La procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’esplosione in un casolare abbandonato in cui sono morte due persone

La polizia scientifica sul luogo dell'esplosione a Roma, 20 marzo 2026 (ANSA/EMANUELE VALERI)
La polizia scientifica sul luogo dell'esplosione a Roma, 20 marzo 2026 (ANSA/EMANUELE VALERI)

La procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’esplosione che ha fatto crollare parzialmente un casolare abbandonato nel parco degli Acquedotti, nel sudest della città, provocando la morte di un uomo e una donna al suo interno. Al momento non ci sono persone indagate e non è nemmeno chiaro cosa abbia causato l’esplosione, che stando alla testimonianza di un uomo sentito dalla Rai sarebbe avvenuta giovedì sera.

Il casolare si trova vicino ai binari dell’alta velocità e a volte veniva usato come riparo da persone senza fissa dimora. Secondo quanto riferito dall’ANSA in base a fonti investigative, per ora non confermate ufficialmente, le persone morte sarebbero Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, due anarchici legati al gruppo di Alfredo Cospito, il militante anarchico che dal maggio del 2022 è detenuto con il regime carcerario del 41-bis, il cosiddetto “carcere duro” e di cui si parlò molto per lo sciopero della fame che fece per protestare contro il suo regime detentivo. In base alle informazioni citate da diversi giornali, una delle ipotesi degli investigatori è che stessero maneggiando una bomba, che sarebbe scoppiata per errore.

Sul posto sono intervenuti carabinieri, vigili del fuoco e la polizia scientifica. Sui corpi delle due persone è stata disposta l’autopsia.

Il casale parzialmente crollato. Roma, 20 marzo 2026 (ANSA/EMANUELE VALERI)