È morto Umberto Bossi
Fu il fondatore della Lega Nord e uno dei politici più influenti della cosiddetta “seconda repubblica”

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È morto a 84 anni Umberto Bossi, fondatore e segretario della Lega Nord fino al 2012, più volte deputato e ministro in governi di centrodestra. Bossi è morto intorno alle 20:30 di giovedì all’ospedale di Varese, dove era ricoverato in terapia intensiva. Da più di vent’anni aveva problemi cardiaci e motori, cominciati soprattutto dopo un ictus cerebrale avuto nel 2004.
Fu uno dei politici più influenti della cosiddetta “seconda repubblica”, cioè il nuovo assetto politico italiano che cominciò a partire dal 1994, dopo che l’inchiesta Mani Pulite pose fine al sistema politico e partitico che si era consolidato in quasi cinquant’anni dopo la Seconda guerra mondiale. L’inchiesta, nota anche “Tangentopoli”, riguardò l’esteso sistema di corruzione e concussione che coinvolgeva quasi tutti i principali partiti di allora e un pezzo dell’imprenditoria nazionale.
Bossi aveva fondato la Lega Nord tra il 1989 e il 1991, unendo diversi movimenti autonomisti attivi nell’Italia settentrionale. Impostò fin dall’inizio la linea del partito su un antimeridionalismo piuttosto spinto e sboccato, sulle battaglie per il nord e per l’autonomia delle sue ricche regioni. Mantenne questo indirizzo fino al 2013, quando Matteo Salvini prese il suo posto come segretario del partito. Fu ministro per le Riforme istituzionali e per il Federalismo in due dei governi di Silvio Berlusconi, e tra il 1987 e il 2022 svolse quattro mandati come deputato, due come senatore e due come parlamentare europeo. Era soprannominato “il Senatùr”, cioè “il senatore” in dialetto lombardo, proprio perché cominciò la sua lunga attività parlamentare da senatore nel 1987.
Il provvedimento più famoso legato a Bossi è la cosiddetta “legge Bossi-Fini”, (dal nome di Bossi e di Gianfranco Fini, all’epoca leader del partito di destra Alleanza Nazionale), che modificò le norme già esistenti in materia di immigrazione e asilo con l’obiettivo di ridurre drasticamente l’immigrazione irregolare verso l’Italia. La misura più rilevante della legge fu quella che limitava l’ingresso in Italia soltanto alle persone migranti già in possesso di un contratto di lavoro. Prevedeva inoltre aumenti di pena per i cosiddetti “trafficanti di esseri umani” (cioè le persone che organizzano le traversate del mar Mediterraneo con cui molte persone arrivano in Italia dal Nord Africa), una sanatoria per colf e badanti e il rilascio di permessi di soggiorno speciali per alcune categorie di richiedenti asilo.
Bossi era figlio di un operaio tessile e di una portinaia e aveva iniziato a interessarsi alle tesi autonomiste nella prima metà degli anni Ottanta, mentre frequentava la facoltà di medicina dell’università di Pavia. In quel periodo conobbe Bruno Salvadori, giornalista e leader del partito autonomista valdostano Union Valdôtaine, che ebbe una grande influenza sulla sua formazione politica. Nel decennio precedente Bossi aveva militato in vari movimenti di sinistra e ambientalisti.
Nel 1984 fondò la Lega Lombarda (il partito antesignano della Lega Nord). Bossi costruì attorno al partito tutta una mitologia fatta di simboli, incontri e riti politici: tra i più rilevanti c’era il richiamo alle lotte indipendentiste dei comuni italiani del nord del XII secolo, uniti in quella che si chiamava appunto “Lega Lombarda” contro l’imperatore germanico Federico Barbarossa, un simbolo della lotta tra le autorità locali e il potere centrale. Da questo deriva anche la celebrazione dell’eroe semi-mitico Alberto da Giussano, il condottiero che avrebbe guidato la Lega Lombarda nella battaglia di Legnano nel 1176 contro l’esercito di Barbarossa, difendendo strenuamente il cosiddetto “Carroccio”: una struttura in legno con un’insegna della Lega Lombarda che è il motivo per cui ancora oggi la Lega, il partito, viene spesso soprannominato “il Carroccio”.
Un altro rito che resiste ancora oggi sono i raduni annuali in un grande prato vicino a Pontida, un paese a una quindicina di chilometri da Bergamo; e le cerimonie con un’ampolla contenente l’acqua del fiume Po.
