Il Senato francese ha approvato una proposta di legge che vieta alcuni social ai minori di 15 anni

Martedì sera il Senato francese ha approvato una proposta di legge che vieta alcuni social media ai minori di 15 anni, un tema discusso ormai da tempo in Francia. Il voto non è definitivo, poiché il Senato ha modificato una parte importante del testo che gli era arrivato dall’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento francese: la prima versione infatti, approvata dall’Assemblea a fine gennaio e sostenuta dal presidente Emmanuel Macron, proponeva di vietare ai minori di 15 anni tutti i social, mentre la versione del Senato vieterebbe solo i social media che «possono nuocere» allo «sviluppo fisico, mentale o morale» dei minori di 15 anni. Darebbe inoltre al ministero responsabile dell’Intelligenza artificiale e del Digitale e all’Autorità di regolamentazione della comunicazione audiovisiva e digitale (Arcom) l’incarico di stilare un elenco di questi social dopo l’approvazione della legge.
Questo cambiamento voluto dal Senato era stato molto discusso nelle scorse settimane perché le due camere hanno idee diverse sulla legge: secondo il Senato, un divieto totale rischierebbe di essere considerato incostituzionale, mentre secondo l’Assemblea nazionale un divieto parziale sarebbe considerato contrario alle regole dell’Unione Europea. Ora il testo dovrà essere analizzato dalla Commissione Europea, che avrà tre mesi per emettere un parere. Potrà poi tornare a essere discusso da una commissione mista, in cui parlamentari di entrambe le camere dovrebbero trovare un compromesso. In caso non ci riuscissero, il governo potrà anche decidere di dare l’ultima parola all’Assemblea nazionale.
Se questa legge fosse infine approvata, la Francia sarebbe il secondo paese al mondo a vietare l’uso dei social ai minori di 15 anni dopo l’Australia. Gli esperti sembrano concordare sull’esistenza di una correlazione tra l’uso dei social network e un peggioramento della salute mentale dei ragazzi, ma non su un nesso causale. Inoltre ritengono che sia meglio promuovere un uso consapevole e autonomo dei social, piuttosto che vietarli del tutto.
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