L’establishment russo ha paura di questo tenero animaletto
Secondo politici e intellettuali conservatori il grande successo dei film di Cheburashka è «un simbolo di completa decomposizione mentale»

Cheburashka, un popolare personaggio della letteratura per ragazzi sovietica, è diventato oggetto delle critiche di influenti membri conservatori della Duma e di intellettuali vicini al presidente Vladimir Putin, che lo accusano di promuovere valori progressisti e incompatibili con il nazionalismo russo, e di distogliere l’attenzione dei cittadini da questioni più urgenti, come la guerra d’invasione in Ucraina.
Cheburashka fu creato nel 1966 dallo scrittore sovietico Eduard Uspenskij. In Russia la sua fama è paragonabile a quella che Topolino ha negli Stati Uniti ed è una specie di controparte sovietica del personaggio più famoso della Disney a partire dal design, a cui è chiaramente ispirato. In Russia la notorietà di Cheburashka aumentò soprattutto a partire dal 1969, quando fu protagonista di una serie animata popolare e ricordata con grande affetto.
Le critiche non sono rivolte tanto al personaggio in sé, che anzi agli inizi della guerra era stato intensamente utilizzato per la propaganda bellica (un lanciarazzi usato dall’esercito russo porta il suo nome), ma alla sua versione cinematografica. Il primo film della serie, Cheburashka, era uscito nel 2023, aveva ricevuto ottimi riscontri ed era diventato il film russo con i maggiori incassi di sempre.
Il secondo, Cheburashka 2, è al cinema dallo scorso 1° gennaio e l’ha addirittura superato: finora ha incassato più di 77 milioni di dollari. Sono stati diretti dal regista Dmitrij Dyachenko, e in entrambi i casi si tratta di film leggeri, incentrati sull’amicizia e rivolti alle famiglie, privi di sottotesti propagandistici.
Anna Narinskaya, critica letteraria russa che ha lasciato il paese dopo l’inizio della guerra, ha detto al New York Times che al momento in Russia «coesistono due narrazioni». «I russi sono incoraggiati a vivere come se il paese non fosse in guerra o isolato da gran parte dell’Occidente. Questo irrita i conservatori, che vorrebbero che i cittadini abbracciassero ciò che loro considerano un momento cruciale nella rinascita di un impero. Immergersi nell’universo cinematografico di Cheburashka non contribuisce certo a raggiungere l’obiettivo».
Cheburashka 2 si è attirato le antipatie dell’area conservatrice fin dal momento dell’uscita. Dmitriy Pevtsov, attore e parlamentare della Duma, l’ha definito «un prodotto cinematografico dannoso che corrompe i nostri figli». E Sergej Sosedov, giornalista e critico cinematografico molto vicino a Putin, ha stroncato il film con toni molto duri. «Insegna la mancanza di rispetto per gli anziani, il culto della permissività infantile e il lusso ostentato», ha scritto in una recensione pubblicata sul quotidiano filogovernativo Pravda.
La critica più pesante è però arrivata da Alexander Dugin, controverso filosofo e politologo dell’estrema destra russa, che ha dedicato al film un lungo articolo dai toni piccati e apocalittici. Si intitola Cheburashka o della metafisica della disintegrazione. Dugin ha criticato Dyachenko per aver proposto una versione di Cheburashka infantile, sensibile, disimpegnata e che propaganda inconsapevolmente i valori occidentali.
L’ha definita «un simbolo di completa decomposizione mentale», e ha scritto che una delle sequenze del film (che fondamentalmente racconta l’amicizia tra Cheburashka e un coccodrillo di nome Gena) sarebbe in realtà una metafora del «crollo dell’Unione Sovietica». «Stiamo conducendo una guerra esistenziale contro l’Occidente (…). In un momento simile, innalzare come vessillo un simbolo di completa decomposizione mentale [come Cheburashka] è ciò che nel gergo contemporaneo viene definito pazzia», ha aggiunto.
L’antipatia di Dugin per il personaggio, comunque, era risaputa: nel 2023, quando uscì il primo film, aveva suggerito che fosse un demone venuto dalla luna chiamato Šerdbaršeotšertatan.

(Getty)
Anche se sono grandemente aumentate dopo l’uscita del film, le polemiche su Cheburashka erano iniziate già a novembre, quando Andrei M. Makarov, parlamentare della Duma noto per le sue posizioni antisemite, aveva fatto intendere che il personaggio potesse avere origini ebraiche. Era giunto a questa conclusione perché, nella serie animata del 1969, Cheburashka viene trovato in una cassa di arance, un frutto che per un certo periodo l’Unione Sovietica importò da Israele.
Quell’uscita aveva creato un piccolo incidente diplomatico: il console israeliano a San Pietroburgo aveva detto all’agenzia di stampa RIA Novosti che «l’unico modo per verificare che appartenga alla nazione ebraica, se non abbiamo informazioni sui suoi genitori, è controllare se sia circonciso» e assicurarsi che non mangi carne di maiale.
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