Sono saliti a sette gli agenti indagati nel caso dell’uomo ucciso da un poliziotto a Rogoredo

Il commissariato di polizia del quartiere Mecenate, a Milano, dov'è stato arrestato il poliziotto Carmelo Cinturrino, indagato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri (Stefano Porta/LaPresse)
Il commissariato di polizia del quartiere Mecenate, a Milano, dov'è stato arrestato il poliziotto Carmelo Cinturrino, indagato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri (Stefano Porta/LaPresse)

Sono saliti da cinque a sette gli agenti di polizia indagati in relazione all’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso dal poliziotto Carmelo Cinturrino nel boschetto di Rogoredo, a Milano, il 26 gennaio. Oltre a Cinturrino, quattro colleghi erano stati indagati fin da subito per favoreggiamento, per aver almeno inizialmente sostenuto la versione di Cinturrino, considerata falsa. Sono indagati anche per omissione di soccorso, cioè per aver aspettato diversi minuti per chiamare i soccorsi per Mansouri, agonizzante dopo lo sparo. I nuovi indagati sono una donna, accusata di falso, e un uomo, accusato di arresto illegale.

Cinturrino è in carcere dal 23 febbraio, quando è stato arrestato nel commissariato di via Mecenate. Inizialmente aveva sostenuto di aver sparato per legittima difesa, dicendo che Mansouri avrebbe puntato una pistola (poi rivelatasi a salve) contro di lui. Nel corso dell’indagine questa ricostruzione è stata smentita e secondo la procura Cinturrino avrebbe modificato la scena dell’omicidio per sviare i sospetti su di lui, anche con l’aiuto di alcuni colleghi. Fra le altre cose avrebbe messo vicino al cadavere la pistola a salve per inscenare l’aggressione da parte di Mansouri.

Dalle informazioni emerse durante l’indagine sembra poi che Cinturrino avesse rapporti con alcuni spacciatori nella zona della periferia a sud-est di Milano, dove abitava, lavorava e dove è avvenuto l’omicidio. A questi avrebbe anche chiesto dei soldi per permettere le loro attività senza arrestarli: tra loro ci sarebbe stato anche Mansouri, che Cinturrino conosceva e con cui aveva avuto dei litigi. Questa è una delle ragioni per cui la procura ora gli contesta anche l’aggravante della premeditazione. A suo carico ci sono in tutto 43 capi di imputazione, fra cui sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina.

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