L’ICE ha cominciato a controllare documenti negli aeroporti statunitensi

Agenti dell'ICE all'aeroporto LaGuardia di New York, il 25 marzo del 2026 (AP Photo/Ted Shaffrey)
Agenti dell'ICE all'aeroporto LaGuardia di New York, il 25 marzo del 2026 (AP Photo/Ted Shaffrey)

Il governo statunitense ha mobilitato gli agenti dell’US Immigration and Customs Enforcement (ICE), la principale e discussa agenzia anti immigrazione del governo, per fare i controlli negli aeroporti, anche ai documenti dei passeggeri. La loro presenza ha l’obiettivo di compensare l’assenza di migliaia di agenti della Transportation Security Administration (TSA), l’agenzia che si occupa della sicurezza dei trasporti. A febbraio infatti è iniziato uno shutdown parziale, limitato alle agenzie governative che si occupano di sicurezza interna: soltanto le operazioni essenziali potranno essere portate avanti, e molti dipendenti non stanno ricevendo lo stipendio e hanno smesso di lavorare.

Al momento i suoi agenti sono presenti in 14 aeroporti statunitensi, ma ci sono dubbi e incertezze legate al loro ruolo: l’ICE lavora già negli aeroporti, ma si occupa perlopiù di attività investigative su persone accusate di aver violato la legge federale sulle frontiere e sull’immigrazione. I suoi agenti però non sono addestrati per una serie di compiti che normalmente spettano alla TSA, come il controllo dei bagagli, delle persone e quello della sicurezza aerea.

L’ICE esiste dal 2003 e si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, ma è diventata il principale strumento delle politiche anti immigrazione del presidente Donald Trump, e negli ultimi mesi è stata ampiamente contestata per le violente operazioni che ha condotto. Lo shutdown parziale invece si verifica quando, a causa di disaccordi politici, il Congresso non riesce ad approvare le leggi di bilancio: quello attuale è iniziato il 14 febbraio. L’assenza degli agenti della TSA ha creato vari problemi negli aeroporti, a partire dalle lunghe code per i controlli.

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