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  • Sabato 21 marzo 2026

È morto Robert Mueller, del famoso “rapporto Mueller”

L'ex capo dell’FBI ed ex procuratore speciale che indagò su Donald Trump nel cosiddetto “Russiagate”

Robert Mueller nel 2019 (AP Photo/Susan Walsh, File)
Robert Mueller nel 2019 (AP Photo/Susan Walsh, File)

È morto a 81 anni Robert Mueller, ex capo dell’FBI ed ex procuratore speciale che indagò sulle interferenze della Russia nella campagna elettorale statunitense del 2016, sui contatti tra il governo russo e il comitato elettorale di Donald Trump e sui tentativi del presidente Trump di ostacolare la giustizia. L’indagine si concluse accertando l’intervento della Russia a favore di Trump ma concludendo che i contatti tra il governo russo e il comitato Trump non erano abbastanza per parlare di cospirazione o coordinamento.

Mueller diventò capo dell’FBI appena una settimana prima dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001 e rimase in carica per 12 anni, durante la presidenza di George Bush prima e di Barack Obama dopo. Fu stimatissimo per il modo in cui riuscì a rinnovare l’FBI e per il suo impegno nella lotta al terrorismo di quegli anni, ma è soprattutto ricordato per l’integrità con cui indagò su Trump mentre era presidente, durante il suo primo mandato.

Mueller fu nominato procuratore speciale nel maggio del 2017, pochi giorni dopo che Trump aveva licenziato da capo dell’FBI James Comey, che aveva da poco iniziato a indagare sui rapporti tra il comitato elettorale di Trump e il governo russo. Mueller mise insieme una squadra di procuratori federali esperti e dopo due anni di indagini, nel 2019, pubblicò un corposo rapporto di 400 pagine (il celebre “rapporto Mueller”) in cui scriveva che la Russia aveva interferito nella campagna elettorale statunitense in modo «radicale e sistematico» e che tra il governo russo e il comitato elettorale di Trump c’erano stati «numerosi contatti».

Dall’indagine di Mueller scaturirono 34 incriminazioni contro membri dell’amministrazione Trump per vari reati e, tra le altre cose, la carcerazione di Paul Manafort, il primo responsabile della campagna elettorale di Trump, per frode. Ma Mueller non trovò materiale sufficiente per incriminare né Trump né i suoi collaboratori del reato più grave, quello di associazione per delinquere con la Russia per falsare il risultato delle elezioni.

Trump e i suoi accusarono l’FBI e Mueller di aver condotto un’indagine politicamente motivata, e alcuni arrivarono a sostenere che l’FBI fosse stata manovrata dal “deep state”, cioè, secondo le teorie cospirazioniste, da persone potenti che nell’ombra tramavano contro Trump e contro il popolo americano. Pochi minuti dopo l’uscita della notizia sulla sua morte, Trump ha scritto sul suo social Truth di esserne contento. Durante quegli anni Mueller rimase lontano dalle polemiche politiche e fino alla fine rivelò poco del suo lavoro e dei risultati delle sue indagini, diventando una figura molto amata e rispettata soprattutto dai progressisti statunitensi.