Cosa sappiamo dell’esplosione in cui sono morti due anarchici a Roma
Secondo gli investigatori stavano costruendo una bomba artigianale, un fatto che ha allarmato il ministero dell'Interno

Giovedì sera un’esplosione ha fatto crollare parte di un casale abbandonato nel parco degli Acquedotti, nella zona sud di Roma: sono morte due persone che si trovavano al suo interno al momento dell’esplosione, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, due membri di gruppi anarchici. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Sulla base degli oggetti e dei materiali trovati sul posto, e delle ferite sui corpi di Mercogliano e Ardizzone, gli investigatori ipotizzano che l’esplosione sia stata causata da una bomba artigianale scoppiata per errore.
Le indagini stanno cercando di chiarire se i due stessero costruendo artigianalmente una bomba per commettere un attentato e, nel caso, se per conto loro o con qualcuno. Solitamente questi attacchi organizzati da membri di gruppi anarchici sono atti dimostrativi, che puntano a creare disagi e ad attaccare luoghi simbolici, piuttosto che persone.
L’edificio distrutto dall’esplosione si trova in una zona piuttosto isolata, senza illuminazione, lontana dalla strada e da altri edifici residenziali: anche per questo giovedì sera il botto non aveva allarmato nessuno, e del crollo si è accorto solo venerdì il guardiano dell’area, che poi ha chiamato la polizia. Fino a settembre il casale veniva usato da un pastore che portava le sue pecore nella zona, ma poi anche lui aveva smesso di andarci.
All’interno sono state trovate bottiglie, scatole, un borsone nero, e soprattutto chiodi, frammenti di metallo e tracce di diserbanti e fertilizzanti: sono i tipici elementi usati per costruire bombe rudimentali, e naturalmente sono molto pericolosi da maneggiare.

La polizia scientifica sul luogo dell’esplosione, 20 marzo 2026 (ANSA/EMANUELE VALERI)
Ardizzone e Mercogliano avevano rispettivamente 36 e 53 anni ed erano una coppia, lei di Roma e lui di Nola, in Campania. Su di loro si sa poco, in gran parte informazioni emerse durante inchieste giudiziarie in cui erano stati coinvolti: vivevano insieme a Roma ed entrambi erano stati più volte denunciati per reati commessi durante alcune manifestazioni. Nel 2019 Mercogliano fu condannato a 5 anni di carcere nel grande processo per terrorismo al gruppo anarchico FAI (Federazione anarchica informale), ma venne assolto in appello l’anno successivo (dopo aver però scontato comunque un anno in carcere).
L’anno scorso invece Ardizzone era stata prosciolta in un’inchiesta in cui era accusata di istigazione a delinquere con la finalità di terrorismo, per alcune scritte su muri e striscioni e per aver danneggiato alcuni veicoli di Poste Italiane a Foligno, in Umbria (per un po’ aveva abitato nella zona e lì si era avvicinata agli ambienti anarchici). In quell’inchiesta era coinvolto anche Alfredo Cospito, l’anarchico intorno al quale nel 2023 si sviluppò un grosso caso politico a causa del suo lungo sciopero della fame contro il regime detentivo a cui è sottoposto, il 41-bis, il cosiddetto “carcere duro”.
Alcuni giornali hanno definito Ardizzone e Mercogliano vicini a Cospito, ma nessuno specifica in cosa consisterebbe questo legame e al momento è difficile anche dire se ci sia: tutti e tre fanno certamente parte di gruppi anarchici e in più occasioni sono stati coinvolti nelle stesse indagini.
Da qualche mese il ministero dell’Interno ha fatto capire che c’è una preoccupazione maggiore verso le azioni dei gruppi anarchici, soprattutto dopo gli scontri che c’erano stati a fine gennaio a Torino tra la polizia e un gruppo di manifestanti al corteo per il centro sociale Askatasuna. Alcune delle persone coinvolte negli scontri erano appunto riconducibili a gruppi anarchici.
A febbraio, durante le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, c’erano stati sabotaggi su alcune linee ferroviarie dell’alta velocità che erano stati rivendicati da gruppi anarchici, e a partire da quello anche altri guasti alle linee ferroviarie erano stati interpretati come possibili sabotaggi di gruppi anarchici. Dopo l’esplosione a Roma, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato per sabato il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica, un organo di consulenza del ministero di cui fanno parte i responsabili dei vari corpi delle forze dell’ordine.



