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  • Lunedì 16 marzo 2026

Tutti vogliono le tecnologie antidrone dell’Ucraina

Ovviamente i paesi del Golfo attaccati dall'Iran, ma anche gli Stati Uniti: c'è un solo problema, Trump

Un drone iraniano Shahed in mostra a Kyiv, Ucraina, assieme ad altri mezzi recuperati nella guerra contro la Russia (Andreas Stroh/ZUMA Press Wire)
Un drone iraniano Shahed in mostra a Kyiv, Ucraina, assieme ad altri mezzi recuperati nella guerra contro la Russia (Andreas Stroh/ZUMA Press Wire)

Da quando è cominciata la guerra in Medio Oriente le tecnologie dell’Ucraina per intercettare i droni sono diventate molto richieste. Non sono ancora stati firmati accordi ufficiali, ma l’Ucraina sta negoziando con vari paesi arabi del golfo Persico attaccati dall’Iran per la fornitura di queste tecnologie, e ci sono discussioni in corso perfino con gli Stati Uniti.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che l’Ucraina ha mandato delle squadre di esperti in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, con l’obiettivo di aiutare le loro forze armate a intercettare i droni iraniani. Zelensky ha detto che una squadra di esperti ucraina è andata anche in Giordania per difendere una base statunitense. Se confermato, significa che anche gli Stati Uniti hanno chiesto l’aiuto ucraino contro i droni iraniani: sarebbe un grosso cambiamento.

I paesi arabi del Golfo hanno alcune delle difese aeree migliori del mondo, con decine di costosi e sofisticati intercettori Thaad e Patriot che, semplificando, sono missili che colpiscono in volo i missili iraniani. Questi sistemi sono molto efficaci contro i missili balistici iraniani, ma si trovano in difficoltà davanti ai droni, per ragioni di economia e di quantità.

Economia: un drone iraniano Shahed costa qualche decina di migliaia di dollari, mentre un singolo missile intercettore Patriot costa all’incirca 3 milioni di dollari. Significa che difendersi con i Patriot è eccezionalmente più costoso che attaccare con gli Shahed.

Quantità: proprio in virtù del loro costo ridotto, l’Iran può lanciare moltissimi droni, molti più di quanti siano i missili intercettori a disposizione dei paesi del Golfo. Se usi i Patriot contro i droni come hanno fatto finora i paesi del Golfo rischi di esaurirli in fretta, e poi di rimanere scoperto contro i più dannosi missili balistici.

Un palazzo a Dubai colpito da un drone, 12 marzo 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)

Un palazzo a Dubai colpito da un drone, 12 marzo 2026 (AP Photo/Fatima Shbair)

Il risultato è che ai paesi del Golfo serve una tecnologia per abbattere droni in maniera più economica. Questa tecnologia ce l’ha l’Ucraina, che per quattro anni ha cercato soluzioni ai droni che la Russia le lanciava contro. I droni peraltro sono proprio gli stessi, perché quelli usati dai russi sono gli Shahed iraniani, che l’Iran ha fornito al regime di Vladimir Putin. Quindi non solo l’Ucraina ha esperienza nel difendersi dai droni: ha esperienza nel difendersi da quei droni.

Anche qui semplificando: siccome l’Ucraina non aveva i soldi per comprare tanti missili intercettori da 3 milioni ciascuno, anziché lanciare missili contro i droni ha cominciato a lanciare droni contro i droni. Questo risolve sia il problema dell’economia sia il problema della quantità.

In quattro anni di guerra in Ucraina si sono sviluppate numerose aziende che hanno sviluppato questo tipo di sistemi, e oggi l’Ucraina è in grado di produrre centinaia di migliaia di droni intercettori al mese. Una sola azienda, la General Cherry, ne produce 100 mila.

Un drone intercettore dell'azienda General Cherry (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Un drone intercettore dell’azienda General Cherry (AP Photo/Efrem Lukatsky)

Dall’inizio del 2024, quando le tecnologie anti drone hanno cominciato a essere prodotte in massa, l’Ucraina ha intercettato appena il 19 per cento dei missili balistici russi (perché non ha abbastanza Patriot) ma l’88 per cento dei droni. Il tasso di efficienza è eccezionale se si pensa che in media la Russia lancia contro l’Ucraina tra i 100 e i 150 droni al giorno, con picchi di 700. In Medio Oriente, dopo i picchi dei primi giorni, l’Iran lancia contro i paesi del Golfo una cinquantina di droni al giorno, in media.

Gli ucraini hanno perfezionato anche altri sistemi antidrone, come sensori per il riconoscimento dei velivoli in avvicinamento e sistemi di interferenza delle comunicazioni, che mandano i droni in confusione.

Il presidente Zelensky ha detto che è pronto a vendere questi sistemi ai paesi del Golfo, e che in cambio vorrebbe due cose. Anzitutto soldi: Zelensky ha detto che vorrebbe firmare un accordo da «35-50 miliardi di dollari». Questo non dovrebbe essere un problema per i ricchi paesi petroliferi del Golfo. In secondo luogo Zelensky vorrebbe più missili Patriot per difendere l’Ucraina dai missili balistici russi (l’Ucraina dispone di sistemi antimissilistici, ma visto il loro grande costo non ne ha abbastanza per proteggere tutto il paese, come abbiamo visto). Questo potrebbe essere difficile, perché sistemi come i Patriot sono molto richiesti in tutto il mondo.

È comunque probabile che un accordo tra l’Ucraina e i paesi del Golfo si farà.

Un drone Shahed lanciato contro l'Ucraina, ottobre 2022 (AP Photo/Efrem Lukatsky, File)

Un drone Shahed lanciato contro l’Ucraina, ottobre 2022 (AP Photo/Efrem Lukatsky, File)

Invece un accordo con gli Stati Uniti per difendere le basi americane in Medio Oriente è più complicato, per ragioni politiche.

La Difesa statunitense è perfettamente consapevole di aver bisogno dei sistemi antidrone ucraini, che sono efficaci e pronti all’uso. Axios ha raccontato che la scorsa estate l’Ucraina aveva proposto agli Stati Uniti un accordo di vendita di questi sistemi, usando come esempio proprio i rischi in Medio Oriente, e che gli Stati Uniti avevano rifiutato: «Se c’è un errore tattico che abbiamo fatto nella preparazione a questa guerra (contro l’Iran), è stato quello», ha detto una fonte statunitense ad Axios. Ora fonti ucraine sostengono che gli statunitensi siano molto più interessati alla loro tecnologia antidrone. C’è già stata inoltre una collaborazione per difendere una base statunitense in Giordania, come dicevamo.

Per il presidente Donald Trump, però, l’idea di chiedere aiuto all’Ucraina e a Zelensky è molto sgradita. Trump da tempo sostiene che l’Ucraina sia un paese debole, indifeso e dipendente dagli Stati Uniti, e che Zelensky «non abbia le carte» per affrontare la Russia. Il fatto che almeno nelle tecnologie antidrone la situazione si sia ribaltata disturba Trump: in un’intervista ha detto che gli Stati Uniti «non hanno bisogno di aiuto» dall’Ucraina, e che «l’ultima persona da cui abbiamo bisogno d’aiuto è Zelensky».