La fine della libreria Hoepli di Milano
Fondata 156 anni fa, è una specie di istituzione: dopo anni di crisi, la famiglia che la gestisce ha deciso di chiuderla

All’inizio di marzo l’assemblea dei soci di Hoepli S.p.A., l’azienda proprietaria dell’omonima casa editrice e della storica libreria milanese, ha deciso lo scioglimento della società e la sua messa in liquidazione. Tra circa un mese l’azienda chiuderà il negozio e lo shop online e gli 89 dipendenti verranno messi in cassa integrazione.
La notizia è stata molto commentata in città perché la Hoepli è una libreria indipendente con più di 150 anni di storia ed è una specie di istituzione a Milano. Sabato davanti alla libreria, in via Hoepli, si è riunita una piccola folla: librai, clienti affezionati, abitanti e frequentatori della città, esponenti politici e personaggi dello spettacolo si sono radunati per protestare e manifestare la loro vicinanza ai dipendenti. La storia di Hoepli è inoltre, per certi versi, un caso esemplare di come per le librerie indipendenti sia diventato difficile sopravvivere nelle grandi città.
La liquidazione di Hoepli è l’epilogo di una crisi iniziata alcuni anni fa: in un comunicato, i soci hanno scritto di aver preso questa decisione perché la libreria e l’e-commerce erano in perdita, ma anche per l’impossibilità di risolvere un conflitto che dura da anni tra i due rami della famiglia proprietaria.
La Hoepli era stata aperta nel 1870, 156 anni fa, dallo svizzero Ulrich (diventato Ulrico in italiano) Hoepli, che ha dato poi il nome alla via dove si trova. Oggi è ancora una libreria e una casa editrice indipendente, cioè che non appartiene a nessuna catena. Ha una sola sede, quella di Milano, che si trova all’interno di un edificio di sei piani di proprietà dell’azienda: la libreria occupa quattro di questi piani e contiene circa 200mila libri, mentre negli altri due hanno sede la casa editrice e l’ufficio che gestisce lo shop online.
È una libreria enorme e anche per questo non facile da mantenere: impiega 23 librai e circa 60 persone addette alla gestione del negozio e all’e-commerce. I restanti dipendenti dell’azienda sono impiegati invece nella casa editrice.
La Hoepli S.p.A. è gestita dalla quinta generazione della famiglia Hoepli. La maggioranza delle quote appartiene ai fratelli Matteo, Giovanni e Barbara Hoepli, che oggi sono rispettivamente presidente, vicepresidente e amministratrice delegata, ma che in passato si sono scambiati le cariche ogni tre anni. Il resto delle quote, ovvero il 33 per cento, è invece in mano a Giovanni Nava, parente degli Hoepli perché nipote di Bianca Maria Hoepli, prozia dei tre fratelli.
Attualmente sono in corso delle cause legali che riguardano la spartizione delle quote tra le famiglie Hoepli e Nava. Le cause furono intentate dieci anni fa da Bianca Maria Hoepli, zia di Ulrico Carlo Hoepli, padre di Matteo, Giovanni e Barbara. Dopo la morte di Bianca Maria Hoepli, le sta portando avanti il nipote, che se dovesse vincere diventerebbe proprietario della maggioranza delle quote della società.

L’interno della libreria Hoepli (foto Stefano Porta / LaPresse)
Secondo il sindacalista Paolo Zanetti Polzi, segretario Slc Cgil che ha seguito la vicenda, queste cause legali e, in particolare, il rischio di perdere la maggioranza delle quote della società, sarebbero state decisive nello spingere i fratelli Hoepli a scegliere di liquidarla. Laura Cavallari, avvocata dei tre fratelli Hoepli, dice invece che le cause giuridiche e la spartizione delle quote «non hanno nulla a che vedere con la situazione della società attuale» e con la liquidazione.
Dietro tutto questo però c’è soprattutto una crisi strutturale: quella più generale delle librerie indipendenti, dovuta alla diffusione delle grandi catene e dei colossi dello shopping online, che va avanti da anni. Secondo Zanetti Polzi, il sindacalista, in risposta al periodo di crisi della libreria «c’è stato un disinvestimento generale» e l’impressione «è che la direzione si sia arresa». Secondo Polzi non aveva fatto molto per compensare le perdite degli ultimi due anni: per esempio non aveva partecipato a dei bandi per la fornitura di biblioteche e università «perdendo occasioni ed entrate».
