La nave russa alla deriva nel canale di Sicilia

Era stata colpita da un attacco esplosivo nel Mediterraneo e ora si trova tra le isole di Linosa, Lampedusa e Malta

La metaniera russa Arctic Metagaz danneggiata alla deriva nel canale di Sicilia tra le isole di Malta, Lampedusa e Linosa, 13 marzo 2026 (Marina Militare/Reuters)
La metaniera russa Arctic Metagaz danneggiata alla deriva nel canale di Sicilia tra le isole di Malta, Lampedusa e Linosa, 13 marzo 2026 (Marina Militare/Reuters)
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Una metaniera russa, una grossa nave che trasporta gas naturale liquefatto, è alla deriva da giorni nel canale di Sicilia, tra le isole di Linosa, Lampedusa e Malta. Era stata colpita da un attacco esplosivo il 3 marzo al largo della Libia, e inizialmente le autorità marittime libiche l’avevano data per affondata. In realtà la nave è rimasta a galla, anche se pesantemente danneggiata, e con ogni probabilità le correnti l’hanno trascinata a sud della Sicilia. A bordo non c’è più nessuno, quindi è senza controllo.

La Russia aveva subito accusato l’Ucraina dell’attacco, sostenendo che avesse colpito la nave con dei droni marini. Finora l’Ucraina non ha risposto alle accuse, ma non sarebbe il primo attacco ucraino a una nave riconducibile alla Russia nel mar Mediterraneo.

La nave, che si chiama Arctic Metagaz ed è lunga 277 metri, è sorvegliata dalle autorità portuali di Malta, che negli ultimi giorni hanno imposto alcuni limiti di navigazione: le altre navi in zona devono mantenere una distanza di almeno cinque miglia nautiche dalla metaniera, l’equivalente di più di nove chilometri. Venerdì si è riunito un Consiglio dei ministri per parlare della Arctic Metagaz, che ha poi diffuso un comunicato in cui si dice che anche l’Italia sta sorvegliando gli spostamenti della nave.

Finora il governo italiano non ne aveva parlato, nonostante l’esplosione sia avvenuta parecchi giorni fa. Secondo il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura, che da anni monitora le operazioni di soccorso di persone migranti nel Mediterraneo, negli ultimi dieci giorni diversi aerei militari italiani avevano comunque sorvolato la nave.

Non è chiaro in quale direzione si stia spostando ora, ma dal comune di Lampedusa dicono che in base ai venti e alle correnti di questi giorni la nave non andrà verso l’isola. Il sindaco Filippo Mannino ha detto che la situazione è sotto controllo e che la Arctic Metagaz è comunque scortata dalla marina militare.

La nave era stata attaccata a circa 150 miglia nautiche (240 chilometri) dalla città libica di Sirte. Secondo i dati del sito specializzato di tracciamento MarineTraffic, in quel momento era diretta a Porto Said, nel nordest dell’Egitto. Le autorità libiche avevano detto che era salpata dalla città russa nordoccidentale di Murmansk, sul mare di Barents, ma sui siti di tracciamento questo passaggio non si vede: sappiamo che MarineTraffic la colloca in Cina il 4 gennaio, e VesselFinder a Porto Said il 27 gennaio. Ci sono altre fermate in altri porti, ma non vengono mostrate.

Le forze armate di Malta avevano ricevuto la segnalazione di una imbarcazione in difficoltà nella propria zona SAR – dall’inglese search and rescue, cioè quelle aree di mare in cui gli stati costieri competenti si impegnano a mantenere attivo un servizio di ricerca e salvataggio – ed erano intervenute. I trenta membri dell’equipaggio erano stati soccorsi e portati nella città libica di Bengasi. Le autorità libiche avevano poi detto che la nave era affondata e questa versione era stata riportata da diverse agenzie di stampa internazionali. Da allora comunque sui siti di tracciamento del traffico marittimo la posizione della nave è rimasta la stessa, perché probabilmente i sistemi che segnalano le coordinate hanno smesso di funzionare.

Dal momento che lo scafo della nave ha un grosso squarcio sulla parte sinistra e altre parti strutturali sono state danneggiate dall’incendio innescato dall’esplosione, il timore ora è che possano esserci sversamenti in mare di gasolio (usato dalla nave come carburante). Non è chiaro quali quantità abbia a bordo al momento. Come ha ricordato WWF Italia, quell’area di Mediterraneo è caratterizzata da una grande biodiversità e ci sono diverse specie marine protette, per cui c’è un rischio di danno ambientale. Il gas naturale liquefatto invece, che è trasportato in forma liquida grazie a temperature bassissime, non dovrebbe contribuire a un’immediata emergenza ambientale, poiché a temperatura ambiente evapora.

Secondo l’agenzia Nova, il governo italiano e la Protezione civile starebbero valutando di coinvolgere società specializzate nel recupero dei relitti per mettere in sicurezza la nave o allontanarla da quella zona del Mediterraneo, dove c’è molto traffico navale. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo cosa intende fare per evitare un potenziale danno ambientale.

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