Il disco dei BTS dopo il servizio militare

È un po' più sporco, aggressivo e “sudcoreano” dei precedenti della band k-pop più famosa al mondo

La copertina di Arirang, il nuovo disco dei BTS
La copertina di Arirang, il nuovo disco dei BTS

Negli ultimi quattro anni milioni di fan hanno seguito con estesissimo affetto e frenetico interesse il servizio militare che ha costretto i 7 membri dei BTS, la band sudcoreana più famosa al mondo, a interrompere l’attività musicale. Il gruppo non pubblicava nuova musica dal 2019 e la loro ultima raccolta di canzoni, Proof, era uscita nell’estate del 2022, poco prima che si arruolassero.

Da allora Big Hit Music, la loro etichetta, ha diffuso aggiornamenti periodici per rassicurare i fan più preoccupati, che temevano uno scioglimento del gruppo. L’ARMY, il nome collettivo con cui si identificano i fan, aveva iniziato a rasserenarsi a giugno dello scorso anno, quando l’etichetta aveva annunciato la fine del servizio militare; poi, a gennaio, gli stessi BTS avevano fatto sapere di star lavorando a un nuovo disco, generando il solito enorme interesse.

Quel disco è uscito venerdì: si intitola Arirang ed è il decimo album in studio dei BTS, che fra tre settimane cominceranno a promuoverlo con un tour mondiale lungo e intensissimo: durerà più di un anno e passerà da 23 paesi (ma non dall’Italia, come accade spesso). Sabato la band si esibirà nel suo primo concerto dal 2022 a Seul, la capitale della Corea del Sud: sarà trasmesso in diretta su Netflix in 190 paesi, e per via dell’enorme affluenza di pubblico prevista l’amministrazione della città ha dovuto intensificare le misure di sicurezza.

Il cartello promozionale per il concerto dei BTS a Seul (Chung Sung-Jun/Getty Images)

Arirang è un disco molto diverso da quelli più recenti dei BTS, più pesante nei suoni, più aggressivo nei testi e contaminato da generi apparentemente distanti tra loro, dall’hip hop al rock psichedelico, dall’R&B al pop latino, fino a stili moderni della musica elettronica come il future bass e la dubstep. L’album prende il nome da un canto popolare tramandato oralmente per molti secoli, e che entrambe le Coree rivendicano come parte del proprio patrimonio immateriale.

Per scriverlo e registrarlo i BTS hanno convissuto per due mesi in un appartamento a Los Angeles, negli Stati Uniti. J-Hope, uno dei membri del gruppo, ha detto che l’obiettivo era realizzare un album che riflettesse il cambiamento dei gusti dei BTS, che prima di partire per il servizio militare si erano dedicati a vari progetti solisti.

Per riuscirci hanno coinvolto nella produzione musicisti e cantanti provenienti dai generi più disparati. Hanno partecipato tra gli altri Kevin Parker, musicista di rock psichedelico australiano noto come Tame Impala; Ryan Tedder, cantante della band pop rock statunitense degli OneRepublic; Diplo, famosissimo dj statunitense noto per le sue collaborazioni con Skrillex e Mark Ronson. Ma ci sono anche JPEGMafia, uno dei rapper statunitensi più apprezzati degli ultimi anni, e il produttore discografico spagnolo El Guincho.

Secondo Maria Letícia L. Gomes di Clash, per i BTS Arirang è sia un ritorno al passato che un’evoluzione. La prima parte dell’album richiama Dark & Wild (2014), il disco d’esordio del gruppo, con cui condivide l’assenza di produzioni troppo patinate, la ricerca di suoni più “sporchi” e lo-fi (cioè volutamente di bassa qualità) e la predominanza di parti rappate. La seconda invece cerca di allinearsi al pop che è andato per la maggiore durante il periodo in cui i membri del gruppo stavano svolgendo il servizio militare.

Il critico musicale del Korea Times Pyo Kyung-min ha scritto che Arirang si discosta dagli altri album dei BTS anche per la sua organicità. Più che una raccolta di tormentoni, le canzoni sembrano legate tra loro da un concetto comune: la ripartenza dopo il servizio militare, per l’appunto.

Un altro elemento di discrimine rispetto ai dischi più recenti dei BTS è la centralità dei riferimenti alla lingua e alla cultura sudcoreane. Negli ultimi anni la band era stata criticata da molti fan sudcoreani per aver reso il k-pop meno meno “k”, contribuendo a una progressiva occidentalizzazione del genere. In Arirang hanno in parte invertito la rotta: ci sono campionamenti di alcune tra le molte versioni della canzone tradizionale che dà il titolo al disco, e più strofe in sudcoreano del solito.

Come accade sempre con i BTS, l’uscita di Arirang è stata anticipata da un’imponente campagna promozionale. A inizio marzo Big Hit Music ha organizzato una specie di “caccia al tesoro”, proponendo una serie di domande a chi cercava notizie sul gruppo sul motore di ricerca: chi rispondeva bene aveva diritto a una carta collezionabile in formato digitale.

I BTS esordirono nel 2013 e sono progressivamente diventati famosi in tutto il mondo diventando il secondo gruppo della storia della musica, dopo i Beatles, ad avere tre dischi al numero uno della classifica Billboard 200 nello stesso anno. Grazie al loro successo il “k-pop”, un fenomeno musicale e culturale sudcoreano, è diventato uno dei principali strumenti con cui la Corea del Sud esporta la sua cultura nel mondo.

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