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  • Domenica 15 marzo 2026

Cos’è successo nel sedicesimo giorno di guerra

In Libano gli sfollati sono ormai un settimo della popolazione, mentre Trump cerca di capire come riaprire lo stretto di Hormuz

Le macerie di una casa colpita da un bombardamento a Tehran (AP Photo/Vahid Salemi)
Le macerie di una casa colpita da un bombardamento a Tehran (AP Photo/Vahid Salemi)

Il presidente statunitense Donald Trump sta cercando di trovare una soluzione al blocco dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran: è la questione che per ora sembra aver messo più in difficoltà l’amministrazione statunitense, e di cui si è parlato moltissimo anche nel sedicesimo giorno della guerra in Medio Oriente.

Trump ha provato a invitare una serie di paesi a scortare le petroliere nello stretto, ma ha ricevuto risposte molto fredde, dato che nessuno è ben disposto a esporre le proprie navi al rischio di essere colpite dagli attacchi iraniani. L’alternativa sarebbe prendere il controllo della costa iraniana inviando forze di terra: una soluzione ancora più costosa e meno praticabile. È uno dei vari segnali che la guerra non sta procedendo come sperava Trump.

Intanto i bombardamenti sono proseguiti: i missili iraniani hanno causato danni attorno a Tel Aviv, la città più popolosa di Israele, ferendo sei persone. Quelli statunitensi e israeliani hanno colpito in particolare la città iraniana di Isfahan.

C’è stato un bombardamento anche sul Kuwait: aveva come obiettivo la base Ali al Salem, che ospita militari italiani e statunitensi, e ha distrutto un drone MQ-9A Predator in dotazione all’aviazione italiana. È un drone da sorveglianza piuttosto avanzato e costoso (il suo prezzo stimato è di 26 milioni di euro). Il contingente italiano si trova in Kuwait nell’ambito dell’operazione “Prima Parthica”, cominciata nel 2014 contro l’ISIS, con compiti di intelligence. Dopo gli attacchi dei giorni scorsi contro basi occidentali era stato ridotto: il MQ-9A era rimasto nella base proprio perché fondamentale per la sorveglianza nella regione

Domenica sono proseguito anche i bombardamenti israeliani in Libano: il governo del paese ha detto che gli sfollati registrati sono ora oltre 800mila, su una popolazione di circa 5,9 milioni di abitanti. Significa che praticamente un libanese su sette ha dovuto lasciare la propria casa. Le persone uccise in Libano dall’inizio della guerra sono invece diventata 850.

Sono stati annullati altri eventi sportivi previsti nelle prossime settimane nella zona del golfo Persico: il Gran Premio di MotoGP del Qatar, previsto ad aprile ma spostato a novembre, e la cosiddetta “Finalissima” fra le nazionali vincitrici degli Europei maschili di calcio e della Coppa America, in questo caso Spagna e Argentina (anche essa prevista in Qatar). Ieri la Formula 1 aveva deciso di cancellare i Gran Premi del Bahrein e dell’Arabia Saudita, tutti previsti ad aprile.

Intanto i Guardiani della rivoluzione, la più importante milizia dell’Iran, hanno minacciato di uccidere il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Lui si è dimostrato poco impressionato dalla minaccia: in un video sarcastico pubblicato in un bar ha voluto smentire la teoria del complotto secondo cui sarebbe già stato ucciso.