della Republika Srpska, la partita viene trattata in modo più contenuto, e un po’ più dimesso.

Nel pomeriggio di martedì la homepage del sito di RTRS, la radio e televisione pubblica della Republika Srpska, non aveva nessun riferimento diretto alla partita: il solo articolo che ne parlava lo faceva in modo laterale e un po’ bizzarro, raccontando che a Zenica ci sarà Novak Đoković. Đoković è uno dei tennisti più forti al mondo: è anche serbo, e questo è il motivo per cui RTRS ne scrive.

È una situazione legata alla storia recente della Bosnia Erzegovina, dopo che si rese indipendente dalla Jugoslavia nel 1992, con la guerra che ne seguì, e con le divisioni che sono rimaste.

I leader dei tre principali gruppi nazionali durante la guerra avevano obiettivi separati: serbi e croati volevano ottenere quanta più autonomia possibile, ed eventualmente riuscire a unirsi alla Serbia e alla Croazia. Quelli bosgnacchi invece volevano preservare la Bosnia Erzegovina come un paese unitario, entro i confini del 1992.

Oltre a mettere fine alla guerra, gli accordi di pace hanno creato una struttura istituzionale molto complessa, che ha contribuito a mantenere le divisioni tra i diversi gruppi. In generale gli obiettivi fondamentali dei politici bosgnacchi, croati e serbi sono rimasti simili a quelli di un tempo: serbi e croati rivendicano maggiori autonomie, mentre quelli bosgnacchi sono più a favore di uno stato centrale forte.

Un'installazione di 11.541 sedie rosse su una delle vie principali della capitale bosniaca, Sarajevo, nel 2012. L'installazione serviva per commemorare i vent'anni dall'inizio della guerra nella città. Durante la guerra Sarajevo venne assediata dall'esercito serbo bosniaco: le 11.541 sedie rosse rappresentano il numero di sarajevesi durante l'assedio. (AP Photo/Amel Emric)

Un’installazione di 11.541 sedie rosse su una delle vie principali di Sarajevo, nel 2012. L’installazione serviva per commemorare i vent’anni dall’inizio della guerra in città. Durante la guerra Sarajevo venne assediata dall’esercito serbo bosniaco: le 11.541 sedie rosse rappresentano il numero di sarajevesi uccisi durante l’assedio. (AP Photo/Amel Emric).

Oltre a questo, bisogna aggiungere che la stragrande maggioranza dei serbi e dei croati di Bosnia Erzegovina ha mantenuto legami molto stretti con la Serbia e con la Croazia. Moltissimi di loro hanno anche un doppio passaporto, che possono ottenere con procedure semplificate.

Questa situazione ha fatto sì che alcuni simboli adottati dalla Bosnia Erzegovina nel 1992, come l’inno e la bandiera, o alcune espressioni dell’identità nazionale bosniaca, come la nazionale di calcio (ma anche i musei nazionali e la televisione di stato), finissero per essere percepiti come più vicini a un gruppo nazionale specifico, quello dei bosgnacchi.

Questo ha creato una situazione un po’ ambigua per la nazionale bosniaca, che sulla carta rappresenta tutto il paese, ma che in realtà è seguita soprattutto nelle città dove la maggioranza della popolazione è bosgnacca, come per l’appunto Zenica e Sarajevo: Zenica e Sarajevo sono anche le città dove gioca più spesso, e questo anche per la mancanza di stadi che rispettino i requisiti della UEFA, la società che gestisce il calcio in Europa. Anche la stragrande maggioranza dei suoi giocatori, storicamente, è costituita da giocatori bosgnacchi (è il caso anche per la formazione che giocherà contro l’Italia).