Alla fine del 2024 l’azienda aveva venduto un magazzino in centro, decisione che fu molto criticata dai sindacati e dal socio di minoranza Nava, e aveva ridotto di circa la metà il numero di ordini che i librai potevano fare, riducendo così l’offerta di volumi nella libreria. L’avvocata della famiglia Hoepli ha spiegato che «la casa editrice andava bene ma la libreria aveva subito delle perdite importanti. Alla luce di questo gli amministratori avevano il dovere di fare qualcosa per ridurre le perdite».
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Non si sa ancora che cosa sarà del palazzo dove si trovano la libreria e la casa editrice, in via Hoepli 5: attualmente è di proprietà della holding Sef, che fa capo sempre alla famiglia Hoepli. Secondo Zanetti Polzi una delle possibilità per evitare i licenziamenti sarebbe l’intervento di una grande catena di librerie tramite l’acquisto dell’immobile o lo spostamento della libreria da un’altra parte «aprendo un dialogo e trovando un compromesso per mantenerne l’identità». Lo scorso luglio la società aveva ricevuto un’offerta per vendere l’immobile ma, dice Cavallari, «il socio Nava si era opposto» e la vendita era sfumata.
Nelle ultime settimane, dopo l’annuncio della liquidazione, i librai avevano tappezzato di fogli con scritto “La cultura non si vende” e “No Hoepli No Milano” la vetrina della libreria e gli scaffali. Oltre a questo tipo di protesta e al presidio di sabato, i dipendenti, con il supporto dei sindacati, si stanno impegnando per intercedere con la direzione e ottenere che – in un modo o nell’altro – la libreria resti aperta. Tra le varie iniziative è stata lanciata una raccolta firme di solidarietà ai librai su Change.org.
Il 20 marzo invece verrà organizzato un incontro con il comune di Milano: una delle richieste dei dipendenti e dei sindacati è che il comune assegni alla libreria lo status di bottega storica, che sarebbe sia un riconoscimento importante sia un modo per avere una serie di sconti e agevolazioni, oltre che per vincolarla contro eventuali cambi di destinazione d’uso. Tra le altre cose poi ci si aspetta che il comune interceda con la proprietà o coinvolga altri enti, come la Regione, per trovare una soluzione. «La priorità è trovare un’altra società che mantenga l’integrità di tutte le parti dell’azienda: la libreria, la casa editrice e l’edificio, perché la disgregazione penalizzerebbe tutti i dipendenti», aggiunge Zanetti Polzi.
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La libreria Hoepli ha una storia lunga e molto legata a quella di Milano, come è testimoniato anche dal fatto che la via dove si trova porta il nome del suo fondatore. Quando la aprì Ulrich Hoepli era giovanissimo, aveva solo 23 anni, ma si era già occupato di libri e catalogazione.
La libreria che aprì Hoepli si trovava nella galleria De Cristoforis (una galleria con molti negozi poco lontana dal Duomo), ma fu spostata diverse volte – pur rimanendo sempre in centro a Milano – prima perché la galleria fu demolita, poi a causa dei bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale. Si trova in via Hoepli 5 dal 1958. A Milano Hoepli aveva anche regalato il planetario, che si chiama appunto Planetario Ulrico Hoepli, e si trova all’interno dei giardini di Porta Venezia, vicino al museo di Storia naturale, e fu costruito negli anni Trenta su progetto dell’architetto Piero Portaluppi.
La casa editrice fu fondata due anni dopo l’apertura della libreria e diventò famosa negli anni per i suoi manuali. La pubblicazione di manuali tecnici era già ben avviata in altri paesi europei come la Francia, ma l’Italia era ancora abbastanza indietro. Hoepli ebbe l’intuizione di mettersi in contatto con una serie di istituzioni scientifiche come l’Osservatorio astronomico di Brera e l’Istituto lombardo di scienze e lettere per realizzare delle collane specialistiche, come quella per gli ingegneri o per i fisici. Tra i manuali più di successo ci fu il Manuale dell’ingegnere civile e industriale di Giuseppe Colombo, che arrivò alla quattordicesima edizione nel 1895. Poco dopo iniziò a pubblicare anche una serie di manuali più divulgativi, per chi voleva approcciarsi a certe materie e mestieri: dal manuale per l’apicoltore fino a quelli per il liquorista, l’imbalsamatore e l’inventore. Oggi i saggi e i manuali sono ancora una componente importante della produzione della casa editrice: oltre a quelli prodotti dalla stessa Hoepli promuove e distribuisce anche quelli di altri editori come Alpha test.