L’ascesa politica di Bossi fu molto rapida, dato che già nel 1987 venne eletto sia alla Camera che al Senato. Il primo successo elettorale a livello nazionale della Lega Nord arrivò con le elezioni politiche del 1992, pochi mesi dopo l’inizio delle indagini sulla corruzione note come “Tangentopoli”: nell’aprile di quell’anno la Lega Nord prese oltre l’8 per cento dei voti a livello nazionale sia alla Camera che al Senato, un successo enorme per un partito allora praticamente inesistente a sud dell’Emilia-Romagna.
Alle elezioni politiche successive, nel marzo del 1994, la Lega aumentò ancora il suo consenso arrivando al 8,36 per cento. Parte di questo successo venne da un voto “di protesta” contro i vecchi partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano (PSI) colpiti dagli scandali di Tangentopoli, ma anche contro le successive incarnazioni del PCI, il Partito Comunista Italiano. La Lega in quegli anni era un partito fortemente giustizialista e appoggiava l’operato dell’allora pubblico ministero Antonio Di Pietro, a capo delle indagini su Tangentopoli: il deputato leghista Luca Leoni Orsenigo divenne celebre quando, il 16 marzo 1993, sventolò un cappio all’interno dell’aula parlamentare.
Bossi entrò nella maggioranza che sosteneva il primo governo di Silvio Berlusconi, e fu anche il responsabile della sua caduta: nel dicembre del 1994 provocò la crisi che portò alla nomina del governo tecnico di Lamberto Dini.
Nel 1996 la Lega Nord si presentò alle elezioni senza una coalizione, i suoi consensi crebbero ancora (10,1 per cento) e Bossi fu rieletto alla Camera dei Deputati. La sua linea politica diventò ancor più marcatamente secessionista, e per propagarla ulteriormente Bossi si dotò di un suo sistema mediatico: fondò il quotidiano La Padania e le emittenti Radio Padania e TelePadania.
Nel 2001 la Lega si presentò in coalizione con gli altri partiti di centrodestra nella cosiddetta Casa delle Libertà ed entrò a far parte del secondo governo di Berlusconi. Bossi fu eletto deputato e poi nominato ministro per le Riforme istituzionali. A partire dal 2004 le sue condizioni di salute peggiorarono drasticamente per via delle complicazioni di un ictus cerebrale. Riuscì sempre a farsi rieleggere come deputato, fino al 2022.
Pur rimanendo una figura influente e rispettata all’interno del partito, la leadership di Bossi aveva cominciato a traballare già agli inizi degli anni Dieci, quando fu messa in discussione da altri dirigenti più pragmatici e moderati.
Nel 2013 Roberto Maroni fu eletto come nuovo segretario della Lega Nord, e alcuni esponenti del partito – soprattutto in Piemonte e Veneto, dove la Lega aveva perso più consensi – si dimisero. Molti iscritti vennero espulsi sia in Veneto che in Lombardia e il 7 dicembre del 2013 le primarie degli iscritti alla Lega furono vinte da Matteo Salvini, appoggiato da Maroni, proprio contro Umberto Bossi: Salvini fu eletto segretario federale del partito sostenendo da subito una nuova linea e facendo prevalere la propria posizione su quella di Maroni, che pure lo aveva sostenuto, e dell’allora sindaco di Verona Flavio Tosi, che volevano portare la Lega a posizioni più moderate e centriste.
Secondo Salvini, invece, la Lega poteva crescere soltanto occupando lo spazio che si era liberato a destra con la scomparsa di Alleanza Nazionale e con l’ulteriore spostamento al centro di Berlusconi. Nel dicembre del 2017 Salvini chiuse formalmente con la vecchia Lega – anche per via di un grosso scandalo sulle finanze del partito – e fondò un nuovo partito nazionale, la “Lega per Salvini premier”.
La crisi dell’autonomismo settentrionale, la critica interna dei militanti storici e la mancanza di radicamento al Centro e al Sud resero necessario cercare una nuova “dottrina”: da partito indipendentista del nord la Lega è diventata negli anni sotto la guida di Salvini un partito nazionalista e sovranista vicino ai movimenti di estrema destra locali e stranieri, e alleata ai movimenti cattolici più conservatori, nella sostanza, nel linguaggio e nelle pratiche.




























